[modifica] la Treccani!
http://www.treccani.it/Portale/elements/proponiUnPersonaggio.jsp
Mi verrebbe voglia di mandar loro [[Categoria:Biografie]] in blocco, peccato che non siano disposti a pubblicare i loro tomi in CC-BY-SA.
Mi verrebbe anche voglia di polemizzare mettendo a confronto il lavoro di una comunità di volontari con quello di una struttura editoriale tradizionale, di chiedere se in questo caso l’economia del dono è poi così davvero fallimentare rispetto all’economia tradizionale.
Ma sto ancora sghignazzando.
sfotti?
Stamattina la radiosveglia ha fatto il suo mestiere, come di consueto.
Verso le sei e cinque alla radio c’era un tizio che cantava di volere una vita “di quelle che non dormi mai”.
A occhi ancora chiusi, cordialmente, l’ho mandato a cagare.
il pubblico dominio è la regola, il copyright è l’eccezione
Se anche voi siete d’accordo con il principio esposto nel titolo di questo post, c’è qualcosa che dovreste sottoscrivere.
http://www.publicdomainmanifesto.org/italian
Aggiornamento: se non vi fidate di me, fidatevi di lei.
rank/rant (2)
È facile riconoscere una frase dal significato razzista.
È introdotta dalle parole “io non sono razzista, però”.
memoria esaurita (3)
Le autorità di Milano hanno posato la prima pietra del costruendo Memoriale alla Shoah. [1]
“Per non dimenticare”. Di sgomberare i campi rom.
B – anno 2 numero zero.11
L’immagine di copertina è Daytime TV, realizzata e rilasciata con licenza Creative Commons da 4PIZON, che ringraziamo.
ancora, ancora, ancora!
Forse avete presente quell’esperimento dove c’è una cavia con un elettrodo collegato ai centri del piacere del cervello e ad un pulsante: ogni volta che la cavia lo preme viene gratificata da un’ondata di piacere che dura qualche minuto. La cavia impara in fretta il collegamento causa-effetto tra il premere il pulsante ed il piacere e comincia a premerlo compulsivamente ogni volta che l’effetto si esaurisce, fino allo sfinimento.
Disumano, vero?
Ecco, ora sapete in che condizioni ero sabato mattina nella vasca dell’idromassaggio caldo.
luce antinebbia posteriore
Dev’essere per via del nome: “luce antinebbia posteriore”.
“Anti-” fa pensare a qualche potere magico, qualche lunghezza d’onda miracolosa o qualche campo di forza sub-mesonico che sconfigge la nebbia, nemica del traffico e della moderna mobilità.
Tu fai scattare l’interruttore – clic - e la nebbia non sparisce, però hai la “luce antinebbia posteriore accesa” e non hai più paura. È bello sentirsi protetti con il semplice clic di un interruttore, sullo stesso meccanismo emotivo si fondano interi imperi mediatici, ma la protezione è pura apparenza. La nebbia c’era e c’è ancora.
Ora ti dirò una cosa: la “luce antinebbia posteriore” non fa sparire la nebbia. È solo una luce rossa un po’ più intensa delle altre che accendi in caso di nebbia affinché un’auto che arriva dietro di te possa accorgersi prima della tua presenza sulla strada.
Ma quando quell’auto ce l’hai immediatamente dietro di te, in coda, attaccata al culo, quella luce la devi spegnere. Perché le sue radiazioni antinebbia hanno l’effetto collaterale di abbronzare il conducente dell’auto dietro di te e trasformarlo in un ululante licantropo assassino che ti sfonderebbe il cranio a colpi di cric, se solo ne avesse mezza possibilità.
Promettimi che ci penserai, ok?
rank/rant
Nella classifica delle bugie più frequenti espresse in lingua italiana, “te lo mando subito per mail” si piazza al terzo posto assoluto.

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