il caso e la necessità

Un collega testimone di Geova, a seguito del lutto che mi ha colpito la scorsa settimana, mi ha fatto avere degli stampati della loro chiesa in cui si affrontano le solite questioni esistenziali. Benché la conversione dei non credenti sia parte dei suoi doveri di testimone, non credo che l’abbia fatto per un sorta di “sciacallaggio emotivo”; sono certo della sua sincera intenzione di volermi fornire una specie di “salvagente consolatorio”, tuttavia, dopo una rapida scorsa ai suddetti opuscoli, resto ben convinto che credere alla lettera di un testo (per loro sacro) è un mero e imprescindibile atto di fede, ed è una fede che io non ho e non voglio avere.
Continuo – forse pecco di superbia? – a trovare nei dogmi di fede una scorciatoia troppo facile, un invito ad accontentarsi e a consegnare il pensiero nelle mani del “maestro” di turno.

Uno degli stampati è un opuscolo che mette a contronto evoluzione e creazionismo, ponendoli su un piano di parità in copertina e frontespizio (“che ne pensate?”), e poi accanendosi sulla prima per esaltare il secondo nelle pagine interne. Niente di sorprendente, dato l’editore.

A differenza di altri creazionismi, la baggianata della creazione sita in un preciso istante di qualche millennio fa è archiviata. L’evidenza scientifica della vecchiaia delle rocce del nostro pianeta è – a quanto pare – accettata.
Se fossi un creazionista, nulla potrebbe impedirmi di sostenere che dio, nella sua onnipotenza, ha creato noi e tutto l’universo mondo esattamente 42 secondi fa, corredati di tutti i nostri ricordi, pensieri e “vissuti”, disseminando inoltre la Terra e lo spazio di falsi indizi che ci fanno credere alle illusioni dell’espansione dell’universo e dell’evoluzione delle specie. Un dio onnipotente e decisamente burlone. Chissà che risate si sta facendo.

Ciò che viene contestato è l’evoluzione delle specie ed il nostro essere frutto del caso e della selezione naturale.
Ovviamente ciò viene fatto sottolineando ogni pecca dell’evoluzionismo, che in quanto “teoria scientifica” è giustamente perfettibile e correggibile (a differenza degli intoccabili dogmi delle fedi religiose). Il fatto che esistano ombre e lacune nella teoria dell’evoluzione non sminuisce il lavoro fatto nei secoli dalla comunità scientifica per ricostruire la nostra storia naturale.

Al ruolo del caso viene imputato il suo essere, appunto, casuale e quindi potenzialmente distruttivo nella maggior parte delle occasioni; la probabilità che un mondo perfetto per noi sia nato dal caso è infinitesimamente bassa. Ma è proprio qui l’errore di prospettiva semplificatoria e sciovinista dei creazionisti: la Terra è il posto perfetto per noi non perché è stato creato per noi da un’entità superiore, ma perché noi ci siamo evoluti in questo ambiente adattandoci e interagendo con esso (e insieme a noi miliardi di altre specie, che non sono state create per servirci, ma fanno la loro vita come noi facciamo la nostra…).
Per ogni “esperimento riuscito” di adattamento come il nostro esistono “esperimenti non riusciti” di specie il cui ambiente è mutato troppo in fretta (i dinosauri) o le cui mutazioni non sono state sufficientemente utili per garantirne la sopravvivenza (i fossili della Burgess Shale).

E questa evoluzione ha richiesto miliardi di anni, un tempo incommensurabile sulla misera scala della vita di un essere umano.

Invito chiunque sia perplesso ad accettare l’idea di discendere da un antenato scimmiesco, da un pesce, da un batterio, da una molecola capace di autoreplicarsi a spese dell’ambiente esterno a leggersi “Il caso e la necessità” di Jacques Monod e i godibilissimi lavori di Stephen Jay Gould.

Fare a meno di una spiegazione mistica è possibile, e rimette il nostro destino di esseri umani nelle nostre goffe mani, senz’altri scopi e missioni che non quelli che noi stessi sapremo darci.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.