non passa lo straniero!

 Zaia: l’ananas è straniero, scioperate e non mangiatelo (Corriere della Sera, 17 dicembre 2008)
e ricordatevi di prendergli le impronte digitali… (Civvi, 18 dicembre 2008 [1])

L’idea di un boicottaggio generalizzato di cibi “stranieri” mi ha fatto pensare a quali sarebbero le uniche produzioni italico/padane politicamente accettabili.
Se consideriamo “straniero” anche ciò che abbiamo importato della Americhe, allora un buon esempio è offerto da certe rievocazioni storiche di cucina medievale, in cui gli ingredienti sono limitati a ciò che agricoltura e allevamento offrivano prima del viaggio di Colombo.

Niente pomodoro e niente mais: spariscono un pilastro della cucina italiana e un pilastro della cucina padana.
Niente zucchero (di canna, quello di barbabietola ci sarebbe ancora, ma quanto costerebbe?), niente caffè, niente cacao (e quindi niente cioccolato in tutte le sue multiformi declinazioni). 
Niente patate! Niente puré di patate! Niente patate al forno! Niente patate fritte! 

Anche in questo caso il concetto di “straniero” mi pare abbastanza flessibile e strumentalizzabile a tutta la facile propaganda del caso.

Credo che farò a meno della saggezza dell’On. Zaia. Qualcuno per favore gli dica che è 100% straniero anche il telefono cellulare che ha in tasca, chissà che non gli venga l’idea un po’ protezionista di agevolare tecnologia e ricerca, in futuro.

2 commenti su “non passa lo straniero!”

  1. No!, vi prego, toglietemi tutto ma non le patate ed i pomodori.
    Pure mio cognato leghista ha definito “ridicola” ‘sta proposta.
    Io, onestamente, ritengo che, con i tempi duri che si prospettano, privilegiare il prodotto locale e quindi l’economia locale non sarebbe una cattiva idea.
    Non è lo stesso concetto espresso dallo psiconano, non dico che si debba comprare ma, semplicemente, facendo sempre due conti in tasca e, se possibile, di privilegiare la produzione italiana.
    Come dice Soru in tempi duri si deve risparmiare non buttare via il denaro!!!
    Forse qualcuno ha paura che la crisi spinga le persone a non spendere il proprio denaro in cose futili come le payTV, soprattutto quella legata al digitale terrestre.
    saluti & àuguri & àuspici

  2. Ciao Marco Antonio. A proposito… non dovrebbe mancare molto al completamento del passaggio della televisione italiana dall’analogico al digitale terrestre, similmente a quanto già fatto in Svizzera.
    L’invito a comprare italiano sarebbe efficace se generasse lavoro in Italia, ma in tempi di economia globale ciò non è né automatico né garantito. Il “Cicciobello” che mia nipotina ha ricevuto a Natale è una “produzione italiana” ma guardando l’etichetta ti accorgi che i pezzi sono stati stampati e assemblati in Cina, dove probabilmente è stata anche prodotta la materia plastica per produrli.
    In campo alimentare per fortuna è ancora possibile privilegiare il prodotto locale e la cosiddetta “filiera corta”, ma non ne farei una crociata, né vi riporrei troppe speranze per l’economia nazionale.

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