V-2

Mio bisnonno morì di tifo sul fronte della prima guerra mondiale. Sulle trincee venivano lanciati liquami infetti in quella che era una rudimentale azione di guerra biochimica.
Indossando più o meno volentieri una divisa militare, l’individuo diventa soldato: una persona maggiormente sacrificabile alla ragion di Stato. Il suo conteggio tra le vittime è parte dei preventivi più o meno azzeccati che si fanno alla vigilia di una guerra.
La morte di un militare in guerra è “normale”, non c’è bisogno di giustificarla, nemmeno quando un generale incapace manda al macello migliaia di soldati per conquistare un fazzoletto di terra insignificante per chiunque, tranne che per il suo ego ipertrofico.

Meno “normale” è la morte dei civili, che va immediatamente giustificata: “danno collaterale”, “errore”, “scudi umani vigliaccamente impiegati dal nemico”. Ci viene raccontato di guerre chirurgiche e precise al laser, le cui vittime indesiderate sono solo causate dall’azione di disturbo del nemico, quel bastardo, che non ha rispetto nemmeno della sua stessa popolazione civile.

Balle.

Se non con la prima guerra mondiale, certamente con la seconda si rompe il tabù delle vittime civili. Anzi, i civili diventano il bersaglio. Le V-2 tedesche erano puntate su Londra o su Anversa, ma senza preoccuparsi del dettaglio esatto di dove sarebbero cadute. E quando gli alleati rasero al suolo Dresda in una tempesta di fuoco dei civili non importava poi granché.
Nemmeno Hiroshima e Nagasaki erano enormi caserme.
Shock and awe Baghdad.

Anche il presunto “disarmo di Hamas”, tutto sommato, è solo un effetto collaterale.

Aggiornamento – ho scordato di menzionare gli assedi di Leningrado e Sarajevo.
Stanotte ho sognato il bombardamento dell’A4 e un collega che mi dà qualche dritta su come arrivare a casa evitando i cecchini.
Meglio che mi sforzi di pensare ad altro per  un po’.

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