igiene

Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

Nous voulons glorifier la guerre – seule hygiène du monde -, le militarisme, le patriotisme, le geste destructeur des anarchistes, les belles idées pour lesquelles on meurt et le mépris de la femme.

dal “manifesto del futurismo” di F. T. Marinetti, 1909 [1][2]

L’ossessione dell’igiene che tracima dalla persona e dai suoi spazi fino a riempire il mondo e la società porta a sognare quel mondo perfetto, codificato e prevedibile dove anche la “trasgressione” e l'”avanguardia” sono solo simulacri accettabili – perché conformi agli scopi del potere – dell’idea di trasgredire e progredire.
Glorificare la guerra come sola igiene del mondo è facile, quando gli scarafaggi sono gli altri e la bomboletta di insetticida l’hai in mano tu.

Curioso come negli undici giorni che separano la pubblicazione della versione italiana da quella francese i “liberatori” diventano gli “anarchici”.
Il gesto distruttore dei liberatori l’abbiamo già glorificato, nel 1945. E si può dire che non l’abbiamo pagato poco.
Glorificare il gesto distruttore degli anarchici – dal graffito in su – non mi pare proprio una priorità delle varie amministrazioni comunali che si apprestano a celebrare il centenario del manifesto futurista. Anzi, il gesto distruttore degli anarchici va prevenuto, imbrigliato o cancellato. 
E nemmeno è necessario essere anarchici: oggi si chiede a chi lavora di scioperare educatamente, senza creare disturbo al prossimo. Ma uno sciopero che non crea disagio – un disagio comunque ragionato e previsto – a che serve?

Glorificare le belle idee per cui si muore è tutt’altro che originale. È la solita zuppa da “dulce et decoro est pro patria mori” in poi, per convincere chiunque abbia voglia di vivere ad andare a morire per servire l’interesse altrui.
Un gesto distruttore che mi piacerebbe glorificare è proprio tirare una sonora pernacchia alle belle idee per cui si muore. E andare nei campi a fottere, non a combattere.

Glorificare il disprezzo della donna – immagino in quanto essere inferiore, lamentoso e pietoso nella visione di questi signori – diventa una mossa inevitabile dopo aver enunciato quanto sopra. E dire che nel 1909 nessuna donna avrebbe mai potuto dire all’esaltato futurista “smetti di dire cazzate e aiutami a pulire casa”, a proposito di igiene della storia.
A meno che questo disprezzo della donna avesse tutt’altra origine, meno confessabile in tutta questa atmosfera di nascente machismo tecnologico. Chissà con chi sognavano di scopare, i futuristi…

Per me il futurismo è una stagione di belle, moderne e potenti innovazioni del linguaggio grafico.
Ma riprenderne oggi il messaggio politico puzza di vecchio da lontano.

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