un, due, tre, libero per me

Stamani la lettera di dimissioni è stata datata, stampata, firmata, consegnata e controfirmata.

Avevo bisogno di una spinta per decidermi. Speravo in una spinta migliore – un altro lavoro – invece sono state le parole di un (ormai ex) collega a farmi decidere.

Sentendomi dire “mi sono rotto i coglioni di quest’azienda che non dà ascolto a chi ha anni di esperienza per favorire l’ultimo arrivato con un pezzo di carta e, non prendertela, ma da mesi vedo cose che non mi piacciono in come lavori” la mia pazienza si è esaurita.

1) il culo che io mi sono fatto per quello che tu chiami un “pezzo di carta” non è né migliore né peggiore di quello che tu ti sei fatto nei tuoi anni di esperienza.
2) nell’affermare che lavoro male puoi aver ragione o torto.
Se hai ragione, dato che sono qui da oltre un anno significa che sono uno zuccone che non imparerà mai. Meglio che io cambi mestiere.
Se hai torto – come mi piace tutto sommato pensare, per varie ragioni con cui non tedierò oltre – allora non starò qui a farmi prendere oltre a pesci in faccia da quello che sull’organigramma dovrebbe essere un mio sottoposto.

Ne ho abbastanza di sopportare quotidianamente le regine del “tua culpa” (cit) e di combattere una battaglia che non è mai stata mia.

Ho trovato questo lavoro, ne troverò un altro.
Probabilmente con gente migliore con cui dover condividere le mie giornate.

6 pensieri su “un, due, tre, libero per me”

  1. Hai fatto benissimo!!!!! Hai avuto un gran coraggio, ma sicuramente hai fatto la cosa più giusta. Un grosso in bocca al lupo ora, per trovare quanto prima qualcosa di meglio.

  2. Chiamalo come vuoi, ma sei stato “bravo”! (tra virgolette, perché è un termine che non mi piace molto, ma che tutto sommato fa capire cosa intendo)
    In questo periodo di crisi, mollare un lavoro così su due piedi non è una scelta facile: faccio il tifo per te 😀

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