cavalli di frisia

Se arrivate a Mosca dall’aeroporto internazionale Šeremt’evo 2, viaggerete sulla strada che la collega a San Pietroburgo. Appena superato il comune di Khimki, all’incrocio con l’MKAD (il “grande raccordo anulare” di Mosca) vedrete sulla destra un monumento costituito da tre enormi cavalli di frisia. Rappresenta il punto di massima avanzata dell’esecito nazista in territorio russo.

Tra le tante parole dette ieri da Re Sole alla festa dell’Anschluβ [1], Radio Popolare ne ha riportato un frammento in cui paragonava l’avanzare della sinistra italiana sulle “macerie” lasciate da Tangentopoli all’avanzare dell’Armata Rossa sulle macerie di Varsavia e Berlino “dopo aver opportunisticamente atteso dietro i confini”.
I russi non attendevano opportunisticamente dietro i confini. Stavano respingendo l’esercito tedesco e rendendosi conto di come l’invasione avesse trasformato la Russia occidentale e la Bielorussia in terra bruciata. A San Pietroburgo – allora Leningrado – la gente moriva letteralmente di fame per colpa dell’assedio nazista.

A Re Sole della storia non importa nulla, l’importante è poterla distorcere e romanzare a piacimento.
Che bastoni pure la sinistra italiana con i suoi argomenti, ok, è il suo lavoro, ma per favore lasci fuori dalle squallide beghe del potere nazionale l’Armata Rossa e il sacrificio di uomini senza i quali nemmeno lui (con la sua scarsa arianità) sarebbe diventato lo squallido uomo che è.

3 commenti su “cavalli di frisia”

  1. Non so quand’è stata l’ultima volta che ci sei passato, ma mi sembra di aver intravisto i tre enormi cavalli di frisia di fianco a una IKEA. Gli svedesi si sono spinti più in la di Napoleone e Hitler

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