sì, no, non so – i tre referendum elettorali

Aggiornato il 12/6/9

Ricordo le campagne referendarie sul mantenimento della possibilità di divorziare e di abortire. Benché allora non potessi votare, ricordo le accese discussioni in famiglia che i quesiti innescavano.

Oggi i referendum sono un appuntamento meno incisivo e coinvolgente rispetto ad allora.
A volte l’astensione è stata volutamente fomentata, come nel caso del referendum per l’abrogazione della legge 40 sulla riproduzione assistita, nonostante il tema fosse importante e impatti decisamente sulla vita dei singoli cittadini – un referendum sul testamento biologico sarebbe probabilmente altrettanto coinvolgente e sabotato in maniera simile.
A volte il quesito è decisamente tecnico e percepito – a torto o a ragione – piuttosto distante nei suoi effetti dalla quotidianità della vita dei cittadini. Credo sia il caso dei tre referendum elettorali, di cui tanto s’è discusso su quando votare, ma poco s’è discusso su cosa votare. Sono andato a farmi un giro sul sito del comitato promotore.

Il primo e il secondo quesito (rispettivamente scheda verde e bianca viola e beige, per la Camera e per il Senato) si propongono “di abrogare il collegamento tra liste e la possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste”.
Il terzo quesito (scheda rossa verde chiaro) si propone di abrogare le candidature multiple di una singola persona in più collegi elettorali.

Sul terzo non ho dubbi, trovo che sia poco serio che una persona si candidi in più collegi; l’unico scopo di tale operazione è far leva sulla popolarità del candidato per raccattare voti, oltre ai giochetti post-elezioni che il “plurieletto” può fare.

Sui primi due sono dubbioso. Premesso che non ho mai amato né sostenuto le soluzioni maggioritarie che vengono presentate come panacea per la democrazia italiana, questi referendum non hanno alcun effetto sull’esistenza del premio di maggioranza. Semplicemente, ridefiniscono i criteri con cui questo premio di maggioranza viene assegnato.
Se vince il “no” o il referendum è invalidato dal quorum insufficiente, il premio di maggioranza viene assegnato alla lista o alla coalizione di liste che raccoglie più voti. 
Se vince il “sì”, il premio di maggioranza viene assegnato alla singola lista che raccoglie più voti.

Quando il premio di maggioranza viene assegnato ad una coalizione, tutti i membri della coalizione se ne avvantaggiano, in maniera proporzionale ai consensi ottenuti. Anche i “partiti minori” della coalizione se ne avvantaggiano. Non mi sorprende quindi la recente posizione del leader del PdL per il “sì”. Con la sua lista unica che salvo imprevisti conquisterà senza sforzo la maggioranza relativa, fare coalizione con la Lega è inutile.

A me è l’esistenza di un premio di maggioranza che fa schifo di per sé.
Quasi quasi ritiro solo la scheda rossa e abbandono “la Porcata™” al suo destino. Che in questi giorni poi, è meglio stare alla larga da suini e affini…

Vedi anche http://xmau.com/notiziole/arch/200906/005658.html

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