ronde, rondelle, chiavi del 36

Una dozzina d’anni fa, in viaggio in autostrada nel primo pomeriggio, mi fermo ad un autogrill per mangiare un panino.
Mentre mangio, entra nel locale un uomo in divisa – non ricordo oggi se carabiniere o poliziotto – che saluta il barista dietro il bancone e comincia ad inveire contro i ladri che hanno rubato in casa di una parente, probabilmente nomadi.

Incazzatura legittima, per carità, chiusa con la classica domanda retorica “sai perché succedono queste cose?” e, senza attendere alcun cenno dal barista, una risposta altrettanto classica: “perché in Italia ci sono troppi comunisti di merda”.
Il barista lo zittisce bruscamente, io finisco il mio panino e me ne vado via pensando alla scena. Mi chiedo con quanta imparzialità quell’uomo sia capace di fare il suo lavoro e quanto rappresenti il comune pensare dei suoi colleghi (il G8 di Genova deve ancora arrivare).

Tutto questo sproloquio perché stasera i notiziari parlano del dibattito in parlamento successivo agli scontri di Massa dei giorni scorsi. Qualcuno dell’opposizione chiede che la sicurezza non abbia colore politico.
Spero che quel carabiniere o poliziotto non fosse un campione rappresentativo. Anche se probabilmente, in confronto ai giustizieri della notte improvvisati prossimi venturi, è un campione di democrazia.

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