tu o lei

Giovedì pomeriggio scorso sono andato a ritirare la mia nuova carta d’identità e, trattandosi di un’apertura dell’ufficio anagrafe fatta in un orario abbastanza comodo per chi lavora, non mi ha sorpreso l’aver trovato un po’ di coda da fare.

La coda era – come ormai sempre avviene in ogni struttura pubblica – “multiculturale” e anche stavolta ho osservato un fenomeno abbastanza frequente: a me e agli altri cittadini di madrelingua italiana il personale di sportello si rivolge con le abituali forme di cortesia (“Lei”, “buonasera”). Ai cittadini di aspetto e madrelingua non italiana viene invece riservato un registro di linguaggio più informale (“tu”, “ciao”).

Si tratta forse di un modo per evitare un possibile fraintendimento del significato di “Lei”, che una persona d’origine straniera potrebbe equivocare? Ma quand’anche fosse così, perché poi il “ciao” al posto del “buonasera”?

Grossman e Erenburg nel loro “libro nero” raccontano di come e quando i militari tedeschi passassero dal “Sie” al “du” in funzione dell’interlocutore (umano o Untermensch) che avevano di fronte.

A essere maliziosi, verrebbe da pensare che molti operatori di sportelli pubblici abbiano per i cittadini di origine straniera minore rispetto. Ma cosa vado a pensare…

4 commenti su “tu o lei”

  1. Il “tu” lo usa(va)no pure in ospedale, nel reparto di geriatria, con i pazienti: come se “anziano malato” significasse per forza “demente”. Mi ha fatto malissimo sentire le infermiere parlare a mio nonno come se fosse un bambino scemo, vabbè che quella volta (qualche anno fa) aveva preso una brutta botta in testa…Adesso ha 101 anni e ogni giorno suona il piano, senza perdere un colpo: non dico altro!

  2. Senti, di solito sono abbastanza attenta a queste cose ma proprio oggi è venuto da noi un muratore accompagnato dal suo assistente egiziano, questo parla l’italiano maluccio e mi è venuto naturale rivolgermi a lui dandogli del tu forse perché effettivamente mi sembra che i verbi “vengono” più semplici.

    Quando ha finito ed è andato mi ha salutato con un “Ciao signora” che mi ha fatto molto sorridere.

    Che poi sono sempre i toni che fanno la musica, più delle note…

  3. …ogni tanto quando scambio 4 chiacchiere con l’immigrato di turno che passa a vendermi calzini di spugna (sempre più di rado, che ci faccio le chiacchiere, capitava più frequentemente quando studiavo ed ero a casa [ma va?]) vengo sempre o spesso salutato con “Ciao capo” o “Ciao bello”.
    Prima ancora che lo saluti io.
    Mi fa sorridere e non mi da nessun fastidio.
    Poi è vero, il tono, la musica, conta. Qualche funzionario pubblico dandomi del ‘lei’ mi suona più fastidioso!!!

  4. Sì, credo che abbiate ragione. L’ho “messa giù un po’ troppo dura” e il tono con cui viene usato il pronome – formale o informale che sia – conta molto.
    Eppure, nel contesto di un ufficio comunale – non in un colloquio tra due persone – quel cambiare registro a seconda chi ti sta di fronte l’ho trovato piuttosto irritante.

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