ma quanto sono buono e caro

Dopo diciotto mesi, grazie, ma “non possiamo permetterci di assumerla”. Con tanto di abbozzo di spiegazione tecnico-economica a cui poco ho prestato attenzione, dato che era abbastanza ininfluente ai fini della decisione presa.

Ciò che mi ha fatto più incazzare è stato il bloccarmi la postazione di lavoro mentre ero nell’altro ufficio a farmi dare la notizia. Come se avessi potuto fare chissà quali danni o carpire chissà quali segreti e – soprattutto – come se me ne fosse vagamente importato qualcosa di farlo. Il fatto che l’abbiano immaginata come una possibilità tradisce una meschinità di fondo che è loro, e non mia.

Ciò che mi pesa è ricominciare a compilare di nuovo quegli interminabili moduli on-line e poi scoprire che su quel portale m’ero già registrato e chissà ora quale era la password. E compilare, digitare, cliccare, inviare con la consapevolezza dettata dall’esperienza fin qui fatta che tutto ciò sarà utile come l’avere un kleenex per ripararsi da un temporale.

4 commenti su “ma quanto sono buono e caro”

  1. Sì è vero. Hai ragione. Amareggia (si fa per dire) che qualcuno tema che tu possa fare chissà che col il pc aziendale.
    Ma la meschinità la trovi ovunque purtroppo.
    Pensa che i miei ex datori di lavoro volevano puntare delle telecamere zoomabili e controllabili da remoto sulle nostre postazioni. “Per la vostra sicurezza” dicevano, mica per spiarci e controllarci mentre erano in vacanza 2 mesi in estate!
    E quello che fa venire le contrazioni allo stomaco è la ricerca e la compilazione di format preconfezionati che non considerano parti di noi.
    In bocca al lupo!

  2. Ciao Ale. Potrei sbagliare, ma puntare telecamere fisse su postazioni di lavoro è illegale. In un’azienda per cui ho lavorato, furono fatte ri-orientare in maniera che puntassero su ingressi e passaggi, ma non sulle scrivanie.

  3. Infatti lo è e glielo avevamo fatto notare. solo che i due titolari (marito e moglie, l’ufficio è al piano terra della loro abitazione in stile liberty pagata una cifra, ed un’altra ancora per la ristrutturazione) si sono giustificati dicendo che è legale se i dipendenti firmano una liberatoria.
    a parte che la firma non rende legale una fava, ci hanno intimato di firmare. indovina la pena?
    io non ho firmato. al termine del contratto a progetto non c’è stato il rinnovo. ma sono felice così.

  4. ciao giangi, leggo e mi ritrovo con qualche cosa in gola che somiglia alla rabbia; magari adesso, spero, avrai già trovato un altro posto e a te quindi sarà già passata. Mah! che dire, il primo pensiero è la constatazione amara che in fondo in tutto questo tuo racconto non c’è proprio niente di nuovo, odiosa e impersonale procedura sul computer inclusa, largamente applicata.

    Trovarla applicata a te mi sembra anzi è proprio una soverchierìa accessoria da bastardi rottinculo.

    Fammi sapere se c’è qualche cosa che posso fare, ovviamente terrò gli orecchi aperti per qualsiasi opportunità. ciao sergio

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