allarmato, allettato, acceso

Il cartello “porta allarmata” campeggia all’ingresso della banca. Immagino che al pensiero di venire sfondato da un’auto in corsa a scopo di rapina sarei allarmato anch’io… ma scrivere “porta collegata ad un sistema di allarme” era davvero così inappropriato?

Peggio ancora della “porta allarmata”, mi imbatto sempre più spesso nella dicitura “paziente allettato” – espressione ancora più beffarda, dato che “allettare” significa tentare o ingolosire, ma in questo caso è una scorciatoia per non dire la faticosa locuzione “paziente immobilizzato a letto”.

Chiudo la terna con l’espressione “accendere un mutuo”, anch’essa molto diffusa. Storpiatura del più appropriato “accedere ad un mutuo”. L’unica gioia che c’è nell'”accendere un mutuo” è dar fuoco alle cedole dei pagamenti…

Sarei curioso di sapere se queste scorciatoie linguistiche sono un malvezzo usato solo da queste parti o si sono diffuse in tutti i territori di lingua italiana.

P.S.: per lo strike, vedi commento di Civvi

7 commenti su “allarmato, allettato, acceso”

  1. Beh, negli anni settanta le case erano provviste di finestre ridanciane. Altri tempi… Ora gli infissi si allarmano. Per cosa? Forse per le stesse cose per cui gli esseri umani non si allarmano più. E se negli anni settanta c’erano ben poche cose di cui sorridere, oggi di motivi di allarme ne abbiamo a quintalate. Dunque allarmiamoci insieme alle porte che forse è la volta buona. La pazienza è una virtù che io conosco poco, soprattutto se ho problemi di salute. Spero sono di non essere colto da morte di fronte alla quale la mia impazienza o eventuale pazienza sono inevitabilemnte destinate a soccombere. Sono quindi un soggetto difficile da allettare. Ma forse gli altri sono più ottimisti di me. Per loro magari bsta una buona parola, una rivista da leggere e l’attesa diventa meno gravosa. Dalla salute all’economia. Non vi è dubbio che i mutui siano altamente infiammabili e incendiari più del GPL. Forse, amico mio, non si tratta di malvezzi linguistici. E’ la vita, bellezza, e tu non ci puoi fare niente.

  2. C’è stato un periodo in cui i cartelli gialli sul pavimento bagnato traducevano “Caution!” con “Cauzione”. No comment.
    [spam]Vieni a Festambiente, capo? 😉 [/spam]

  3. Alcuni di questi sono effettivamente brutti neologismi ma sull’accensione del mutuo vorrei contraddirti, è infatti il termine corretto e non una storpiatura.

    Accensione è usato in economia (ragioneria) come termine specialistico per definire l’apertura di un’operazione o registrazione contabile. All’epoca dell’università (paleozoico anteriore) avevo un distintissimo docente di contabilità di mezza età molto british come tipo e come stile che “accendeva” il conto bla bla nella sezione dare o avere (a seconda) per cui non è un neologismo ma forse un arcaismo visto che ora la contabilità la “tengono i compiuter” e i misteri della partita doppia sono roba per pochi reduci ormai fossilizzati dei mastrini compilati a mano 😉

  4. Ringrazio CV della precisazione, faccio ammenda e tiro una bella riga sulla cavolata che ho scritto. M’ha probabilmente fregato il fatto che mai ho avuto occasione di sentir usare “accendere un mutuo” da un addetto ai lavori. Da qui l’erronea convinzione che si trattasse di una storpiatura.

    Pythia: salvo imprevisti sì.

    Seditionary, probabilmente hai ragione, non sono semplici malvezzi, almeno finché la parola è rappresentazione del pensiero che la produce. Permettimi una piccola correzione alla tua chiusura: “è la vita ai tempi del colera, bellezza, e tu non ci puoi fare niente.”. Vero. O no?

  5. il de mauro dice che “allettare” va bene: ma quindi.. se il paziente è allettato, la malattia che lo costringe in orizzontale è allettante?!? O_o povera lingua…

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