il limone spremuto

Che il prezzo del petrolio di oggi sia dettato solo dalla domanda reale o sia anche gonfiato da speculazioni ad hoc, non fa molta differenza. L’elevato prezzo del petrolio e degli altri idrocarburi favorisce chi lo estrae e chi lo commercializza, ovvero le multinazionali del petrolio (che esprimono l’attuale governo degli Stati Uniti) e le élites politiche dei paesi produttori.

Le multinazionali del petrolio investono in ricerche per il “dopo” ma nel contempo hanno tutto l’interesse a spremere il più possibile il modello economico attuale, a prezzo di surriscaldare irreversibilmente il pianeta e innescare meccanismi di recessione in tutte le economie.
Non sarei sorpreso se fossero Cina, India, Brasile o Sudafrica a venirsene fuori con qualche idea dirompente; sono loro infatti i paesi che hanno la maggiore urgenza di emanciparsi dal petrolio.

Anche l’Italia ha urgenza di emanciparsi dal petrolio e dal gas naturale, ma purtroppo non riesce ad andare oltre un presunto rilancio dell’energia nucleare, i cui tempi attuativi sono ben poco adatti ad una situazione di urgenza. Inoltre a me l’energia nucleare fa paura. Mi fa paura l’intrallazzo nel costruire le centrali, l’incuria nel gestirle, la condiscendenza nel controllarle, la criminale leggerezza nello smaltire le scorie.
Decenni fa, in nome di un’impossibile autarchia, abbiamo riempito le Alpi di costellazioni di dighe e centrali idroelettriche, molte delle quali fuori servizio. Investire nella loro riattivazione è davvero così antieconomico?
Abbiamo aree in cui vento e sole sono risorse tutt’altro che trascurabili. Se riescono a sfruttarle in mezza Europa, perché noi non ci proviamo nemmeno?

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.