storia minima

C’era una volta una coppia di signorine, nate all’inizio del secolo scorso, che ad un certo punto della loro vita decisero di vivere insieme nel piccolo paese di provincia in cui erano nate e cresciute.

Per quanto nel paesino la cosa non venisse mai pubblicamente palesata, era chiaro, anche osservando l’appartamento, che le due amiche condividessero un’intimità che andava oltre il dividere le bollette di luce e gas.

Qualche lustro fa, ad età ormai avanzata, una di loro, la proprietaria dell’appartamento, muore. Non esistendo un testamento, gli eredi della defunta riescono a far sfrattare la convivente, che non ha alcun appiglio legale per fare ricorso e che, per fortuna, trova rifugio presso una sorella dove vivrà per pochi altri anni.

Non credo che ci sia molta giustizia in questa storia.

Possiamo anche non chiamarle “famiglie” (dato che un uso ritenuto improprio di questo termine può scandalizzare troppi benpensanti) ma le coppie di fatto esistono ed un’estensione anche a loro dei vincoli civili derivanti dal matrimonio (successione, reversibilità delle pensioni, accesso agli ospedali in qualità di partenti, copertura sanitaria…) è un atto dovuto per un paese che vuole dirsi laico e civile.

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