Nassiriya

Vittorio Zucconi, in un bell’articolo su
http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?ART_ID=187903
scrive:

«…Fino a quando i nostri Carabinieri …crederanno di essere in Iraq per una ragione seria e vera, e non per soddisfare i teoremi di qualche invasato a Washington, continueranno a morire. E pure a mangiare meglio dei Marines. »

Ho dubitato raramente della serietà dei militari italiani impegnati nelle diverse missioni mondiali – ci sono stati militari che si sono divertiti ad applicare corrente elettrica ai testicoli dei somali, ma sono convinto che rimangano una eccezione, certamente da condannare, all’interno di un quadro nel complesso buono.

È proprio sul perché di questa missione che mi interrogo, e non trovo nessuna ragione – all’infuori della gelida “ragion di Stato” – per il loro (e anche un po’ nostro, fuor di retorica) essere lì a morire.
L’Iraq non è piombato nel caos a seguito di un’implosione interna come la ex Jugoslavia; l’Iraq è stato volutamente invaso sulla base di palesi menzogne date in pasto ai media, solo per potersi andare a prendere le seconde riserve petrolifere del pianeta senza doverle pagare. E le nostre truppe sono lì affinché anche le imprese italiane possano portarsi via la loro scodellina di greggio iracheno, perché è questo ciò che resta dopo aver scremato tutta la retorica sul “nostro ruolo nel mondo”.

Se davvero crediamo che gli iracheni non debbano essere abbandonati a loro stessi fino a quando torneranno ad esistere delle autorità democratiche che li governino, allora portiamo a casa i militari e mandiamo operatori delle ONG. Perché finora, l’unica cosa che è stata riparata in Iraq sono gli oleodotti. Per acquedotti, ospedali e centrali elettriche, la priorità è – chissà perché – minore…

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