bastardi

Enzo G. Baldoni non era un militare come i morti di Nassirya – benché anche la morte di quei militari mi rattrista. Non era un mercenario come l’altro ostaggio ucciso mesi fa – anche se nessuno dovrebbe arrivare a scegliere di fare quel lavoro.
Non era un qualche funzionario di governo, che poteva avere una qualche voce in capitolo sul ruolo delle nostre forze armate in Iraq che, insieme alle altre forze armate alleate – ci viene detto – stanno garantendo l’ordine pubblico. Con evidenti risultati.
Non appoggiava né l’invasione angloamericana dell’Iraq, né l’invio dei nostri militari, né Saddam Hussein, che gassava i curdi e faceva imprigionare e torturare gli oppositori politici.

Era un giornalista cosiddetto “freelance”, che seguiva a suo rischio e a sue spese il suo “naso”. Uno di quelli che escono dagli alberghi per raccontarci qualcosa di più della traduzione delle veline degli stati maggiori degli eserciti.

Era – tra le altre cose – il traduttore italiano della striscia a fumetti americana “Doonesbury“. E questo fa capire un pochettino quale fosse il suo sguardo sul mondo.

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