secondi fini

Se la Farnesina doveva proprio andare ad AN, allora Fini è l’unica scelta possibile. Nessuno dei suoi rozzi colonnelli sembra essere adatto al compito. Ed anche nella coalizione di governo, tra i ringhiosi leghisti, un Berlusconi che parla troppo e gli UDC trasparenti come l’acquasanta, non resta che lui.
L’erede politico di Giorgio Almirante è la faccia rassicurante della destra italiana di oggi, sia in patria che fuori. Serio, misurato, rispettoso delle istituzioni statali, perfino uno dei pochi politici capaci di tenere un lungo discorso a braccio senza sbroccolare troppo (cosa che dovrebbe essere regola, ma invece pare essere un’eccezione nei nostri emicicli).
Per giungere dov’è arrivato ha accettato (e fatto accettare alla sua base) contorcimenti di pensiero e prese di posizione impensabili ai tempi dell’MSI – l’ultima delle quali (“il fascismo male assoluto”, pur di essere ammesso in visita ufficiale in Israele) gli è costata una scissione che però ha avuto il pregio di iniziare a chiarire quali siano i confini a destra di AN, finora piuttosto fumosi.
Rimane da capire quanto la sua base lo segua perché crede nella svolta di Fiuggi o perché è solo interessata ai dividendi di potere che dalla collocazione di AN derivano, rimanendo (come La Russa) “fascistissima”. Fin qui la forma. “Da mussoliniano a muccioliniano in dieci passi”.

Ma la sostanza? A me pare una ribollita populista in salsa neo-bigotta, quella che piace tanto agli americani di Bush.
A Genova, nei giorni del G8 del luglio 2001, è stato ministro degli interni de facto coordinando personalmente le azioni delle forze dell’ordine – quelle stesse forze che hanno fabbricato prove false per fare irruzione alla scuola Diaz e manganellare senza criterio ogni cosa che si muoveva lì dentro.
A sentire lui, gli insegnanti gay andrebbero allontanati dalle scuole. Probabilmente Fini pensa che l’omosessualità sia una sorta di virus contagioso cui i giovani sono particolarmente vulnerabili. I genitori timorosi che i figlioli frequentino “cattive compagnie” applaudono.
Firma con Bossi una legge-capestro sull’immigrazione anche se – alla luce di dichiarazioni successive su cui ha avuto il coraggio di spiazzare anche la sinistra – pare che di quella legge Bossi sia il bastone per i clandestini tanto quanto Fini sia la striminzita carota per i regolarizzati.
Infine, il progetto di legge sulle droghe, improntato ad un proibizionismo totale.

Qualcuno mi spiega perché la lotta alla droga viene fatta iniziando a pigliarsela sempre e comunque con i bersagli più facili – e cioè qualche ragazzino incauto – lasciando però in pace i veri squali del narcotraffico?
In America Latina e nel triangolo d’oro asiatico vi sono intere regioni dominate dai locali signori della droga che dai proventi del traffico mondiale di cocaina ed oppio traggono denaro sufficiente per imporre alle loro nazioni i loro voleri, i loro eserciti privati, persino le loro bandiere. E che danno da vivere a popolazioni intere, che non hanno grandi alternative nello scegliere cosa coltivare.
Ora che è ministro degli esteri, Fini ha un’ottima occasione per alzare il tiro. Vediamo se la coglie.

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