il cortile

Mia madre non smise di lavorare dopo avermi messo al mondo. L’avrebbe fatto qualche anno dopo, con la nascita di mio fratello. Fino ad allora, venivo svegliato al mattino e portato dai miei nonni, dove avrei passato la giornata (all’asilo ci andai poco, ma questa è un’altra storia). E dai nonni avrei continuato ad andare anche negli anni successivi, anche pernottando da loro, durante le vacanze scolastiche.

Al mattino io e mio nonno andavamo a fare una passeggiata lungo la valle risalendo il corso del torrente, in qualche rara occasione fino alle sorgenti, nel pomeriggio si giocava tra bambini nel cortile, allora sterrato, che ospitava anche due abeti. I soliti giochi da cortile di allora: nascondino, magolibero, moscacieca, palla avvelenata…

Il cortile era il cortile di un condominio popolare di proprietà di una fabbrica tessile adiacente, in cui negli anni ’50 lavoravano tutti gli inquilini che avessero conseguito la licenza elementare. La fabbrica fece la fine di molte altre durante la deindustrializzazione degli anni ’80: chiusa e fatta a spezzatino, per ospitare nella volumetria improvvisamente lasciata libera tante piccole imprese, più o meno fortunate. Agli inquilini del condominio fu offerta l’opzione di comprare gli appartamenti in cui erano vissuti fino ad allora.

Anche il condominio mutò il suo aspetto: prima giallo, poi bianco, poi dalle scrostature del bianco apparirono chiazze sempre più ampie del giallo precedente. Gli orti vennero spianati per costruire nuove case, gli abeti vennero abbattuti, lo sterrato asfaltato, lo spazio del cortile dimezzato dalla realizzazione di tanti box auto. Cambiò anche la composizione sociale dei condòmini: credo che mia nonna sia stata la prima in famiglia a sperimentare la multietnicità quotidiana e l’ha fatto con uno spirito di tolleranza e apertura che ha dato un sacco di punti a tanta gente (soprattutto in queste zone).

Da quando mia nonna è scomparsa l’appartamento è rimasto vuoto. Le rare volte che passo da quelle parti mi fa uno strano effetto l’idea che non c’è più nessuno a legarmi a quel luogo. Anche se il mondo evocato dai miei ricordi è scomparso da molto tempo.

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