low-cost

I voli low-cost sono una bella trovata. È vero che per essere tali sono spogliati di ogni orpello, ma su una tratta breve come la Bergamo-Roma rinuncio tranquillamente alla merenda. Spero solo che la convenienza per il consumatore finale non venga fatta a scapito di chi lavora e – soprattutto – della manutenzione e della sicurezza.
Su quest’ultima, escludendo gli imprescrutabili agguati della sfiga, sono abbastanza tranquillo: nessuna compagnia aerea può permettersi la pubblicità negativa di un incidente, nemmeno piccolo. Aver inoltre visitato la sala di controllo dell’ENAV (ancora grazie, W.) mi ha rassicurato ulteriormente.

Le compagnie low-cost traggono linfa e profitto dall’iniezione nelle cabine dei loro aeromobili di dosi massicce e invasive di pubblicità: sui poggiatesta, sulle ante delle cappelliere, tra poco (mi dicono) persino sui entrambi i lati dei tavolinetti, in modo che tu passeggero la veda comunque, sia che il tavolinetto sia aperto oppure chiuso.
Fastidiosa? Sopportabile? Per un volo breve, posso anche cercare di escluderla dal mio livello conscio e lasciarla agire a livello subliminale.

Tornando, se ben ricordo, da Parigi qualche inverno fa su un volo low-cost sono incappato nella pubblicità di uno studio fotografico che prometteva tariffe eccezionali per le sue stampe via internet.
“Porta a casa i momenti migliori della tua vacanza!” era lo slogan. L’involontario umorismo di tutto ciò, è che questo slogan campeggiava stampato a colori vivaci sui sacchetti per il vomito.

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