memoria esaurita (2)

“Italiani brava gente” è un meme altamente resistente. Da decenni rimbalza di mente in mente, senza dare segni di usura e di stanchezza. Siamo un popolo che ama perdonarsi, rimuovendo dalla memoria collettiva gli episodi che smentiscono questa idea [1]. Rimozione che trova una definitiva legittimazione politica nella cosiddetta “seconda repubblica”, in cui al potere vediamo giungere per la prima volta due partiti non nati dalla lotta antifascista ed uno erede storico degli sconfitti di quella lotta.

Non sorprendono quindi le operazioni di minimizzazione e rimozione dei crimini del passato (anche rimozione fisica, come nel caso della tentata asportazione della lapide che ricorda la strage di Sant’Anna di Stazzema [2]), il rilancio di parole d’ordine ispirate al culto dell’uomo della provvidenza con tutto lo strascico di razzismo, intolleranza, paura e soppressione della solidarietà che hanno trasformato il tessuto sociale italiano in (definizione Censis [3]) “poltiglia di massa”. La lotta di classe è finita, i grandi padroni hanno vinto (ho letto un articolo sulla redistribuzione della ricchezza in Italia negli ultimi trent’anni, ma non ricordo dove) e la lotta è diventata una guerra tra ultimi e penultimi – gli ultimi senza voce (diritto di voto) e i penultimi che votano a destra perché trovano in essa il megafono del loro livore sperando in un’elemosina.

Ma sono già i partiti della prima repubblica (i “vincitori” della guerra antifascista) i responsabili di questo esaurimento della memoria collettiva: i comunisti trasformando la vittoria antifascista in un intoccabile e indiscutibile dogma di fede, nascondendo sotto il tappeto i loro errori; i democristiani e i socialisti svilendo il valore della conquista della democrazia, trasformando l’esericizio del potere in gestione clientelare dello stato e delle sue risorse.

Come ho letto su un altro blog, non è quello del CERN il “buco nero” di cui preoccuparsi. Almeno in Italia.

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