gods, gays and guns
“In Iran non ci sono omosessuali come da voi” – Mahmoud Ahmadinejad [1]
Cominciamo col dire che, comunque s’illudano il presidente iraniano e tutti gli omofobi del pianeta, una società senza omosessualità non esiste. L’omosessualità è un tratto della natura umana (e anche non umana) ed è presente a tutte le latitudini della geografia e in tutte le epoche della storia. C’erano omosessuali persino tra le SS che mandavano altri omosessuali a morire nei lager.
Ed è iraniana la ragazza omosessuale di cui si è evitato il rimpatrio in Iran qualche settimana fa, dove sarebbe con molta probabilità stata lapidata.
La frase andrebbe meglio riformulata in questo modo: “l’Iran è una società senza omosessuali visibili, perché quelli che si sono palesati li abbiamo fatti scappare all’estero oppure arrestati e condannati a morte” [2].
E gli altri – giustamente – stanno molto attenti perché alla loro vita ci tengono.
Mi chiedo perché il presidente iraniano si sia sentito in dovere di comunicare all’uditorio la presunta assenza dell’omosessualità nel suo paese (sia che si tratti di menzogna o di ingenuità, nella bocca di un presidente di una nazione resta cosa preoccupante).
Vuole rassicurare il mondo sulla “salubrità” della società che incarna e presiede? Considerato che questa “purezza sessuale” viene ottenuta con esilio, tortura e pena di morte, mi pare un clamoroso autogol. Gli unici che apprezzano sono coloro che vorrebbero importare la stessa ricetta a casa loro, estenendola magari ad altri gruppi sociali indesiderati.
Vuole rassicurare il mondo sulle sue intenzioni pacifiche? E che diavolo c’entra l’omosessualità con tutto questo? È vero che Alessandro Magno problemi di genere non se li poneva e fondò un impero enorme, ma questo significa solo che l’orientamento sessuale non è legato all’intrinseca aggressività dell’individuo.
Anzi, secondo certe logiche omofobe, gli omosessuali dovrebbero essere dei debosciati pacifisti, quindi se in Iran non ce ne sono – seguendo questa logica – la bellicosità del paese è più alta della media del resto del mondo.
Per fortuna l’uditorio della Columbia University ha accolto la notizia con una sonora risata. L’unica risposta intelligente da opporgli in queso caso.
:: commenti :::::::::::::
Commento di G. :: sabato 29 settembre 2007 alle 16.02
Convengo con la tua precisazione.
Col termine “omosessualità” ho voluto riferirmi a orientamento e comportamento, le cui trasversalità nelle società e nelle culture umane sono confermate da studi storici e antropologici.
:: lascia un tuo commento :::::::::::::
Verrà pubblicato ai sensi della licenza CC-BY-SA-3.0-it e sottoposto a moderazione.Nome e e-mail (*) sono dati obbligatori - l'indirizzo e-mail non verrà pubblicato.
Commento di Skylark :: venerdì 28 settembre 2007 alle 23.46
In realtà, con tutto il dovuto rispetto, credo che il discorso sia un po’ più complesso di come tu lo poni.
L’omosessualità nel senso di orientamento sessuale verso il proprio stesso genere è un tratto della natura umana in tutte le latitudini e le epoche storiche, però poi il modo di esplicare e di vivere questo orientamento può molto differenziato perché la sessualità in generale è un fenomeno fortemente influenzato dal contesto sociale e culturale in cui si vive.
Da questo punto di vista, l’omosessualità intesa come stile di vita e identificazione di sé in base al proprio orientamento sessuale è invece un fenomeno molto più circoscritto storicamente e culturalmente. E io direi strettamente legato alla cultura occidentale contemporanea, direi dalla fine del diciannovesimo secolo.