anche l’operaio vuole il figlio dottore

“…del resto, mia cara, di che si stupisce?
anche l’operaio vuole il figlio dottore,
e pensi che ambiente che può venir fuori.
Non c’è più morale, contessa.”

Quando finii le scuole medie gli insegnanti furono unanimi nel consigliare ai miei genitori di farmi continuare a studiare. La scelta della scuola superiore che avrei frequentato cadde su un istituto tecnico anche per una ragione pratica: se per qualsiasi ragione non fossi riuscito a completare gli studi universitari – è difficile a 13 anni ipotecare con ragionevole certezza dieci anni di vita – un diploma di perito avrebbe avuto una migliore spendibilità sul mercato del lavoro rispetto ad una licenza liceale. L’equiparazione di tutti i diplomi di maturità rendeva possibile questa opzione.
In effetti, quando poi ho proseguito gli studi all’università, mi sono trovato ad arrancare su alcune materie più teoriche ed avvantaggiato in quelle più pratico-specialistiche, ma sono comunque più o meno fortunosamente arrivato in fondo.

Tale scenario (che ho condiviso con molti altri amici periti) è stato precluso nel 2003, quando il parlamento nazionale approva la legge 53, la cosiddetta “Riforma Moratti”, che prevede due distinti percorsi formativi per chi studia, uno finalizzato all’accesso all’università ed un altro, “professionale”, che si conclude dopo 4 anni.
Una riforma classista, atta a separare fin da subito chi dovrà arrivare ad una laurea e chi non potrà farlo de iure.

Messo un filtro all’università – nota fucina di potenziali cervelli sovversivi – ora tocca al resto degli ordini scolastici completare l’opera di preselezione attraverso le misure della cosiddetta “Riforma Gelmini”, una mannaia economica decorata con i vivaci motivi del maestro unico, dei voti e delle altre amenità anni ’50 a corredo.

Va detto che la ricetta Gelmini non esce dal solco tracciato da questo governo verso lo stato sociale: tagliare, tagliare, tagliare. Garantire un servizio ai limiti del minimo decente quando non al di sotto  (4 ore di attesa nel  pronto soccorso più vicino distante 15 Km, 33 giorni di attesa per un’ecografia, classi di 26 bambini alla scuola materna con orari incompatibili con gli orari del genitore che lavora, etc.) per il “volgo” e facilitazioni per l'”élite” che può – anzi, deve – permettersi l’opzione privata.

Nel frattempo – in attesa che le università finalmente scremate da tutti questi parvenu figli di operai tornino a produrre una Vera Classe Dirigente™ – assistiamo al progressivo svilimento delle lauree, oggi a volte manco buone per riuscire ad accaparrarsi un lavoro a progetto.

“Qualcosa di sinistra” significa anche intervenire per cancellare questa deriva classista della società italiana.

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