spazio, penultima frontiera

Immagino di non essere il solo appassionato di fantascienza a vedere in questi anni duemila una grossa delusione.
Il viaggio spaziale non è ancora routine, non abbiamo colonie né sulla Luna né su Marte, esiste ancora la morte per fame e la società è ancora ben lontana da certi ideali asimoviani di civiltà in cui un Hari Seldon Salvor Hardin sosteneva che “la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci”.

Gli unici scenari che sembrano avere più possibilità di realizzarsi sono quelli descritti da filoni più recenti (ad esempio la cyber-fantascienza) in cui invece di avere un’umanità protesa verso l’infinito esterno, abbiamo individui proiettati – come in cerca di un rifugio o di una “second life” – verso infiniti mondi interiori e virtuali.

Arthur C. Clarke poneva già in questa decade alcuni traguardi come la costruzione di stazioni spaziali e colonie lunari permanenti. Vi vedeva soprattutto un’opportunità per l’umanità di sfogare la propria aggressività verso un ambiente ostile esterno, a beneficio della Terra e della vita su di essa.
Eppure secondo molti l’esplorazione spaziale è inutile, anzi, le grandi risorse che richiede dovrebbero essere messe a miglior profitto per risolvere i gravi problemi del pianeta – fame, disuguaglianza sociale, malattie.
Queste voci hanno in effetti raffreddato molto l’euforia spaziale dei governi, ma ciò non ha comunque risolto i problemi planetari sopra riportati. Il grosso delle risorse è invece rimasto in ambito industriale-militare, ma dirottato su scopi meno celesti e più terreni.

Allora, cari governi terrestri, visto che di rimediare a fame, malattie e ingiustizia sociale ve ne frega poco in ogni caso, volete per favore ridarci l’illusione dello spazio?
I soldi li avete, provate a fare il conto di quanto costa un giorno di guerra in qualche angolo di questo piccolo pianeta.

4 commenti su “spazio, penultima frontiera”

  1. Ehm, come dirtelo…
    Immagino tu abbia già sentito come Bush abbia posto il veto su una legge che prevedeva l’assistenza medica ai bambini degli indigenti, obiettando che non ci sono risorse per un programma del genere.
    Non credo serva aggiungere altro.

  2. Sì, l’ho sentito. Come in Italia, ma su una scala ancora maggiore, mi viene da pensare che la classe politica e l’élite economica – protette dal potere, dal denaro e dal privilegio – siano diventate incapaci di percepire la realtà che esiste fuori dalla loro gabbia dorata.

    Il commento di Paul Krugman, opinionista “liberal” del NY Times.

  3. Mi sa che era Salvor Hardin (sindaco di Terminus) e non Hari Seldon 😉

    Comunque concordo con te: ci hanno illusi per anni, o almeno hanno illuso noi “figli della Guerra fredda”.
    Le nuove generazioni non mi sembrano molto interessate all’argomento.

    Senza contare che la tecnologia utile per, ad esempio, coltivare melanzane su Marte potrebbe essere utile a popolazioni terrestri.

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