produci, consuma, crepa (reprise)

Sugli autobus urbani campeggia la solita pubblicità delle merendine, con i bambini sorridenti – ma qualcosa di insolito c’è: i bambini hanno la pelle nera o gli occhi a mandorla e la scritta che reclamizza il prodotto è ripetuta in cinque lingue e tre alfabeti diversi.

Il mercato è veloce e già sa che i bambini sono la leva per far breccia nelle abitudini di consumo delle famiglie, a prescindere dal loro luogo d’origine.

Ecco dunque il messaggio del mercato: caro migrante, sei qui per lavorare, produrre e tacere. Nell’ipotesi che ti sia regolarizzato a sufficienza per portare qui moglie e figli, cerca di dar loro la possibilità di consumare livelli adeguati di beni non essenziali: il tuo grado di integrazione e il tuo posto di lavoro dipendono da questo.

3 commenti su “produci, consuma, crepa (reprise)”

  1. Il concetto è un pelo più complesso e parte da una spinta integrativa a livello consumistico, che PER ASSURDO è una di quelle che fa più presa sulla popolazione. Il messaggio in 5 lingue non è diretto solo agli stranieri, ma anche (se non in primis) agli italiani.

  2. Mmmmm… abbi pietà della mia lettura superficiale – non sono un esperto del settore – e spiegami, per favore, in che modo quel messaggio si rivolge anche agli italiani.

    Il messaggio multilingue è forse per gli italiani che amano autodefinirsi “tolleranti” (e che in genere lo sono fino a quando lo straniero è incasellato in schemi sufficientemente chiari da azzerarne l’effetto ansiogeno prodotto dalla sua semplice presenza e vicinanza)?

    Se la spinta integrativa proveniente dal mercato funziona, personalmente non mi dispiace. Può essere un modo efficace di integrare lo straniero in assenza di altre alternative praticabili.

    Purtroppo il mercato integrerà lo straniero “accettabile” ed escluderà quello “inaccettabile”, esattamente come esclude l’italiano “inaccettabile”. Molto si può dire del mercato, ma non che sia razzista. Basta avere potere d’acquisto (ed esercitarlo) per esserne parte, a prescindere da pelle scura e occhi orientali.

  3. La lettura non è superficiale 🙂 Credo sia solo un punto di vista, condivisibile o meno su diversi fronti.

    Il mercato non è mai stato “intollerante” (in linea di massima), è vero: il mercato detta regole che valgono per tutti, ma ha un potere integrativo, di influenza e di trend mentale come non mai. Se il mercato dice “se non usi, sei un coglione”, masse di pecoroni lo seguono. Se il mercato dice “tu sei meglio in quanto…” la gente si sente meglio. Perché percepisce questo “essere superiore” che detta legge e decide chi può o non può, chi è e chi non è.

    La spinta integrativa di mercato è una delle formule più facili che possano esistere per vendere. Esistono integrazioni a riflesso (far dire a una modella “io valgo” per mesi, per poi cambiare in “voi valete”, mette emotivamente l’acquirente sullo stesso piano del vip, facendolo così uscire dall’anonimato) ed integrazioni a livelli (la Vodafone stessa sta bombardando di spot per “Vodafone One Nation”, ma mette LO STESSO cartello in due versioni: lingua straniera e lingua ITALIANA. In questo modo porti il piano straniero allo stesso livello di quello italiano).

    Allo stesso modo, esiste il controriflesso: mettere sullo stesso piano diversi linguaggi e di contro usare l’italiano come “main language” alza (meno) il livello TEORICO (stiamo sempre parlando di teoria eh?) di uno straniero immigrato in Italia, ma parifica emotivamente il tutto davanti a un Italiano. Come dire: negarlo o meno, l’impatto è “consuma come te, è una mamma come te”.

    Magari non è voluto, ma è un effetto collaterale che alla fine può tornare utile.

    (poi dai, è innegabile: io mi stupisco di trovare ancora ads in italiano. Considera che il primo cognome a Milano per numero di persone che lo portano è diventato un cognome cinese :D)

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