Landmannalaugar – Þórsmörk


20.VIII.98 14:00
Sono partito in orario, alle cinque e mezza, e fino alla costa normanna si è potuto sbirciare tra le nuvole, poi un tappeto unico di nubi bianche ha nascosto il mare sotto di noi finché da esso non sono sbucati i ghiacciai del sud dell’Islanda. Cominciamo a scendere, cielo terra e mare fanno a gara a chi cambia colore più in fretta, verde, grigio, bianco, blu, nero, ruggine. Il pilota sbaglia l’approccio alla pista invasa dalla nebbia e si risale per poi tentare nuovamente e riuscire ad atterrare.

L’autobus, praticamente vuoto, mi porta fino a Reykiavík lungo una strada che attraversa campi di lava nera spruzzata di licheni ed erba. Pioggia leggera in cielo, neanche un albero a terra. E questa è la cosa che più mi sorprende.

Trovo il terminal degli autobus interni, trovo l’ostello, trovo l’ufficio della Ferðafélag Íslands ed il supermercato per fare la spesa. Gli islandesi sono di una cortesia estrema. Ho già perso il biglietto giornaliero dell’autobus.

Ora sono rientrato in ostello, ho fatto fin troppo presto. Aspetto che aprano le camere, così sistemo lo zaino. Domani mattina parto per Landmannalaugar.

Ho iniziato a tenere il conto delle spese, ma poi ho deciso di lasciar perdere. Starò attento a non esagerare. Non posso farmi venire mal di stomaco ogni volta che tiro fuori la carta di credito.

21.VIII.98 14:15
Mi sono svegliato poco prima delle sette, come da programma. Vado in bagno e mi accorgo troppo tardi che avrei dovuto portare con me la chiave della stanza per potervi rientrare. Scendo a chiedere una nuova chiave alla reception, ma la reception apre alle 8, mica dovrò starmene in mutande nell’atrio dell’ostello per un’ora ? Per fortuna qualcuno rumoreggia in cucina, busso, spiego quanto è successo ed ottengo la chiave ed un sorriso divertito.

Alla fermata dell’autobus un ragazzo tirato a lucido (giacca e cravatta, quantomeno strano di fronte ad un ostello pieno di gente con zaini, scarponi e tute da ginnastica) attacca discorso mentre aspettiamo. È spagnolo, di Madrid, è a Reykjavík per lavoro, va ad una conferenza di biochimici per presentare un lavoro sui prioni (“crazy cow, tu sabes“).

Parto per Landmannalaugar accompagnato dalla stessa pioggia leggera di ieri. Uscendo dalla capitale, saliamo su un altopiano e poi scendiamo a Selfoss, quindi Hella, quindi il deserto marziano. Il pullman si muove su una pista che attraversa spianate di sabbia nera tempestata di qualcosa di verde che da lontano sembra erba e da vicino si rivela essere muschio e lichene. Costeggiamo colate laviche e attraversiamo torrenti, dopo un paio d’ore, superato il lago di Frostastaðavatn, in mezzo ad una enorme spianata che sembra essere il letto di un fiume dal corso e dalla portata apparentemente molto variabili, appare il rifugio di Landmannalaugar, circondato da montagne di pietre rosse, gialle, ruggine e perfino verde-blu.
Landmannalaugar

Il cielo è coperto, non piove, con un maglione addosso non si sta male.

Sistemo la mia roba sulla branda. Di sotto una signora italiana sta sottolineando tutto ciò che non le piace (“la prossima volta stai a casa tua”, penso). Vado a fare il bagno nella pozza della sorgente calda vicino al rifugio. Ci si sta troppo bene dentro. L’acqua è letteralmente scaldata dal fondo della pozza, se tocchi il fondo e lo scuoti con la mano, più scendi più senti caldo, al punto che devi smetterla se non vuoi scottarti.

Conosco Manni, un islandese che parla italiano e sta facendo da guida proprio al gruppo di italiani a cui appartiene la signora di prima. Un eroe, insomma. Venendo a sapere che sono diretto a Þórsmörk e quindi a Skogar, mi dà qualche dritta sul percorso e, dal momento che loro stanno rientrando in città, mi riempie lo zaino di roba da mangiare, frutta compresa. Un vero Babbo Natale.

21.VIII.98 17:00
Sono appena rientrato da un breve giro nei dintorni che mi ha portato in mezzo all’immenso letto del fiume ed poi sulla cresta della Bláhnukur, una collina di friabilissima roccia color verde turchese. Per la prima volta il tempo è cambiato in peggio, dopo una fugace schiarita una nube bassa bagna tutta la zona di una pioggia lieve. Nonostante questo (o, forse, proprio per questo) qualcuno continua a starsene a mollo nella pozza calda.

21.VIII.98 18:00
Compagni di stanza italiani salvano la reputazione nazionale. Non siamo tutti antipatiche signore insoddisfatte, anzi. Claudio e Nadia vengono da Ancona, Cinzia e Paolo da Vicenza. Un altro bagno, questa volta tutti insieme, nella pozza calda sotto la pioggia lieve che va e viene. Abbiamo cenato insieme. Quando sono quasi le 10 fuori ci sono 6 gradi ed è ancora chiaro. La coppia di australiani che divide la stanza con noi si prepara a dormire e noi facciamo altrettanto. È stata una bella giornata.

22.VIII.98 11:00
Ho lasciato Landmannalaugar alle 7 del mattino dopo un caffè veloce. La tappa di oggi prevede il raggiungimento del rifugio di Hrafntinnusker, distante circa 10 Km con un dislivello massimo di 600 metri circa. Il sentiero inizia costeggiando la lingua di lava ai piedi della quale è stato costruito il rifugio, tratti in salita si alternano a plateau più o meno morbidi. Salendo, la vista si allarga alle mie spalle sulla valle, voltarsi indietro a guardare offre un bello spettacolo. Anche perché la giornata è splendida. Non c’è una nuova in tutto il cielo. Mi viene in mente “Brace” dei CSI.

Il percorso è costellato di sorgenti calde; a volte semplici fratture nella montagna da cui esce vapore caldo dall’odore solfidrico, a volte vere e proprie bocche che buttano acqua bollente in pressione rumoreggiando come caffettiere.

Dopo una buona ora di cammino incontro Claudio e Nadia che, vista la bella giornata, si sono alzati molto presto; rientrano al rifugio dopo aver fatto un tratto del sentiero per Hrafntinnusker. Ci salutiamo e ci auguriamo un buon proseguimento.

Il sentiero comincia ad incontrare del ghiaccio. Ogni tanto occorre attraversare alcune lingue di neve. Il sentiero è indicato chiaramente anche se, in alcuni tratti, diventa decisamente aleatorio, l’essenziale è non perdere di vista la sequenza di paletti gialli e rossi che lo traccia. Dopo un’ultima sosta, in un quarto d’ora circa, giungo in vista del rifugio. I gestori, aiutati da qualche ospite islandese, stanno facendo pulizia e lavori di manutenzione della casetta. Ho camminato 3 ore e mezza, per oggi basta. Dopotutto, sono in ferie…

Sto seduto su una panca in pieno sole, alla mia destra qualche macchia di ghiaccio e due sorgenti calde che sbuffano rumorose, di fronte a me un vasto altopiano di ghiaia nera costellata da innumerevoli schegge di ossidiana nera e lucida. La neve copre i rilievi che contornano l’altopiano.

21.VIII.98 14:00
Effettivamente Hrafntinnusker può essere comodamente considerato una tappa intermedia. Volendo, ci si arriva in mattinata, si pranza e si riparte per la tappa successiva. Considerato che in questo periodo la luce del giorno cala solo dopo le 10 di sera c’è tutto il tempo per farlo. Il bel tempo sembra tenere davvero. A causa delle vesciche che mi si sono formate sui piedi (uffa !) non mi arrischio a girare troppo nei dintorni, salvo una puntata fatta prima di pranzo alle sorgenti calde qui vicino.

21.VIII.98 15:00
Stufo di starmene in branda, ho incerottato i talloni e sono salito sul Söðull (mezz’ora di cammino dal rifugio); da lassù la vista è a 360°. Ho qualche problema con la macchina fotografica, piuttosto che rischiare di perdere le 16 fotografie scattate finora, riavvolgo il rullino.

Un gruppo di 35 italiani dall’accento romano ha appena lasciato il rifugio. Ho l’impressione che sarò l’unico straniero a pernottare qui.

21.VIII.98 18:00
No, non sono l’unico straniero. È arrivato un gruppo di tedeschi, è arrivata una coppia di francesi. Sono però l’unico straniero nel mio stanzone, in cui si è insediato un gruppo di islandesi. Uno di loro non appena mi vede mi dice (in inglese) “Non credo che tu possa stare qui, noi siamo un gruppo”. Gli rispondo con uno sguardo perplesso e vado a dire al gestore che mi posso anche spostare, se serve. “Non serve. Hai lo stesso loro diritto di star lì. Non preoccuparti”. E ci resto. Alcuni di loro, un po’ meno cafoni, attaccano bottone e si chiacchiera un po’.

Esco a sedermi ancora sulla panca, ora il sole sta per essere nascosto dalla collina alla mia destra.

21.VIII.98 19:00
Cambio stanza. Vado di sopra, con gli altri stranieri.

L’invito “for your comfort” mi è stato rivolto dall’altro gestore (non quello con cui ho parlato prima). Capisco che un gruppo di 17 persone possa sentirsi a disagio con uno straniero in stanza (a me non me ne fregherebbe proprio, anzi, forse risulterei importuno per la mia eccessiva curiosità). La giornata si chiude con questa nota amarognola.

23.VIII.98 10:50
Ho dormito molto bene ed ho lasciato il rifugio alle 7 meno un quarto. Il sentiero verso il lago di Álftavatn parte attraversando in direzione sud l’altopiano di fronte al rifugio in un continuo saliscendi dovuto al dover attraversare le piccole vallette scavate dal ghiaccio e dai ruscelletti provocati dal disgelo. Attraversato l’altopiano si torna a salire e si raggiunge una cresta dietro la quale appare la valle del lago di Álftavatn in tutta la sua verde ampiezza. A quel punto si scende abbastanza bruscamente e si raggiunge il fondovalle, piano ed erboso.

Arrivo al rifugio dopo 3 ore e mezza ed il paesaggio credo sia il più alpino tra quelli visti finora. Trovo nel rifugio due ragazze americane, il custode sta dormendo, chiacchieriamo un po’ e mi faccio un caffè che vale da colazione e da aperitivo.

Nota a margine tutt’altro che marginale: anche oggi tempo splendido.

23.VIII.98 15:00
Örn (“Aquila”), il custode, è una persona gentilissima. Mi offre un ennesimo caffè e facciamo due chiacchiere, mi racconta del posto e spiega il significato dei toponimi del luogo (la “grande montagna verde”, la “cosa cresciuta male”, il “passo dei cinque vörður”…), infine mi dà qualche salviettina disinfettante per le mie vesciche, ormai belle scoperte.

Vengo raggiunto dalla comitiva di tedeschi che ieri erano con me a Hrafntinnusker, Örn mi presenta a loro come “one Italian hero”.

Ho fatto il periplo del lago e poi una doccia, le migliori 200 corone spese finora. Il tempo continua a reggere, ma si prevede un peggioramento per domani sera.

Örn mi chiede anche quale informazione abbiamo noi in Italia sul suo paese, perché ha notato che molti italiani arrivano male attrezzati, senza abiti pesanti ed equipaggiamento adatto.

Sono arrivati anche Pete, ricercatore di Boston, e gli islandesi che ieri erano a Hrafntinnusker. Forse è un caso, forse no, gli islandesi stanno in una delle due casette, gli stranieri nell’altra.

24.VIII.98 12:00
Ieri sera Philip, giornalista svizzero che sta facendo il mio stesso percorso ma in senso inverso, mi raccontava che quando non si è presentato al rifugio stabilito (perché aveva deciso di fare una tappa intermedia) il rifugista che lo attendeva ha allertato gli altri rifugi ed ha mandato qualcuno a cercarlo. Questo mi rassicura, se una qualsiasi delle mie tappe salta, qualcuno lo sa.

Ho lasciato Álftavatn alle 7 e un quarto, la tappa di oggi è durata 4 ore e mezza. Ho fatto anche il primo guado serio, con l’acqua fino alle ginocchia e le ciabatte ai piedi. Mi ha fatto un po’ fifa, l’acqua era rapida e mantenuta torbida dal movimento ed inoltre se fossi caduto non avrei avuto altra roba pesante ed asciutta da mettermi.

Poi è iniziato il deserto.

Ancora una volta sembrava di osservare le fotografie di Mars Pathfinder virate al nero.

Il rifugio di Botnar í Emstrum, dove sono ora, ha una vista eccezionale. Di fronte a me una lingua di ghiaccio del Myrdalsjökull ed in mezzo un profondo canyon verde che domani, a quanto ho capito, dovrei costeggiare.

Per oggi non mi muovo più, al solito devo far asciugare i talloni sperando che basti.

24.VIII.98 14:00
Non ho fame, mi sono fatto solo un caffè caldo. Potrei quasi passare per uno di quei figuri da pubblicità con la tazza di caffè solubile fumante in mano dopo aver attraversato la giungla…

Ho chiacchierato un po’ con Géraldine, una ragazza di Strasburgo; lei ed il suo ragazzo stanno facendo la mia stessa strada. Hanno dormito al rifugio di Hvangill, un paio di chilometri dopo Álftavatn.

Accanto al rifugio, a sinistra, la vita riesce comunque ad aver ragione anche di un substrato avaro come la sabbia vulcanica nera: un rivolo d’acqua premette la crescita di muschio, erba e piantine che un gruppo di pecore sta brucando.

Il tempo comincia a peggiorare, un nuvolone scuro ci sta passando sopra. Il custode di Botnar è un ragazzo simpatico, mi ha invitato ad usare la cassetta del pronto soccorso (“fyrsta hjälp”) per i miei talloni, li ho medicati con della garza alluminata. I custodi sono quasi sempre studenti impegnati in questo lavoro estivo che, come altri lavori estivi, rientra nel programma scolastico.

24.VIII.98 16:30
Ormai la compagnia di viaggio è quasi completamente ricomposta, ci siamo quasi tutti, manca solo Pete. Una domanda: come hanno fatto quelle pecore ad arrivare fin qua ?

24.VIII.98 18:00
È arrivato anche Pete, la compagnia è al completo. Ho cenato presto, così il tavolo resta libero per il gruppo della Viking Reisen. Il tempo è girato al peggio, cielo coperto.

Ci sono anche due ragazzi olandesi, Anno e René. Anno ci ritrae tutti sul guestbook del rifugio.

25.VIII.98 14:30
Arrivo a Þórsmörk. Ho fatto la strada insieme a Pete, ci siamo lasciati al bivio per
Husadálur, lui rientra subito a Reykjavík per tornare a Boston domani. È stato di ottima compagnia. La tappa di oggi è stata la più lunga, circa sei ore, compreso il guado del Þróngá (ancora una volta con l’acqua fino alle ginocchia). Pete ha detto che a volte il sentiero gli fa l’effetto di trovarsi in mezzo a enormi mucchi di scarti di miniera, come se una flotta di enormi camion abbia scaricato cumuli di pietrisco chissà quanto tempo fa. A mano a mano che scendiamo i fiumi si fanno più grossi, raccogliendo tutti i rivoli ed i torrenti che scendono dalle lingue dei ghiacciai alle nostre spalle.

L’arrivo a Þórsmörk ha invece qualcosa di sbalorditivo. Di colpo il paesaggio cambia e compaiono un boschetto di betulle nane e contorte come ulivi, erba, fiori e farfalle. “Mancano solo le mucche”.

Ho fatto una doccia ed ho chiesto alla rifugista di Þórsmörk di cancellare la mia prenotazione a Fimmvörðuhals, non mi fido né dei miei talloni né del tempo, che comincia a seminare anche un po’ di pioggia. Domani rientro in città.

2 pensieri su “Landmannalaugar – Þórsmörk”

  1. Bel viaggio,complimenti.Io vorrei compierlo questo agosto.Vorrei chiedere un paio di informazioni.Mi sono ben attrezzato anche con una tenda ultraleggera,che però vorrei usare solo in caso di necessità.A quale indirizzo mi devo rivolgere per prenotare almeno l’alloggio per una notte al rifugio di Landmannalaugar?Occorre dunque cibo per 4 giorni?Grazie,Nico.

  2. Ciao Nico,

    fa’ conto che il viaggio lo feci nel 1998, non so quanto le informazioni che ti posso dare siano ancora valide.
    Io prenotai i pernottamenti online tramite i gestori, la Ferdafelag Islands (http://www.fi.is/en/huts/), e mi recai di persona nei loro uffici di Reykjavik il giorno prima di partire per confermare.
    Sì, mi portai dietro cibo per 4 giorni perché i “rifugi” somigliano più a ciò che noi italiani chiameremmo “bivacchi” e mettono a disposizione solo un letto (senza biancheria), servizi igienici e acqua calda.
    Tieni conto che il tempo lassù è molto mutevole e che dopo ferragosto è praticamente autunno.
    Durante il mio percorso fui fortunato e trovai tre giorni filati di sole, ma la temperatura non superò mai i sedici gradi.

    Spero di esserti stato d’aiuto. Il percorso è veramente inconsueto e proprio per questo spettacolare.
    Buona vacanza. Se farai fotografie e racconterai la tua esperienza online, fammi avere il link.

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