delirium (tremens)

“I’m so glad this is a dream
because it’s sooo weird…”

Gli spettacoli del Cirque du Soleil sono barocchi (se per caso avete idee preconcette negative sul barocco, fatevi un giro a Roma accompagnati da qualcuno che se ne intende davvero).
Sono spettacoli ricchi, abbondanti, movimentati, concepiti per suscitare meraviglia e realizzati in modo da rompere i confini della pista o del palco, portando l’azione anche tra le file e sulle sedie degli spettatori.

“Delirium” non fa eccezione, ma rispetto agli spettacoli presentati nel tendone c’è qualcosa di diverso: con l’eccezione di un paio di numeri, l’azione circense è ancora più stemperata e diluita nell’azione che si svolge sul palco; la scena è infatti ripresa e riproiettata – sovrapposta, intercalata, moltiplicata, integrata con altri filmati e effetti visivi astratti e non – su due enormi schermi ai lati del palco e su due fondali posti uno avanti e uno dietro la scena che si va svolgendo.
L’effetto è spiazzante, le proporzioni e le prospettive vengono stravolte ad arte con una quasi perfetta padronanza del mezzo tecnologico.
Ricorre il tema del tempo scandito, delle gabbie create dalla modernità. Il numero di apertura vede i clown-acrobati in giacca e cravatta muoversi a ritmo sincopato e meccanico, in contrapposizione alla dimensione onirica che viene esplorata nei numeri successivi con il consueto coloratissimo sfarzo dei costumi di scena.

Certo, puntando meno sul numero circense e più sul concerto video-pop-rock, avrei apprezzato delle scelte musicali più coraggiose e sperimentali, invece il repertorio si lascia andare anche ad un paio di ammiccamenti all’esotismo di maniera, ispirati uno all’Africa (ma va’?) e l’altro al Brasile. Ma proprio il numero ispirato al Brasile è riuscito a mettermi una voglia di ballare che ho represso a fatica (le tribune del forum di Assago sono piuttosto ripide, e gli spettatori dietro certamente non avrebbero apprezzato), cosa per me decisamente insolita.

Lascia un commento