un biglietto per tre

Ryuichi Sakamoto – BTTB

BTTB, ovvero “back to the basics”. Un ritorno al solo pianoforte, dopo l’incursione nel world-pop (da “Beauty” a “Smoochy”) degli anni precedenti, condotta con la consueta maestrìa. Un album spogliato di ogni orpello, malinconico e intimista, che evoca immagini di una Parigi autunnale (a me, che finora a Parigi ci sono stato giusto per qualche ora e non d’autunno).

Il ricordo legato a questo disco fu la data milanese del concerto in cui venne presentato. Vinsi due biglietti “aggratis” rispondendo ad un quiz estemporaneo, Snowdog si comprò un altro biglietto di cui dividemmo in tre la cifra e ci andammo io, lui e R.

Era la sera di un giorno feriale, il concerto si tenne all’Alcatraz di Milano, i cui arredi interni neri e cromati vennero per l’occasione illuminati solo con luci bianche. Sulla pedana il maestro con due pianoforti – di cui uno suonato in maniera poco ortodossa, facendovi a volte persino cadere piccoli oggetti sulle corde – e dietro di lui la proiezione di parole e frasi su uno schermo.

Trovai molto suggestiva l’idea di un concerto per solo pianoforte dentro una discoteca “spenta” e zittita di tutto il suo consueto rutilare di luci, “fumi e raggi laser” (cit).
Una musica assolutamente contrastante con l’ambiente in cui venne eseguita.

“Le discoteche sono come le chiese:
preti e dj si dannano l’anima per convincerci
che tutto va bene, tutto è bellissimo.”
– da “Tutti giù per terra”[1]

{ Ryuichi Sakamoto – OpusBTTB, 1999 }

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