:: Archivio per il tag: apparenza :::::::
18 gennaio 2010 (08:18) | a4ventures, café | :: G. :: | 2 commenti
Dev’essere per via del nome: “luce antinebbia posteriore”.
“Anti-” fa pensare a qualche potere magico, qualche lunghezza d’onda miracolosa o qualche campo di forza sub-mesonico che sconfigge la nebbia, nemica del traffico e della moderna mobilità.
Tu fai scattare l’interruttore – clic - e la nebbia non sparisce, però hai la “luce antinebbia posteriore accesa” e non hai più paura. È bello sentirsi protetti con il semplice clic di un interruttore, sullo stesso meccanismo emotivo si fondano interi imperi mediatici, ma la protezione è pura apparenza. La nebbia c’era e c’è ancora.
Ora ti dirò una cosa: la “luce antinebbia posteriore” non fa sparire la nebbia. È solo una luce rossa un po’ più intensa delle altre che accendi in caso di nebbia affinché un’auto che arriva dietro di te possa accorgersi prima della tua presenza sulla strada.
Ma quando quell’auto ce l’hai immediatamente dietro di te, in coda, attaccata al culo, quella luce la devi spegnere. Perché le sue radiazioni antinebbia hanno l’effetto collaterale di abbronzare il conducente dell’auto dietro di te e trasformarlo in un ululante licantropo assassino che ti sfonderebbe il cranio a colpi di cric, se solo ne avesse mezza possibilità.
Promettimi che ci penserai, ok?
tags: apparenza, campo, caso, coda, culo, licantropo, luce rossa, mobilità, nebbia, nome, ossa, paura, possibilità, potere, semplice, sera
8 ottobre 2009 (11:09) | tecnologie | :: G. :: | 3 commenti
Vi siete mai chiesti come le pagine del vostro sito o blog compaiono agli occhi di chi è affetto da una parziale cecità ai colori e volete verificare che le vostre scelte grafiche non facciano scomparire parte del contenuto agli occhi di chi non vede una tricromia completa?
Con un giro su Google ho trovato questo sito [1], che permette di testare on-line l’apparenza (approssimativa) di un URL nelle diverse condizioni possibili di cecità ai colori.
La codifica dei caratteri accentati non è supportata, ma non è comunque quello lo scopo del test.
tags: apparenza, blog, ceci, colori, daltonismo, faccia, Google, tricromia
16 dicembre 2008 (18:09) | f.r.p.c., tecnologie | :: G. :: | 2 commenti
E venne il giorno in cui la caldaia si stancò di prendere “una botta o due nel punto giusto dello chassis data con la giusta energia” [1].
Molto perfidamente, la caldaia non ha smesso di funzionare tout court, anzi, in apparenza sembra andare tutto bene; i falsi contatti non si verificano più e non è quindi più necessario dare le suddette botte allo chassis per farla ripartire.
Ma l’acqua che scende gagliarda dai rubinetti di bagno e cucina e – soprattutto – dalla doccia assume una temperatura che può essere regolata, a piacere, tra il “freddo-e-basta” e il “tiepido-quasi-freddo-appena-sopportabile”.
Devo dire che il “tiepido-quasi-freddo-appena-sopportabile” è la temperatura ideale per una doccia.
A patto che fuori sia un torrido e afoso pomeriggio padano di luglio o agosto.
A dicembre l’effetto è un po’ meno gradevole (eufemismo).
Stasera, dopo aver verificato che non si tratta di un calo di efficienza dovuto ad incrostrazioni di calcare, il giovin-tecnico-delle-caldaie ha diagnosticato il guasto e sostituito la malefica scheda.
“Verrà riparata o ricondizionata?”
“No, non ne vale la pena, un pezzo nuovo costa meno delle ore che un tecnico specializzato deve buttarci dentro per cercare il guasto e ripararlo, anche se probabilmente s’è guastato un componente del valore di pochi centesimi.”
Come quasi sempre avviene, si fa prima a buttare.
Finalmente in questa casa tornerà la pigra mollezza delle interminabili docce calde, dopo questa forzata parentesi salutista di stampo prussiano. Ancora un po’ e avrei finito col programmare le Valchirie di Wagner sulla radiosveglia…
tags: acqua, apparenza, casa, chassis, cucina, energia, eufemismo, nuovo, partire, pezzo, pomeriggio, programma, punto, scelta, semplice, sera, sveglia, temperatura, terapia
9 giugno 2008 (19:43) | inclassificabile | :: G. :: | 2 commenti
Ipotizziamo che esista un “iperspazio” con quattro dimensioni spaziali anziché le tre del nostro spazio ordinario e ipotizziamo di riuscire ad entravici.
Le mie scarse nozioni di fisica mi impediscono di immaginare cosa succeda ai nuclei atomici, ma gli elettroni in orbita attorno ad un nucleo atomico in uno spazio quadridimensionale hanno a disposizione un corredo di orbitali diversi per energia, numero e geometria rispetto a quanto accade nel nostro spazio tridimensionale.
In uno spazio quadridimensionale le strutture elettroniche degli atomi vengono modificate, scombinando completamente le reattività e le proprietà chimiche degli atomi. Immagino che la chimica del mondo quadridimensionale sia assolutamente incompatibile con la nostra.
L’ossigeno del mondo quadridimensionale potrebbe anche non rivelarsi un veleno mortale, ma sarebbe comunque irrespirabile perché incapace di interagire con la nostra emoglobina.
Potrebbe persino essere un solido cristallino dall’apparenza di un diamante quadridimensionale.
Inoltre non è detto che i nostri atomi immersi in uno spazio quadridimensionale se ne stiano buoni buoni nella loro nuova condizione metastabile. Chissà, noi e la nostra tuta spaziale potremmo esplodere nell’arco di pochi millisecondi, oppure “consumarci” più o meno lentamente emettendo variopinti lampi di luce, a mano a mano che gli atomi che ci compongono subiscono i riarrangiamenti elettronici consentiti dall’avere a disposizione una dimensione spaziale in più.
L’unica possibilità è che questa condizione metastabile duri abbastanza a lungo per entrare e uscire dall’iperspazio. Altrimenti dovremo trovare un altro modo per coprire le distanze in gioco nei viaggi interstellari.
tags: apparenza, atomi, chimica, condizione, consumo, corredo, dimensioni, disposizione, elettroni, energia, fisica, iperspazio, metastabile, mondo, mortale, nucleo, orbita, ordinario, ossigeno, possibilità, quadridimensionale, spaziale, spazio, uscire
22 maggio 2008 (23:44) | luoghi, wikiverso | :: G. :: | Lascia un tuo commento
Per ora siamo all’anteprima. I lavori veri e propri iniziano domattina.
La sede dell’incontro è una sorta di ostello dall’apparenza vistosa e sorprendente (sì, l’ingresso è proprio così come appare).
Si tratta di un ex scuola femminile, gestita da suore francesi, che oggi è occupata da svariati inquilini (ancora non ho capito se proprietari, affittuari o altro) e dall’ostello dove ci troviamo.
More to follow…
tags: apparenza, chapter, incontro, ingresso, mattina, Nimega, ostello, scuola, suore, Wikimedia
15 novembre 2007 (20:17) | luoghi | :: G. :: | Lascia un tuo commento
In un non meglio precisato inverno dei primi anni ’90 a Mosca, ho ascoltato i miei amici russi mettere a confronto il prima e il dopo-regime sovietico, non senza qualche nostalgia per un ordine sociale che crollando aveva lasciato campo libero al caos sociale ed economico. Alla giungla del lavorare e vivere alla giornata, senza alcun tipo di tutela e di sicurezza, senza più diritto ad un’istruzione superiore e ad una sanità gratuite.
Il confronto tra le generazioni era evidente. I venti-trentenni erano contenti di poter essere un pochino più liberi di decidere del loro futuro individuale ed è con loro che alla fine ho brindato al non ritorno del comunismo nel loro paese.
E più li stavo a sentire più pensavo che il comunismo avrebbe dovuto diventare qualcos’altro, e non soltanto un modo di vestire con bandiere “rosso fiammante” la solita vecchia “marcia impostura” dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Perché nonostante il proclamato – e fino a un certo punto della storia, sono convinto, sinceramente incarnato da molti – motivo di agire per il bene collettivo, di questo alla fine s’è trattato.
Nonostante il proclamato slancio verso l’eguaglianza, anche la società sovietica – come quella capitalista a cui si contrapponeva – aveva una classe di privilegati. Invece del denaro, era l’appartenenza al clan giusto a fare la differenza. Ora, nelle società post-comuniste come in occidente, il privilegio è libero di manifestarsi in tutta la sua arroganza e l’universo mondo intero diventa “risorsa” da sfruttare.
Qualche inverno dopo “Vogue” riempiva Mosca di affissioni con lo slogan “here to stay”. Finalmente l’immaginario occidentale – fino a qualche anno prima rappresentato da un paio di jeans fatti fortunosamente passare in dogana – dilagava senza limite, facendo di Mosca una delle città più costose del pianeta e azzerando con un’iperinflazione il potere d’acquisto della maggioranza dei suoi abitanti.
Gorbačëv auspicava una sintesi dei due sistemi prima che l’Unione gli si rompesse in mano.
La nuova Russia odierna, che di democratico ha solo una pallida apparenza, rende per l’ennesima volta evidente “che non esistono poteri buoni”.
tags: affissioni, apparenza, arroganza, campo, città, comunismo, confronto, denaro, differenza, diritto, fine, futuro, inverno, maggioranza, mondo, Mosca, nostalgia, occidente, ordine, pianeta, potere, punto, rosso, sicurezza, slogan, soviet, universo
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