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7 ottobre 2009 (21:03) | notizie | :: G. :: | Lascia un tuo commento
Articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana [1]:
«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»
Qualcuno dice che l’incostituzionalità del lodo Alfano è un’ovvietà. Forse ha ragione, ma questo paese aveva bisogno di ricordarselo.
tags: articolo 3, bisogno, cittadini, compito, costi, distinzione, Italia, legge, libertà, ordine, partecipazione, qualcuno, repubblica, sogno
14 settembre 2009 (16:29) | wikiverso | :: G. :: | 7 commenti
Ogni volta che leggo sulle varie mailing list wiki[p|m]ediane in giro per il mondo di contatti, collaborazioni, persino finanziamenti pubblici ai vari chapter nazionali di Wikimedia sparsi sul pianeta vorrei tanto che le istituzioni nazionali si interessassero di più a Wiki[p|m]edia.
Poi faccio mente locale sulle raccomandate di legali di parlamentari, europarlamentari, ministri, sindaci, personaggi assortiti che mi sono state recapitate durante il mio mandato da presidente e giungo alla conclusione che di attenzione ce ne dedicano più che a sufficienza. Senza ovviamente capire nulla né del mezzo, né di come funziona, né di come andrebbe usato.
Il culmine del parossismo è la causa per 20 milioni di euro di cui ci racconta Frieda, intentata nonostante – come scrive Tooby – Wikimedia Italia non c’entra niente con Wikipedia, si limita a promuovere il marchio e basta: è come se un giorno comprassi della Nutella avariata e invece di fare causa alla Ferrero facessi causa a Mediaset che ne ha trasmesso la pubblicità.
L’unico che pareva averci capito qualcosa è stato Fiorello Cortiana. Peccato che non sieda più parlamento.
Aggiornamento – un sacco di pareri:
Paul the Wine Guy qui, Ignis qui, Giacomo Dotta su Webnews, Leoman3000 qui e .mau..
Giacomo Dotta approfondisce ricollegandosi all’Internet Manifesto.
Si aggiungono anche Kiado, Punto Informatico, Tom’s Hardware, EdoM, Aubrey.
In diversi hanno ri-tumblrato PTWG, tra di loro The Hanged Man, Emmanuel Negro.
Alcuni stanno scrivendo ad Angelucci tramite il sito della Camera.
Ne parlano inoltre Mantellini, Civile.it, OneWeb2.0, Armando Leotta, Alessandro Gilioli, Stefano Quintarelli, 0.2, Tiziano Caviglia, Nicola Mattina, Stefano Scardovi, Nick, Sbisolo, Giornalettismo, Aviatore sopra il mare, Zeus News, Vittorio Zambardino, Gigi Cogo, Giorgio Marandola, Draco, Snowdog e LaPizia. E senz’altro ancora qualcuno che mi sono perso per strada (apologies).
Gianfranco interviene su en.wiki (anche nella talk di Jimbo).
tags: apologies, attenzione, bisogno, blog, chapter, comandamenti, conoscenza, cultura, enciclopedia, euro, Europa, fiore, fondi, Frieda, Google, hardware, Italia, lavoro, liberazione, mail, manifesto, marchio, mattina, milioni, mondo, niente, ogni volta, pianeta, presidente, pubblicità, punto, qualcuno, repubblica, Roma, scuola, sogno, varie, Wikimedia, zeri
24 luglio 2009 (13:59) | parole altrui | :: G. :: | Un commento
(n) come “nuovo”?
(n) come “ennesimo”?
Immagino ce ne fosse un gran bisogno…
Googlata veloce: tecnicamente (n) sta per “nuovo” [1].
tags: bisogno, comunismo, ennesimo, nuovo, sogno
10 luglio 2009 (14:26) | varie ed eventuali | :: G. :: | Un commento
Stamattina una collega telefona al numero verde del centro unico di prenotazione di esami clinici di una città del nord.
Spiega di che esami ha bisogno, spiega quali sono gli ospedali e gli ambulatori che può raggiungere comodamente e spiega che il suo medico curante le ha fatto una certa urgenza.
“Quando? Il nove luglio? Ma è ieri…”
“…”
“Ah, il nove luglio duemiladieci.”
tags: bisogno, città, dieci, esami clinici, mattina, medico, numero verde, prenotazione, sogno, verde
10 maggio 2009 (14:24) | notizie | :: G. :: | Un commento
“La nostra idea dell’Italia non è multietnica”. [1]
A sentire queste parole non riesco a non pensare alla “Canzone del maggio”.
E in particolare a questi versi
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
voi non potete fermare il vento
gli fate solo perdere tempo.
E ancora non vogliamo capire che di quel vento abbiamo bisogno anche noi.
tags: Berlusconi, bisogno, Italia, parole, sogno, tempo, vento
26 febbraio 2009 (23:10) | lavoro | :: G. :: | 6 commenti
Stamani la lettera di dimissioni è stata datata, stampata, firmata, consegnata e controfirmata.
Avevo bisogno di una spinta per decidermi. Speravo in una spinta migliore – un altro lavoro – invece sono state le parole di un (ormai ex) collega a farmi decidere.
Sentendomi dire “mi sono rotto i coglioni di quest’azienda che non dà ascolto a chi ha anni di esperienza per favorire l’ultimo arrivato con un pezzo di carta e, non prendertela, ma da mesi vedo cose che non mi piacciono in come lavori” la mia pazienza si è esaurita.
1) il culo che io mi sono fatto per quello che tu chiami un “pezzo di carta” non è né migliore né peggiore di quello che tu ti sei fatto nei tuoi anni di esperienza.
2) nell’affermare che lavoro male puoi aver ragione o torto.
Se hai ragione, dato che sono qui da oltre un anno significa che sono uno zuccone che non imparerà mai. Meglio che io cambi mestiere.
Se hai torto – come mi piace tutto sommato pensare, per varie ragioni con cui non tedierò oltre – allora non starò qui a farmi prendere oltre a pesci in faccia da quello che sull’organigramma dovrebbe essere un mio sottoposto.
Ne ho abbastanza di sopportare quotidianamente le regine del “tua culpa” (cit) e di combattere una battaglia che non è mai stata mia.
Ho trovato questo lavoro, ne troverò un altro.
Probabilmente con gente migliore con cui dover condividere le mie giornate.
tags: ascolto, azienda, battaglia, bisogno, dimissioni, esperienza, faccia, lavoro, organigramma, parole, pazienza, pezzo, Rover, sogno, varie, zuccone
15 gennaio 2009 (16:53) | notizie | :: G. :: | Lascia un tuo commento
Mio bisnonno morì di tifo sul fronte della prima guerra mondiale. Sulle trincee venivano lanciati liquami infetti in quella che era una rudimentale azione di guerra biochimica.
Indossando più o meno volentieri una divisa militare, l’individuo diventa soldato: una persona maggiormente sacrificabile alla ragion di Stato. Il suo conteggio tra le vittime è parte dei preventivi più o meno azzeccati che si fanno alla vigilia di una guerra.
La morte di un militare in guerra è “normale”, non c’è bisogno di giustificarla, nemmeno quando un generale incapace manda al macello migliaia di soldati per conquistare un fazzoletto di terra insignificante per chiunque, tranne che per il suo ego ipertrofico.
Meno “normale” è la morte dei civili, che va immediatamente giustificata: “danno collaterale”, “errore”, “scudi umani vigliaccamente impiegati dal nemico”. Ci viene raccontato di guerre chirurgiche e precise al laser, le cui vittime indesiderate sono solo causate dall’azione di disturbo del nemico, quel bastardo, che non ha rispetto nemmeno della sua stessa popolazione civile.
Balle.
Se non con la prima guerra mondiale, certamente con la seconda si rompe il tabù delle vittime civili. Anzi, i civili diventano il bersaglio. Le V-2 tedesche erano puntate su Londra o su Anversa, ma senza preoccuparsi del dettaglio esatto di dove sarebbero cadute. E quando gli alleati rasero al suolo Dresda in una tempesta di fuoco dei civili non importava poi granché.
Nemmeno Hiroshima e Nagasaki erano enormi caserme.
Shock and awe Baghdad.
Anche il presunto “disarmo di Hamas”, tutto sommato, è solo un effetto collaterale.
Aggiornamento - ho scordato di menzionare gli assedi di Leningrado e Sarajevo.
Stanotte ho sognato il bombardamento dell’A4 e un collega che mi dà qualche dritta su come arrivare a casa evitando i cecchini.
Meglio che mi sforzi di pensare ad altro per un po’.
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25 dicembre 2008 (18:31) | varie ed eventuali | :: G. :: | 5 commenti
Forza. Anche questo natale è passato e potete finalmente smettere di desiderare di diventare più buoni.
Ed è vero che anche il capodanno è una convenzione, ma pare che in molti abbiamo bisogno della sensazione – ancorché effimera – di cambiare pagina, di vedere scattare tutti quegli zeri insieme sul contachilometri, di chiuderci alle spalle una porta per davvero o per finta.
E dato che, da bravi esseri umani, non riusciamo a guardare al mondo senza proiettarvi un po’ di ciò che abbiamo dentro, vi (e mi) auguro uno sguardo sul mondo nuovamente meravigliato, limpido e sereno.
Sperando che la cinica quotidianità in cui siamo immersi non ce lo rovini troppo presto.
Grazie a tutti.
A rileggerci, arrivederci.
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18 dicembre 2008 (18:21) | notizie, tecnologie | :: G. :: | 2 commenti
Gira per radio in questi giorni la pubblicità di un servizio telefonico che mette a disposizione di chi si dovesse avventurare per le perigliose contrade d’Italia una centrale d’ascolto-aiuto-pronto intervento.
Una sorta di equivalente privato del 113 o del 112.
Dopo aver “pasturato” seminando paure ad hoc, ecco pronta una platea di cittadini bisognosi di protezione e ben disposti a pagarla per averla.
Purtroppo non m’è rimasto in mente il nome del servizio, altrimenti penso che avrei potuto linkarne il sito web – ce l’avranno di sicuro…
aggiornamento – è passata la pubblicità – il servizio si chiama (guarda un po’) “Salvo”.
La cosa buffa è che mi ha fatto immediatamente venire in mente il lungometraggio “Rat-Man e il segreto del Supereroe”, produzione Rai Fiction-Stranemani 2006.
Guardatevi un po’ questo frammento del film, a partire da 1’10” (subito dopo i titoli di testa) fino a 1’49”.
Secondo me Ortolani e gli altri sceneggiatori dovrebbero farsi pagare l’idea.
tags: 112, 113, aiuto, ascolto, bisogno, centrale, cittadini, disposizione, film, frammento, giorni, Italia, nome, pagare, partire, produzione, pubblicità, rat man, sogno, telefoni, troppo, vento, vizio
4 dicembre 2008 (10:12) | dischi, luoghi, playlist | :: G. :: | Lascia un tuo commento
Arsenal – Arsenal 5 / Arsenal 6
[ru:wp]
Negli scaffali del negozio di dischi di stato “Melodija“, gli album degli Arsenal erano classificati sotto l’etichetta “jazz”, ma nei loro solchi gli stilemi del rock sono tutt’altro che infrequenti. Al sassofono non di rado subentra una chitarra elettrica distorta strascicata per minuti interi.
Probabilmente Kolzov e compagni usarono l’etichetta “jazz” per far entrare sotto mentite spoglie nelle orecchie dei cittadini sovietici un po’ di suoni tipici dell’altrimenti impresentabile rock capitalista.
Sotto mentite spoglie mi ritrovai a passare una notte di capodanno come cameriere in un improvvisato ristorante posto in una traversa della via Tverskaja (forse allora ancora via Gor’kij). I miei amici erano di turno quella sera; dopo essermi fatto il viaggio a Mosca per stare in loro compagnia, potevo abbandonarli la notte di capodanno? Ecco quindi che con un adatto grembiule e senza alcuna specifica esperienza divenni uno dei camerieri della sala (“è uno studente straniero, ha bisogno di lavorare”), con tanto di mancia (diecimila nuovi rubli dell’epoca) a fine serata.
Con molta democrazia fummo anche coinvolti nelle danze e nei brindisi di mezzanotte. Il lavoro vero cominciò quando la compagnia festeggiante tolse le tende e cominciammo a rassettare e pulire.
Uscimmo dal ristorante alle prime luci dell’alba e il metrò ci riportò a casa, dove dormii fino a sera.
tags: album, Arsenal, bisogno, brindisi, capodanno, casa, cittadini, classifica, compagnia, democrazia, dieci, esperienza, fine, jazz, lavoro, mezzanotte, Mosca, ristorante, sassofono, sera, sogno, soviet, straniero, studente, torta, viaggio
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