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la teoria del periodo-finestra

30 luglio 2010 (22:16) | dischi, varie ed eventuali | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Sono abbastanza convinto che nella vita di ognuno di noi ci sia un periodo-finestra per la musica leggera che va grossomodo dall’età di 15 anni all’età di 30 anni.

Tutta la musica leggera con cui entriamo in contatto nel periodo-finestra è “fondamentale”, “fantastica”, “mitica”, “geniale”, “eccelsa”, “inarrivabile”. Ogni generazione crede la musica del proprio periodo-finestra sia stata l’ultima fatta con passione e arte, prima di cedere al (orrore!) “commerciale”. E a cicli di vent’anni viene rivalutata, perché ora che sei sull’abbondante quarantina ed hai un potere d’acquisto un poco più solido, è cosa buona e giusta far leva sulla memoria per venderti versioni rimasterizzate, ristampe, rarities e cofanetti che a vent’anni erano fuori dalla portata del tuo budget.

Tutta la musica che è precedente al periodo-finestra è “vecchia”, “ingenua”, “seminale-ma-non-ancora-azzeccata”, “una barba”, “infantile”. Anch’essa viene rivalutata a cicli di vent’anni, e ogni volta che passa per radio pensi che ti fa sempre due marroni così oggi come allora e non ti darà scampo finché vivi.

Tutta la musica successiva al periodo-finestra è “una-patetica-imitazione”, “incomprensibile”, “senz’anima”, “poco originale”, “venduta”, “artificiale”. E ovviamente non sfugge al ciclo ventennale di celebrazioni più o meno postume, portate avanti a colpi di boy-band imbolsite e spice girls imborghesite.

luce antinebbia posteriore

18 gennaio 2010 (08:18) | a4ventures, café | :: G. :: | 2 commenti

Dev’essere per via del nome: “luce antinebbia posteriore”.
“Anti-” fa pensare a qualche potere magico, qualche lunghezza d’onda miracolosa o qualche campo di forza sub-mesonico che sconfigge la nebbia, nemica del traffico e della moderna mobilità.
Tu fai scattare l’interruttore – clic -  e la nebbia non sparisce, però hai la “luce antinebbia posteriore accesa” e non hai più paura. È bello sentirsi protetti con il semplice clic di un interruttore, sullo stesso meccanismo emotivo si fondano interi imperi mediatici, ma la protezione è pura apparenza. La nebbia c’era e c’è ancora.

Ora ti dirò una cosa: la “luce antinebbia posteriore” non fa sparire la nebbia. È solo una luce rossa un po’ più intensa delle altre che accendi in caso di nebbia affinché un’auto che arriva dietro di te possa accorgersi prima della tua presenza sulla strada.
Ma quando quell’auto ce l’hai immediatamente dietro di te, in coda, attaccata al culo, quella luce la devi spegnere. Perché le sue radiazioni antinebbia hanno l’effetto collaterale di abbronzare il conducente dell’auto dietro di te e trasformarlo in un ululante licantropo assassino che ti sfonderebbe il cranio a colpi di cric, se solo ne avesse mezza possibilità.

Promettimi che ci penserai, ok?

oddio, sta morendo!

5 agosto 2009 (16:18) | notizie, wikiverso | :: G. :: | 3 commenti

Aggiornamento: le opinioni di .mau., di Frieda e di Draco.

Oggi l’ANSA rilancia un urlo di dolore in giro per il web: “Wikipedia è malata e potrebbe morire” [1].

L’infausta prognosi, dichiarata da uno studio che sta per essere pubblicato sul New Scientist, trae origine dalla constatazione che il  numero di utenti attivi e di interventi (aggiunte e modifiche) sul testo sono calati di un 30% circa rispetto alla punta di attività massima registrata nel 2006 (suppongo che ci si riferisca all’edizione in lingua inglese).

Onestamente, non ne farei un dramma. Anzitutto, Wikipedia è un’enciclopedia: per  quanto possa essere virtualmente inesauribile, forse un rallentamento della creazione di nuove voci è fisiologico. Dopo che hai scritto una voce per ogni episodio del cartone animato “Hello Spank” andata in onda in TV, penso che puoi anche permetterti di tirare il fiato e contemplare soddisfatto la tua opera.
Ho sempre pensato che le puntate di “Hello Spank” fossero un (tutto sommato ragionevole) prezzo da pagare all’apertura virtualmente totale di Wikipedia. E che nel 2098 un ricercatore storico potrebbe trovare in Wikipedia preziosi dettagli su “Hello Spank“. Continuo a pensarlo.

Inoltre rispetto al 2006 – quando Wikipedia ancora rappresentava una novità – su internet si sono affermate nuove realtà (Flickr, Twitter e Facebook, le prime che mi vengono in mente) che con la loro popolarità hanno certamente drenato “tempo-utente” da Wikipedia. Ho sempre ritenuto che per Wikipedia l’essere “di moda” sia sempre meno utile. È stato utile che fosse un popolare fenomeno di costume in passato, quando doveva farsi conoscere, ma se ora altre realtà del web si portano via gli utenti meno motivati e meno intenzionati il volume delle modifiche subisce un calo di quantità, ma non necessariamente di qualità (in buon italiano: non mi fa schifo che i rompicoglioni trovino altri posti dove andare a giocare).

Lo studio imputa il calo dei contributi anche ai “morsi” virtuali che agli amministratori danno ai volenterosi nuovi arrivati. Non so se è così vero, la Wikipedia in lingua italiana mi è sempre sembrata abbastanza garantista, anche se negli anni s’è visto un oscillare del pendolo ora verso la tolleranza, ora verso l’intransigenza. L’importante è che il pendolo continui a oscillare e non si sposti troppo verso uno dei due estremi.

Il successo di Wikipedia sta nel continuo esercizio della dialettica (quella vera, quella praticata sul campo delle sue pagine) e nel continuo rifiutare modelli e ricette assoluti e immutabili. L’unica malattia che può contrarre Wikipedia è la perdita della sua fluidità.

vandalismi

11 gennaio 2009 (13:20) | varie ed eventuali | :: G. :: | 2 commenti

È facile eliminare un vandalismo da una pagina di Wikipedia.
Ma come si fa ad eliminarlo da un campo arato

Grazie a F. della segnalazione.

un mondo artificiale, cavo e alieno

16 novembre 2008 (17:37) | dischi, playlist | :: G. :: | Un commento

Future Sound of London – the Lifeforms EP
[en:wp]

Come scrive Snowdog, a cui ho copiato (con permesso) l’idea, non si tratta di scrivere recensioni – non ne sarei all’altezza – ma di pescare dallo scaffale un disco e vedere quali scampoli di memoria si porta dietro.

I Future Sound of London hanno prodotto nel 1994 due dischi col titolo “Lifeforms”: un doppio cd ed un EP da 35 minuti che espande la traccia omonima in sette brani. Ho voluto iniziare da quest’ultimo perché vi collabora Elizabeth Fraser, cantante di cui amo molto la voce, soprattutto quando si cimenta in sperimentazioni del genere.

Prima per caso e poi per intenzione, tenni questo disco come sottofondo mentre leggevo “Rendez-vous with Rama” di Arthur C. Clarke. L’esplorazione del mondo artificiale cavo e alieno s’accompagnava benissimo con i rumori, gli echi, gli effetti disseminati nel disco.
Echi, rumori ed effetti che propinai anche alla compagnia semi-addormentata che stavo scarrozzando in auto una notte d’estate tornando da Siviglia al campeggio ben fuori città dove avevamo piantato le tende (c’era anche Snow, chissà se se ne ricorda). Ebbene sì, m’ero fatto una copia su cassetta di “quella roba lì” e me l’ero portata dietro in ferie (come necessaria alternativa a “la postina della Valgardena/bacia solo con la luna piena…”).

E non posso non ricordare R. (compagno di ventura nell’esperienza di RCB) che mi ha fatto scoprire questo disco e numerosi altri.

Bologna, Biografilm festival

14 giugno 2008 (21:17) | luoghi, wikiverso | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Sono arrivato ieri insieme a R. sotto il diluvio che ha inzuppato noi e lo scatolone di “10 cose” che stava nella mia auto da tempo.

Per la prima volta la postazione non è tecnicamente attrezzata da noi (col nostro “trashware”) ma è gentile omaggio dell’organizzazione. E non è davvero malaccio.

Poco dopo le 21 c’è stata la nostra presentazione pubblica, che si è risolta in una chiacchierata informale a tutto campo di oltre due ore. Non c’era una grande folla, ma spero che i pochi presenti siano stati soddisfatti nelle loro molte curiosità. Anche grazie all’aiuto della mezza dozzina di Wikip/mediani “di lungo corso” che hanno occupato le prime file e mi hanno dato man forte.
Alla presentazione ha fatto seguito il taglio della torta, preceduto da un momento in cui X. ha svelato un inedito volto da grande imbonitrice da fiera di strapaese, che ha coinvolto molte persone nel “quiz a premi” e nella “sfida del puzzle” preparati per l’occasione.

Stasera il tempo regge meglio, dal nostro stand se n’è appena andato Patrizio Roversi, che ha corretto la sua biografia su Wikipedia.
Niente pioggia, ma temperature più degne di novembre che di giugno.

eppur mi sfugge…

11 giugno 2008 (21:56) | wikiverso | :: G. :: | Lascia un tuo commento

L’incontro dei chapters europei di Wikimedia tenutosi a Nimega qualche settimana fa è servito anche per mettere a confronto le diverse esperienze locali.
Dal confronto tra le varie esperienze nazionali, risulta che il chapter più ricco e più organizzato, quello tedesco, deve molto del suo successo al fatto di aver avuto sostanzialmente mano libera nel poter collaborare con altre realtà, commerciali e non, del mondo di lingua tedesca.
Altri chapters, come quello italiano, hanno avuto meno libertà, ma ciò nonostante hanno saputo concretizzare qualche operazione. Anche noi, per esempio, abbiamo concesso a terzi l’uso commerciale di marchio e logo ma, a differenza dei tedeschi, abbiamo dovuto produrre degli accordi ad hoc, limitati alle singole operazioni.
Altri ancora hanno puntato più su sovvenzioni pubbliche o comunque governative (che in Italia non abbiamo visto manco di striscio) per realizzare le loro iniziative.

Mi è sembrato abbastanza evidente che il successo dei chapters nell’autosostenersi, nel raccogliere fondi e nel realizzare iniziative risulta proporzionale alla libertà di cui hanno goduto – compresa quella di stipulare accordi commerciali.
Sarebbe stato logico estendere agli altri chapter le medesime libertà operative in cui si è mossa l’associazione tedesca. Perlomeno fissando dei limiti al di sotto dei quali il coinvolgimento di Wikimedia Foundation non è necessario. E invece no.
Wikimedia Foundation ha deciso di accentrare presso di sé tutte le decisioni inerenti gli accordi commerciali (anche quelle dei tedeschi). Vuoi per valorizzare meglio il marchio, vuoi per paura che i chapter locali possano farle ombra e sottrarle fondi. Ciò purtroppo crea un collo di bottiglia organizzativo abbastanza stretto, anche in previsione della nascita di nuovi chapters nazionali.

Insomma, avrei preferito un approccio “wiki” anche in questo caso. Una Foundation che stabilisce delle cornici entro cui le associazioni nazionali sono libere di muoversi a loro discrezione e che entra in campo solo quando questi limiti (di soldi in gioco o di visibilità transnazionale) sono superati.

Perplesso…

pogrom

14 maggio 2008 (19:43) | notizie | :: G. :: | Un commento

L’incendio dei campi rom a Napoli [1] (ma anche l’incendio dell’insediando campo di Opera circa un anno e mezzo fa [2]) è un pogrom.

Resto basito nel vedere come la popolazione di un quartiere sia giunta a sentirsi in diritto e in dovere di agire in questo modo.
Se queste azioni sono una punizione per il tentato sequestro di un neonato, come ci viene raccontato, sono azioni ingiuste perché generalizzate e rappresentano il fallimento dello stato, che tramite le sue autorità dovrebbe garantire un sufficiente livello di giustizia, proprio per impedire che si ricorra alla giustizia fai-da-te. Ma su questo lo stato è carente da tempo.

Se n’è parlato tra colleghi in questi giorni; una collega vive vicino ad un campo e racconta di quanto la convivenza risulti difficile sulle cose più banali: l’igiene, il rispetto degli spazi e delle regole comuni.
E se la colpa peggiore dei rom fosse “solo” quella di abbassare il valore degli immobili accanto ai loro campi?

migrazioni primaverili

2 aprile 2008 (12:49) | lavoro | :: G. :: | Un commento

L’introduzione dell’ora legale, l’intiepidirsi dell’aria, gli alberi in fiore sono segnali dell’approssimarsi della primavera.
Nel generale risveglio della natura, c’è una specie che esce dai rifugi in cui ha svernato per andare a marcare (e possibilmente estendere) il proprio territorio di caccia: la specie degli agenti di commercio, volgarmente noti anche come “rappresentanti”.

Vestiti con la loro livrea tipica primaverile – abito blu con cravatta vistosa per colore o motivo – si muovono generalmente soli, anche se può capitare di assistere a fenomeni di affiliazione tra un esemplare “alfa” anziano (quasi sempre maschio) ed un giovane (quasi sempre dello stesso genere dell’anziano) cui vengono mostrati il territorio ed i rituali di corteggiamento.
Gli esemplari femminili hanno una livrea priva di cravatta.

Calano generalmente a sorpresa sulla preda (spesso dirigenti o impiegati di uffici acquisti generalmente di genere femminile; più raramente tecnici), cercando di impressionarla con un colorato ventaglio di offerte speciali, promozioni, condizioni speciali, tutte vincolate all’estensione più o meno permanente del proprio territorio. A questa prima esibizione rituale segue generalmente una trattativa più o meno combattuta che lascia sul campo di incontro non meno di un paio di corposi cataloghi.
Se l’incursione ha successo e si giunge alla stipula di un ordine, il rappresentante sparisce fino alla primavera successiva.

Le prede più scaltre dirottano i rappresentanti verso i bersagli sbagliati (i cosiddetti “non-decisori”, spesso tecnici il cui parere verrà più o meno consapevolmente ignorato), che tengono impegnati i rappresentanti senza aver possibilità di compromettere il territorio aziendale.

di nuovo? di già?

6 febbraio 2008 (22:57) | parole altrui | :: G. :: | 2 commenti

Non l’ho letto, l’ho trovato tra gli scaffali del supermercato e mi è bastato il risvolto di copertina.

“Un’indagine scientifica sulla fine della civiltà” basata sugli studi del calendario Maya, sui cicli dell’attività solare e sull’inversione del campo magnetico terrestre pone la prossima data di scadenza della nostra presunta civiltà al prossimo 21 dicembre 2012.

E io, povero illuso, che dopo il 31 dicembre 1999 credevo che i millenaristi fossero stati zittiti a dovere, coperti di vergogna, fino al 31 dicembre 2999…

Vedendo come molte paure seminate ad arte attecchiscano nelle coscienze, mi viene da pensare che una parte dell’umanità (quella privilegiata) abbia una gran voglia di una spettacolare catastrofe espiatoria, che la liberi dal suo senso di colpa sempre più opprimente.