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be careful what you wish for

14 settembre 2009 (16:29) | wikiverso | :: G. :: | 7 commenti

Ogni volta che leggo sulle varie mailing list wiki[p|m]ediane in giro per il mondo di contatti, collaborazioni, persino finanziamenti pubblici ai vari chapter nazionali di Wikimedia sparsi sul pianeta vorrei tanto che le istituzioni nazionali si interessassero di più a Wiki[p|m]edia.

Poi faccio mente locale sulle raccomandate di legali di parlamentari, europarlamentari, ministri, sindaci, personaggi assortiti che mi sono state recapitate durante il mio mandato da presidente e giungo alla conclusione che di attenzione ce ne dedicano più che a sufficienza. Senza ovviamente capire nulla né del mezzo, né di come funziona, né di come andrebbe usato.

Il culmine del parossismo è la causa per 20 milioni di euro di cui ci racconta Frieda, intentata nonostante – come scrive ToobyWikimedia Italia non c’entra niente con Wikipedia, si limita a promuovere il marchio e basta: è come se un giorno comprassi della Nutella avariata e invece di fare causa alla Ferrero facessi causa a Mediaset che ne ha trasmesso la pubblicità.

L’unico che pareva averci capito qualcosa è stato Fiorello Cortiana. Peccato che non sieda più parlamento.

Aggiornamento – un sacco di pareri:

Paul the Wine Guy qui, Ignis qui, Giacomo Dotta su Webnews, Leoman3000 qui e .mau..

Giacomo Dotta approfondisce ricollegandosi all’Internet Manifesto.

Si aggiungono anche Kiado, Punto Informatico, Tom’s Hardware, EdoM, Aubrey.

In diversi hanno ri-tumblrato PTWG, tra di loro The Hanged Man, Emmanuel Negro.

Alcuni stanno scrivendo ad Angelucci tramite il sito della Camera.

Ne parlano inoltre Mantellini, Civile.it, OneWeb2.0 Armando Leotta, Alessandro GilioliStefano Quintarelli, 0.2, Tiziano Caviglia, Nicola Mattina, Stefano Scardovi, Nick, SbisoloGiornalettismo, Aviatore sopra il mare, Zeus NewsVittorio Zambardino, Gigi CogoGiorgio Marandola, DracoSnowdog e LaPizia. E senz’altro ancora qualcuno che mi sono perso per strada (apologies).

Gianfranco interviene su en.wiki (anche nella talk di Jimbo).

pensavi di cavartela, eh?

10 febbraio 2009 (23:09) | luoghi, wikiverso | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Allo scorso chapters meeting europeo di Nimega io e F. ci andammo con la mia auto. Non che non ci fossero treni o aerei in alternativa, ma avevo voglia di fare una “cavalcata autostradale” come non me ne capitavano da tempo.

Lanciammo dunque i cavalli-vapore dell’auto al galoppo e in una bella galleria della rete autostradale svizzera ebbi la netta sensazione che un autovelox elvetico ci avesse immortalato col suo flash.

Passarono i mesi e immaginai che la targa straniera mi ponesse in una felice condizione di immunità diplomatica.
Avevo un precedente confortante: quando anni fa parcheggiai una sera a Bonn in palese (e in malafede) divieto di sosta trovai sul parabrezza al posto della multa un gentile avviso (a forma di multa) del tipo “la tua targa è straniera, pensiamo che tu non abbia capito che qui era divieto di sosta, per favore non farlo più”.

Ma se la Germania (allora Ovest) fu comprensiva con l’incauto ausländer posteggiatore, la Svizzera non perdona l’ausländer colpevole di eccesso di velocità: dopo 8 mesi e 5 giorni mi viene recapitato un gentile avviso della polizia stradale del cantone di Basel-Landschaft che mi notifica la contravvenzione (9 km/h oltre la tolleranza consentita). 60 franchi.

Fossero organizzati come gli italiani, avrei dovuto probabilmente andare a pagarla oltre confine. Invece, molto gentilmente, la polizia stradale del cantone di Basel-Landschaft mi mette perfino a disposizione un conto corrente presso una banca di Sondrio su cui eseguire il bonifico.

A questo punto mi chiedo perché 8 mesi e passa di attesa. Probabilmente sono i tempi di risposta del PRA alla richiesta dei miei estremi anagrafici…

eppur mi sfugge…

11 giugno 2008 (21:56) | wikiverso | :: G. :: | Lascia un tuo commento

L’incontro dei chapters europei di Wikimedia tenutosi a Nimega qualche settimana fa è servito anche per mettere a confronto le diverse esperienze locali.
Dal confronto tra le varie esperienze nazionali, risulta che il chapter più ricco e più organizzato, quello tedesco, deve molto del suo successo al fatto di aver avuto sostanzialmente mano libera nel poter collaborare con altre realtà, commerciali e non, del mondo di lingua tedesca.
Altri chapters, come quello italiano, hanno avuto meno libertà, ma ciò nonostante hanno saputo concretizzare qualche operazione. Anche noi, per esempio, abbiamo concesso a terzi l’uso commerciale di marchio e logo ma, a differenza dei tedeschi, abbiamo dovuto produrre degli accordi ad hoc, limitati alle singole operazioni.
Altri ancora hanno puntato più su sovvenzioni pubbliche o comunque governative (che in Italia non abbiamo visto manco di striscio) per realizzare le loro iniziative.

Mi è sembrato abbastanza evidente che il successo dei chapters nell’autosostenersi, nel raccogliere fondi e nel realizzare iniziative risulta proporzionale alla libertà di cui hanno goduto – compresa quella di stipulare accordi commerciali.
Sarebbe stato logico estendere agli altri chapter le medesime libertà operative in cui si è mossa l’associazione tedesca. Perlomeno fissando dei limiti al di sotto dei quali il coinvolgimento di Wikimedia Foundation non è necessario. E invece no.
Wikimedia Foundation ha deciso di accentrare presso di sé tutte le decisioni inerenti gli accordi commerciali (anche quelle dei tedeschi). Vuoi per valorizzare meglio il marchio, vuoi per paura che i chapter locali possano farle ombra e sottrarle fondi. Ciò purtroppo crea un collo di bottiglia organizzativo abbastanza stretto, anche in previsione della nascita di nuovi chapters nazionali.

Insomma, avrei preferito un approccio “wiki” anche in questo caso. Una Foundation che stabilisce delle cornici entro cui le associazioni nazionali sono libere di muoversi a loro discrezione e che entra in campo solo quando questi limiti (di soldi in gioco o di visibilità transnazionale) sono superati.

Perplesso…

WM chapters meeting

22 maggio 2008 (23:44) | luoghi, wikiverso | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Per ora siamo all’anteprima. I lavori veri e propri iniziano domattina.
La sede dell’incontro è una sorta di ostello dall’apparenza vistosa e sorprendente (sì, l’ingresso è proprio così come appare).
Si tratta di un ex scuola femminile, gestita da suore francesi, che oggi è occupata da svariati inquilini (ancora non ho capito se proprietari, affittuari o altro) e dall’ostello dove ci troviamo.

More to follow…

US-made arrogance

10 ottobre 2007 (21:38) | wikiverso | :: G. :: | 2 commenti

Lo ammetto: aver perso quest’anno il mio lavoro a causa di scelte arroganti prese da persone di cittadinanza statunitense non mi mette nelle necessarie condizioni di serenità e distacco per restare indifferente a ulteriori manifestazioni di arroganza provenienti da individui che vivono e lavorano dall’altra parte dell’Atlantico.

È quindi con una vena di rabbia e di curiosità che attendo gli sviluppi della discussione sul ruolo dei chapter “Wikimedia” nazionali nei confronti della Wikimedia Foundation. Discussione che, nelle premesse che ho avuto modo di leggere, va in direzione opposta a quanto io personalmente auspicherei.
Invece di affidare alle associazioni locali maggiori libertà operative e maggiori responsabilità – sempre ovviamente nel quadro di una coerenza di fondo con gli scopi della Foundation – ecco che si affaccia la tentazione di fare dei chapter locali delle specie di associazioni “light”, dei semplici megafoni-traduttori buoni solo a fare raccolta fondi per conto della casa madre.

Centralizzare le strategie a medio-lungo termine è cosa giusta; ma per quanto concerne promozione e commercializzazione secondo me è un errore limitare chi si muove in ambito locale, meglio immerso nelle varie culture e nel territorio di appartenenza.

Io non ho nessun pregiudizio contro la centralizzazione, ma credo che sia una cosa buona nella misura in cui il centro è in condizioni di farsi carico (con sufficiente efficienza e tempestività) del lavoro che ne deriva. Mi chiedo se oggi – nonostante le rassicurazioni di alcuni – la Foundation sia veramente in tali condizioni.
L’esperienza passata mi ha insegnato quanto sia a volte necessario rendersi sgradevoli per ottenere un qualche straccio di risposta.

Leggo che viene messa in discussione l’opportunità di avere chapter su base nazionale per sostituirli con chapters più “fluidi” (gruppi d’interesse, regioni, lingue o altro). Ma la strutturazione su base nazionale non è frutto di un capriccio nazionalista fine a sé stesso. Nasce dall’esigenza di avere una giurisprudenza definita (quella del paese di appartenenza) che regoli giuridicamente l’esistenza dei chapter e che (per esempio) ne regoli il loro riconoscimento ai fini fiscali – cosa impossibile su base linguistica o transnazionale, a meno di privilegiare una delle componenti, ovvero quella che ospita fisicamente la sede del chapter.

In attesa di sviluppi, metto in preventivo anche le mie dimissioni. Se Wikimedia Italia – insieme agli altri chapters – è destinata a diventare una scatola vuota, sorry, si trovi qualcun altro a fare da nastrino. Sarò felice di tornare ad occuparmi maggiormente di Wikipedia, che resta comunque la parte più divertente di tutta l’esperienza.