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18 gennaio 2010 (08:18) | a4ventures, café | :: G. :: | 2 commenti
Dev’essere per via del nome: “luce antinebbia posteriore”.
“Anti-” fa pensare a qualche potere magico, qualche lunghezza d’onda miracolosa o qualche campo di forza sub-mesonico che sconfigge la nebbia, nemica del traffico e della moderna mobilità.
Tu fai scattare l’interruttore – clic - e la nebbia non sparisce, però hai la “luce antinebbia posteriore accesa” e non hai più paura. È bello sentirsi protetti con il semplice clic di un interruttore, sullo stesso meccanismo emotivo si fondano interi imperi mediatici, ma la protezione è pura apparenza. La nebbia c’era e c’è ancora.
Ora ti dirò una cosa: la “luce antinebbia posteriore” non fa sparire la nebbia. È solo una luce rossa un po’ più intensa delle altre che accendi in caso di nebbia affinché un’auto che arriva dietro di te possa accorgersi prima della tua presenza sulla strada.
Ma quando quell’auto ce l’hai immediatamente dietro di te, in coda, attaccata al culo, quella luce la devi spegnere. Perché le sue radiazioni antinebbia hanno l’effetto collaterale di abbronzare il conducente dell’auto dietro di te e trasformarlo in un ululante licantropo assassino che ti sfonderebbe il cranio a colpi di cric, se solo ne avesse mezza possibilità.
Promettimi che ci penserai, ok?
tags: apparenza, campo, caso, coda, culo, licantropo, luce rossa, mobilità, nebbia, nome, ossa, paura, possibilità, potere, semplice, sera
1 luglio 2009 (20:44) | a4ventures, playlist | :: G. :: | Un commento
La quotidiana esposizione all’A4 mi provoca occasionali eruzioni di aggressività.
Soprattutto quando una giovane guidatrice di SUV nero carrofunebre pensa di fottersene del codice della strada (paragrafo: diritto di precedenza) e della coda in cui noialtri presumibilmente godiamo a stare.
Chissà se le farebbe più male il ritiro della patente o della carta di credito.
…space is what I need
it’s what I feed on…
tags: a4, aggressività, carta di credito, coda, diritto, eden, esposizione, precedenza, SUV
20 novembre 2008 (21:50) | dischi | :: G. :: | Lascia un tuo commento
O.N.A. – Modlishka
[pl:wp]
Ogni volta che vado in un altro paese cerco di procurarmi qualche esempio di musica del posto. Nell’estate del 1996 ero di transito all’aeroporto di Varsavia, di ritorno dalla Bielorussia. Eravamo andati Brest’ a trovare la scolaresca di cui all’epoca faceva parte anche Ljuda.
Non so bene perchè si scelse di attraversare il confine tra Polonia e Bielorussia via terra, anziché prendere un aereo per Minsk. Tra la chilometrica coda dei TIR, gli orari di chiusura del valico di frontiera e il tempo materiale di vidimare i passaporti e ispezionare i bagagli, sia all’andata che al ritorno attraversare la frontiera ci portò via circa tre ore.
Ingannando l’attesa del volo di ritorno, all’aeroporto trovo un negozio di dischi. Non avendo idea del panorama musicale polacco decido di chiedere consiglio ai ragazzi dietro al banco. Mi rivolgo a loro in russo, chiedendo anzitutto loro se parlano russo. La loro risposta è un asciutto “niet”. In effetti, rivolgersi a dei polacchi in russo negli anni ’90 probabilmente è un po’ come rivolgersi a dei polacchi in tedesco negli anni ’50: non c’è da attendersi grande entusiasmo.
Replico immediatamente “do you speak English, then?” e ottengo da loro un attimo di sorpresa (vuoi vedere che questo tizio non è russo?) e in risposta un “yes, but… лучше по-русски”. Meglio in russo. “Хорошо”. Va bene, come preferite.
A questo punto dico loro che sono italiano (ho l’impressione che sia meglio specificarlo), che non conosco la musica rock polacca, che preferisco le voci femminili e che sarei loro grato se mi consigliassero qualcosa.
Devo dire che m’hanno consigliato abbastanza bene. È un rock un pochetto più duro della musica che ascolto abitualmente, ma la voce di Agnieszka Chylińska non è affatto male.
tags: accento, aeroporto, ascolto, Bielorussia, Brest, chilometri, circa, coda, eden, esempio, fine, frontiera, Italia, Modlishka, musica, O.N.A., ogni volta, punto, risposta, russo, sorpresa, tempo, Varsavia, voce
28 ottobre 2008 (12:12) | notizie | :: G. :: | Un commento
In farmacia aumentano le vendite di prodotti contro il jetlag… [1]
L’idea di rinunciare definitivamente all’ora solare non è poi così peregrina, ma tirare in ballo il jet lag mi pare francamente pretestuoso. Non è che in regime di ora legale adottiamo il fuso orario di Hong Kong…
tags: coda, fuso orario, Hong Kong, jet lag, ora legale, orario
27 aprile 2008 (20:32) | parole altrui | :: G. :: | 4 commenti
Giovedì pomeriggio scorso sono andato a ritirare la mia nuova carta d’identità e, trattandosi di un’apertura dell’ufficio anagrafe fatta in un orario abbastanza comodo per chi lavora, non mi ha sorpreso l’aver trovato un po’ di coda da fare.
La coda era – come ormai sempre avviene in ogni struttura pubblica – “multiculturale” e anche stavolta ho osservato un fenomeno abbastanza frequente: a me e agli altri cittadini di madrelingua italiana il personale di sportello si rivolge con le abituali forme di cortesia (“Lei”, “buonasera”). Ai cittadini di aspetto e madrelingua non italiana viene invece riservato un registro di linguaggio più informale (“tu”, “ciao”).
Si tratta forse di un modo per evitare un possibile fraintendimento del significato di “Lei”, che una persona d’origine straniera potrebbe equivocare? Ma quand’anche fosse così, perché poi il “ciao” al posto del “buonasera”?
Grossman e Erenburg nel loro “libro nero” raccontano di come e quando i militari tedeschi passassero dal “Sie” al “du” in funzione dell’interlocutore (umano o Untermensch) che avevano di fronte.
A essere maliziosi, verrebbe da pensare che molti operatori di sportelli pubblici abbiano per i cittadini di origine straniera minore rispetto. Ma cosa vado a pensare…
tags: anagrafe, cittadini, coda, cultura, fenomeno, identità, informale, Italia, madrelingua, multiculturale, nome, orario, origine, personale, pomeriggio, sera, sportello, straniero
24 marzo 2008 (22:07) | parole altrui, wikiverso | :: G. :: | Lascia un tuo commento
Corriere della Sera – NAZIONALE -
sezione: Cronache – data: 2008-03-10 num: – pag: 25
categoria: REDAZIONALE
L’incontro Assemblea a Milano per gli autori italiani dell’enciclopedia virtuale
Il raduno dei wikipediani: «Sul web si impara tutto»
Un vertice nazionale per i redattori della biblioteca di Internet che in numero di contatti supera anche YouTube
MILANO — «Sono una vittima del sistema». Be’, scusi, con quel nomignolo lì che s’è scelto… Alzata di mano, voto unanime: è ufficiale, «Gatto Nero» l’han trombato. Il direttivo di Wikipedia ha deciso che il suo recente comportamento non s’addice allo spirito-guida della biblioteca su internet, che ieri ha tenuto a Milano il vertice nazionale. «Gatto Nero », in una discussione via chat se accettare o meno delle variazioni ad alcune voci «aveva preteso di volersi imporre» e aveva via via esagerato coi toni passando, inaudito, «agli insulti». E no. Wikipedia, che in Italia supera You Tube (a dicembre, ultima rilevazione, quasi 8 milioni di contatti contro 7) su una parola chiave insiste: il lavoro di squadra, la comunità, il villaggio globale. Dove tutti sono nessuno, e altrimenti non si chiamerebbero soltanto coi nickname, le identità virtuali. Nome e cognome non esistono. Il luogo di nascita, che importa. La nazionalità? Ma va là, provinciale: siam cittadini del mondo, anzi della rete.
Tre ore, è durato il vertice. La discussione s’è aggrovigliata sui temi del copyright e della ricerca di sponsor, e ha toccato l’apice di tensione nella quarantena imposta a «Gatto Nero», che l’ha presa agitandosi da tarantolato. Per il resto, c’è stato un certo autoelogio di quanto si faccia, e di come naturalmente lo si faccia bene. Frieda Brioschi, 31 anni, alias «Ubi», uno dei capi: «Abbiamo le nostre lacune. Tipo la storia. Ma sul resto, siamo in progressione». Compreso il sesso? «E certo. Li ha visti i disegnini sul kamasutra? ». No, dove sono? «Su Wikipedia Italia, s’intende».
Benvenuti su Wikipedia Italia. Oppure Ave, Benvegnui, Bemmenute. Dal latino al veneto fino al campano, la biblioteca (aperta a chiunque, uno si registra e può sparare dentro a piacimento il proprio bagaglio culturale) ha varato sezioni interamente in altre lingue, compresi i dialetti locali. Forte d’una spinta tremenda di affezionati che, «con una media di due ore al giorno attaccati al computer», infilano notizie e ne correggono altre.
Un ritmo da centrifuga — minacciato da hacker e vandali che «sporcano» i testi e inseriscono informazioni fasulle — che non si capisce sia divertimento o malattia. Vagano certi volti pallidi modello ragioniere al mare d’agosto, qui, certi lungagnoni magri, certi pensionati dagli occhi spiritati («È una droga, una droga!») che sembrano di ritorno da una guerra o dalla luna. Eppure, eppure il movimento cresce, s’estende, vuol conquistare il Sud («Prossimo incontro a Napoli, dobbiamo convincere il meridione a seguirci»), attira fedeli, seduce i professori, come quello che ha spinto la laureanda Elisabetta Gerola, 24 anni, a scrivere una tesi proprio su Wikipedia.
Che poi, Elisabetta, è una delle cinque figure femminili in sala. «Alla nostra biblioteca — lamenta con metamorfosi facciale tendente alla tristezza più cupa e con drammatico trasporto emozionale Giorgio «Chemical Bit» Fascilla, 34 anni, studente universitario — le donne sono il 10% appena». Motivo? «Purtroppo non amano l’informatica » suggerisce Carlo «Lusum» Sardi, 32 anni, che l’informatica la insegna in un liceo bresciano. È un problema, lo scarso interesse del gentil sesso? Per Gian Francesco «mizardellorsa » Esposito, 62 anni, no che non è un problema. Che gl’importa. È concentrato sul miglioramento del suo record: 14mila informazioni già piazzate su Wikipedia. Senta «mizardellorsa », mica se la ricorda la prima volta, ossia la prima voce? «No». Son tanto prolifici, i wikipediani, che il debutto è lontano, ed è cosa remota, superflua, vacua. Finanche per i novizi. Tipo «Pietro Dn» e «Ramac», 13 e 14 anni. «L’esordio? Boh. Deve sapere che spediamo un’infinità di informazioni tecniche che traduciamo dall’inglese ». Ah. E le vostre mamme lo sanno? «Sì. Non facciamo una brutta cosa, vero?».
Andrea Galli
Egregio direttore,
in merito all’articolo comparso a pagina 25 del Corriere della Sera di lunedì 10 marzo 2008, firmato da Andrea Galli, “Il raduno dei wikipediani: sul web si impara di tutto” le chiedo di effettuare le seguenti rettifiche:
* “Assemblea a Milano per gli autori italiani dell’enciclopedia virtuale” è scorretto. Si è trattato dell’assemblea di Wikimedia Italia e i partecipanti erano i soci. La maggior parte di essi scrive su Wikipedia ma non tutti. E non erano tutti italiani.
* “un vertice nazionale per i redattori della biblioteca di internet”, come sopra: non si è trattato del vertice nazionale dei redattori.. inoltre Wikipedia è un’enciclopedia non una biblioteca (ribadito almeno tre volte).
* i virgolettati attribuiti ai vari personaggi: mi chiedo come sia possibile che siano presenti dei virgolettati se il sig. Galli prendeva appunti su un taccuino segnando unicamente un paio di parole per riassumere intere frasi pronunciate dagli intervistati. Personalmente disconosco il virgolettato che mi viene attribuito.
* non ho mai detto “Wikipedia Italia”
* la vicenda Gatto Nero è completamente inventata, almeno nei termini in cui è stata scritta. Gatto Nero è stato radiato da Wikimedia Italia per denigrazione nei confronti dell’associazione e dei suoi soci, e per comportamento nocivo nei confronti del progetto Wikipedia
* “alzata di mano, voto unanime, Gatto Nero è trombato” 35 favorevoli, 15 astenuti e 11 contrari non è unanimità
* “Dove tutti sono nessuno, e altrimenti non si chiamerebbero soltanto coi nickname, le identità virtuali. Nome e cognome non esistono”, detto di persone che avevano tutte un cartellino con scritto in caratteri molto grandi il proprio nome e cognome e in caratteri decisamente più piccoli il proprio nickname.
* “nella quarantena imposta a Gatto Nero” a parte che si tratta di una persona e non di un appestato, è stata una radiazione
* “vagano certi volti pallidi modello ragioniere al mare d’agosto, qui, certi lungagnoni magri, certi pensionati dagli occhi spiritati che sembrano di ritorno da una guerra o dalla luna” su queste affermazioni esigo delle scuse, perché lede la dignità dei nostri associati e l’immagine di tutta la nostra associazione.
* “uno si registra e spara dentro a piacimento il proprio bagaglio culturale” è una affermazione che sminuisce il lavoro di centinaia di migliaia di persone e contiene un errore di fondo: non è necessario registrarsi
* “ha varato sezioni interamente in altre lingue” non è vero: Wikipedia esiste in oltre 250 lingue, dove le lingue sono riprese dalla la normativa ISO 693-3 sebbene alcune di esse vengano comunemente considerate dialetti in Italia
* “dobbiamo convincere il Meridione a seguirci” è una frase che non è mai stata pronunciata (abbiamo le riprese video dell’assemblea nel caso voleste verificare)
* “ha inviato a Wikipedia 14mila notizie” (ripetuto due volte) è sbagliato. Ha effettuato 14mila interventi di modifica (una modifica non corrisponde necessariamente ad una informazione).
* Wikipedia non ha un board mondiale. Io faccio parte del consiglio direttivo di Wikimedia Foundation
* non esiste alcuna assemblea direttiva
* Jacopo Celentano non era il più giovane presente (lo era Pietro invece, citato in coda all’articolo)
* Pietrodn non ha 13 anni e Ramac non ne ha 14.. sono stati entrambi ringiovaniti di un anno
* Pietrodn e Ramac non sono novizi, Pietrodn partecipa al progetto Wikipedia da diversi anni
Ho personalmente consegnato al sig.
Galli del materiale informativo, tra cui una copia cartacea di questo documento che non mi risulta sia stato consultato (a differenza del rapporto Nielsen sul traffico, citato ma senza attribuzione).
Sono assolutamente incredula e indignata di come il Corriere della Sera abbia potuto pubblicare un articolo così pieno di imprecisioni. Vi inoltre faccio presente che diversi blog e sulle pagine di coordinamento di Wikipedia stessa siano presenti accesi dibattiti su questo articolo.
Onde evitare (evitarci!) episodi simili in futuro vorrei avere la possibilità di leggere gli articoli che riguardano Wikimedia Italia prima che questi vengano pubblicati.
Distinti saluti,
Frieda Brioschi
Wikimedia Italia
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2 gennaio 2008 (10:35) | lavoro | :: G. :: | 2 commenti
Cambiare lavoro mi ha spostato su nuove rotte quotidiane che non passano più per il centro commerciale dove facevo spesa una volta a settimana fino a qualche mese fa.
Ci ho rimesso nuovamente piede durante le feste e ho notato che anche lì sono sbarcate le casse self-checkout.
Le conoscete anche voi, a differenza delle casse “normali”, dove un’addetta – la cassiera – fa riconoscere i vostri acquisti al lettore di codice a barre e incassa, siamo noi, i clienti, che ci arrangiamo a fare il lavoro della cassiera e a pagare in maniera automatizzata.
Che ci guadagno a servirmi di quelle casse? Nessuno sconto, nessun regalo, forse faccio meno coda, ma non giurerei che, una volta che è il mio turno, io ci metta meno tempo di una cassiera a completare l’operazione.
Inoltre potrei sbagliare a compiere qualche gesto, ad esempio facendo passare più volte per errore un pezzo davanti al lettore o fare ancora qualche errore quando si tratta di pagare. Proprio per far fronte a varie evenienze due addette del supermercato sorvegliano le operazioni.
Tenuto conto che le casse automatiche che ho visto hanno sostituito quattro postazioni tradizionali, ecco che sfruttando il tempo e il lavoro gratuito dei clienti cassieri improvvisati, la società proprietaria del supermercato può fare a meno di due cassiere quindi risparmiare sul costo del loro lavoro.
Chissà se le cassiere che hanno perso il posto sono state contente di avere l’opportunità di occuparsi d’altro nella loro vita. Certamente il loro lavoro non era il massimo della creatività.
Chissà come riusciremo a mantenere livelli medi adeguati di potere d’acquisto (adeguati a non innescare una spirale recessiva dell’economia, intendo) a mano a mano che il lavoro umano diventa per le aziende sempre più soltanto un costo da eliminare. Reddito di cittadinanza?
Nel frattempo, finché mi sarà possibile, sarò felice di evitare le casse automatiche e di continuare ad avvalermi del lavoro (e dell’umana cortesia) di una cassiera in carne, ossa, stress e progetti di vita nascosti dietro un’uniforme.
tags: cassiera, centro commerciale, coda, costi, differenza, economia, errore, esempio, gesto, lavoro, lettore, nessuno, ossa, pagare, pezzo, potere, settimana, supermercato, tempo, uscire, varie
13 dicembre 2007 (18:51) | wikiverso | :: G. :: | Lascia un tuo commento
http://www.federmanager.it/upload/varie/297_Wiki_Conference_Federmanager.pdf
Su gentile invito degli organizzatori, che ringrazio, sono stato uno dei tre oratori che sono intervenuti ieri in una conferenza che s’è tenuta a Torino.
Avendo inizio alle 18 e preventivando di arrivare quella mezz’oretta in anticipo, la prima cosa da fare è prendersi il pomeriggio libero dal lavoro, questo per me significa essere libero dalle 13 in poi.
La scelta più naturale del mezzo è il treno, ma Bergamo dal punto di vista ferroviario è un mezzo disastro. Se all’andata il primo treno utile per arrivare a Torino in tempo sarebbe alle 13:15, ecco che mi si pone il problema di arrivare alla stazione di Bergamo in 15 minuti (e parcheggiare e raggiungere la stazione). Il treno successivo parte un’ora dopo e, attraverso una coincidenza simile, si arriva a Torino un’ora dopo, ovvero con dieci minuti di ritardo sul mio programma, a cui aggiungere i minuti di cammino che separano la stazione dalla sede della conferenza. Vero che la conferenza inzia comunque con un minimo di “ritardo accademico”, potrei anche correre il rischio, ovviamente avvertendo gli organizzatori.
Ora calcoliamo il viaggio di ritorno: la conferenza dura un paio d’ore (in realtà poi si protrae a oltre le 21), siamo in parola per cenare insieme, ecco che corro il rischio di dover trascorrere la notte alla stazione Centrale di Milano in attesa del primo treno utile per Bergamo, verso le 5 del mattino successivo.
Decido di prendere l’auto, ma i camionisti sono in sciopero e il mio serbatoio non è pieno. Mi basterà la benzina che ho per andare e tornare da Torino e tirare fino a lunedì nell’ipotesi che il blocco duri quanto le organizzazioni sindacali degli autotrasportatori hanno promesso?
Lasciare l’auto a Milano e prendere il treno da lì? I collegamenti sono più frequenti e non dovrei avere il problema della coincidenza. Ma per raggiungere la stazione Centrale, parcheggiare e prendere l’Eurostar il tempo risulta ancora tirato, anche alla luce dell’incognita che si pone nel raggiungere l’autostrada. La radio racconta di blocchi e traffico difficile.
E auto sia, dunque. Riesco anche a rabboccare il serbatoio, facendo una coda relativamente breve. Peccato che non abbia con me una tanica vuota, che avrebbe funzionato da “coperta di Linus”.
All’andata, pattuglie di carabinieri garantiscono uno stretto accesso all’ingresso dell’autostrada, ingorgata dai camion fermi. Una volta in autostrada però il traffico è praticamente inesistente. Mi devo sforzare di non accelerare, per mantenere basso il consumo di carburante, in previsione di dover andare e tornare con il pieno che ho e far durare gli avanzi fino a lunedì.
Tra Milano e Torino leggo solo di due aree di servizio che segnalano esaurito il gasolio (ma non dicono nulla della benzina, che quindi immagino ci sia ancora), raggiungo comunque il centro di Torino e la serata si svolge come da programma.
Durante il ritorno la radio mi informa di quanto avevo intuito notando carovane di camion sulla corsia di destra dell’autostrada: il blocco è finito. Nonostante due aree di servizio segnalino tutti i carburanti esauriti, riesco comunque a trovarne una che ha ancora disponibilità di benzina e rabbocco nuovamente il serbatoio, just in case…
Sì, il treno dovrebbe proprio essere la scelta più naturale.
tags: accesso, autostrada, Bergamo, blocco, centrale, coda, conferenza, consumo, coperta, correre, destra, dieci, euro, gara, ingresso, invito, lavoro, Milano, natura, parola, pomeriggio, problema, programma, punto, scelta, sciopero, segnali, sera, tempo, Torino, tornare, treno, varie, viaggio, visione, vizio
23 settembre 2007 (18:42) | luoghi | :: G. :: | 2 commenti
C. ha saputo che la Villa Reale di Monza viene aperta al pubblico oggi e per altre tre domeniche, con visite guidate di circa un’ora, alla modica cifra di tre euri.
Ha prenotato (e ha fatto bene, vista la coda che c’era) e stamattina ci siamo andati.
Paragonandole ad altre magioni reali o nobiliari viste in giro per l’Europa, la prima cosa che mi viene in mente è una certa uniformità: allora come ora, i ricchi tendono ad essere noiosamente impegnati ad urlare al mondo il loro potere, e per far sì che il messaggio giunga ai destinatari voluti (gli altri ricchi), devono usare un linguaggio che questi possano capire – ed ecco quindi la competizione sulla grandezza e sulla magnificenza di parchi, giardini, laghi, stanze, decori e arredamenti.
La fruibilità delle strutture e la loro abitabilità sono un fattore secondario. L’importante è che siano adeguatamente di rappresentanza e doverosamente marcate dai segni della potenza e della ricchezza della famiglia padrona del maniero in quel momento.
Per fortuna è arrivato Le Corbusier a spiegarci come da un singolo locale di 10 metri per 10 metri per 6 metri di altezza (nella Villa Reale ci dicono che ci sono 700 stanze del genere, forse quelle al piano superiore a 6 metri di altezza non ci arrivano) si può ricavare un intero appartamento, e nemmeno tanto scomodo, secondo gli standard di oggi.
Lo so, lo so… sono il solito giacobino communardo che manca di poesia e non apprezza come si deve i servizi di Limoges. Ma è più forte di me: non posso non inneggiare alla Rivoluzione Francese con le sue liberté, egalité e fraternité quando penso a come il prezzo della lussuosa (per l’epoca) vita di pochi e dei loro cortigiani veniva fatto pagare ad altri.
Nota a margine: comunque la pensiate sulla nobiltà, l’apertura della Villa Reale dovrebbe essere regola e non eccezione.
tags: appartamento, circa, coda, eccezione, euro, Europa, famiglia, Le Corbusier, Limoges, mattina, miglia, momento, mondo, Monza, nobiltà, ossa, pagare, petizione, piano, poesia, potere, prezzo, Rivoluzione Francese, standard, villa
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