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un po’ come
Un po’ come se un’associazione culturale africana non potesse organizzare un incontro nelle scuole perché altrimenti i ragazzi potrebbero abbronzarsi. [1]
È la stupidità, quella che è contagiosa.
e farà bene
“Quello che s’è visto distruggere l’auto [1] ne comprerà un’altra, poi quando si troverà un marocchino attraversargli la strada lo tirerà sotto di sicuro.”
“E farà bene.”
“Ma che c’entra quel poveraccio col vandalo che gli ha sfasciato l’auto?”
“Niente, ma farà bene lo stesso.”
È tutto qui l’errore, semplice e enorme: identificare un individuo con il suo gruppo (sociale, etnico, culturale, etc.) di appartenenza e viceversa.
Distinguere l’individuo dal suo gruppo, vedere la persona sotto l’etichetta, costa fatica. Pone ogni individuo davanti alle proprie singole responsabilità, denudate dall’alibi del gruppo. Alibi che fa comodo anche a ogni razzista, consapevole o meno di esserlo.
cimena!
Per il governo “Natale a Beverly Hills” è un film di interesse culturale. [1]
Tra 5000 anni gli archeologi capiranno molte cose grazie a lui.
be careful what you wish for
Ogni volta che leggo sulle varie mailing list wiki[p|m]ediane in giro per il mondo di contatti, collaborazioni, persino finanziamenti pubblici ai vari chapter nazionali di Wikimedia sparsi sul pianeta vorrei tanto che le istituzioni nazionali si interessassero di più a Wiki[p|m]edia.
Poi faccio mente locale sulle raccomandate di legali di parlamentari, europarlamentari, ministri, sindaci, personaggi assortiti che mi sono state recapitate durante il mio mandato da presidente e giungo alla conclusione che di attenzione ce ne dedicano più che a sufficienza. Senza ovviamente capire nulla né del mezzo, né di come funziona, né di come andrebbe usato.
Il culmine del parossismo è la causa per 20 milioni di euro di cui ci racconta Frieda, intentata nonostante – come scrive Tooby – Wikimedia Italia non c’entra niente con Wikipedia, si limita a promuovere il marchio e basta: è come se un giorno comprassi della Nutella avariata e invece di fare causa alla Ferrero facessi causa a Mediaset che ne ha trasmesso la pubblicità.
L’unico che pareva averci capito qualcosa è stato Fiorello Cortiana. Peccato che non sieda più parlamento.
Aggiornamento – un sacco di pareri:
Paul the Wine Guy qui, Ignis qui, Giacomo Dotta su Webnews, Leoman3000 qui e .mau..
Giacomo Dotta approfondisce ricollegandosi all’Internet Manifesto.
Si aggiungono anche Kiado, Punto Informatico, Tom’s Hardware, EdoM, Aubrey.
In diversi hanno ri-tumblrato PTWG, tra di loro The Hanged Man, Emmanuel Negro.
Alcuni stanno scrivendo ad Angelucci tramite il sito della Camera.
Ne parlano inoltre Mantellini, Civile.it, OneWeb2.0, Armando Leotta, Alessandro Gilioli, Stefano Quintarelli, 0.2, Tiziano Caviglia, Nicola Mattina, Stefano Scardovi, Nick, Sbisolo, Giornalettismo, Aviatore sopra il mare, Zeus News, Vittorio Zambardino, Gigi Cogo, Giorgio Marandola, Draco, Snowdog e LaPizia. E senz’altro ancora qualcuno che mi sono perso per strada (apologies).
Gianfranco interviene su en.wiki (anche nella talk di Jimbo).
la lobby gay
Un amico mi segnala questo link definendolo “interessante”: http://www.genitoricattolici.org/lobby%20gay.htm
Delirio. Incazzatura e tristezza.
L’autore scrive
[...] C’è un paradosso che molti ignorano: il primo passo per aiutare gli omosessuali è riconoscere serenamente che in quella condizione essi vivono male. Anche quando sia apparentemente accettata con serenità, l’omosessualità non sarà mai compatibile con i livelli più profondi della persona. [...]
Che l’omosessualità non sia una malattia non lo dico io, lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ovviamente prima vittima della Potentissima Lobby Gay™ che governa il mondo.
Che un omosessuale viva male la propria condizione è un postulato dell’autore, privo di fondamento.
Certo, se fin da quando sei un ragazzino la tua comunità continua – ogni fottuto giorno – ad emarginarti e a dirti che non sei normale e non sarai mai felice, può darsi che alla lunga te ne convinci pure tu [1].
Nei casi più felici si manda l’amorevole comunità a farsi fottere e ci si costruisce una vita finalmente liberi e sereni, debitamente lontani da tutti quei bigotti che t’hanno avvelenato l’esistenza. I casi meno felici finiscono documentati nel link citato in chiusura al paragrafo precedente.
È proprio quel presentare il gay nella cultura contemporanea in una luce normale, che l’autore tanto depreca, che aiuta milioni di persone nel mondo a star meglio con sé stesse e con gli altri, soprattutto durante gli anni critici dell’adolescenza.
[...] Sappiamo, ad esempio, che nel vissuto di moltissimi omosessuali maschi adulti c’è un padre evanescente; e spessissimo c’è una famiglia sfasciata, un divorzio. Non a caso, anche qui il miglior modo per prevenire è difendere la famiglia, recuperando in particolare la figura di un padre affettuoso ma autorevole, capace di dettare delle regole e dei divieti. In questo senso, i movimenti di liberazione omosessuale sono degli acerrimi nemici della famiglia. [...]
Che tradotto in buon italiano, significa “dove stanno quei padri che raddrizzavano i figli debosciati con una giusta dose di scapaccioni?”
Io conosco esempi di figli “raddrizzati” a dovere che scoprono poi la loro inclinazione magari dopo un matrimonio, o persino dopo essere diventati genitori.
Queste tesi sono una ribollita di quelle propugnate dal movimento dei cosiddetti “ex-gay”; Wikipedia ha un’interessante pagina in proposito: http://it.wikipedia.org/wiki/Ex-gay
Va detto che la pagina linkatami è piuttosto datata, risulta pubblicata dal giugno 2003.
Viene da sperare che questi cinque anni non siano passati invano.
tu o lei
Giovedì pomeriggio scorso sono andato a ritirare la mia nuova carta d’identità e, trattandosi di un’apertura dell’ufficio anagrafe fatta in un orario abbastanza comodo per chi lavora, non mi ha sorpreso l’aver trovato un po’ di coda da fare.
La coda era – come ormai sempre avviene in ogni struttura pubblica – “multiculturale” e anche stavolta ho osservato un fenomeno abbastanza frequente: a me e agli altri cittadini di madrelingua italiana il personale di sportello si rivolge con le abituali forme di cortesia (“Lei”, “buonasera”). Ai cittadini di aspetto e madrelingua non italiana viene invece riservato un registro di linguaggio più informale (“tu”, “ciao”).
Si tratta forse di un modo per evitare un possibile fraintendimento del significato di “Lei”, che una persona d’origine straniera potrebbe equivocare? Ma quand’anche fosse così, perché poi il “ciao” al posto del “buonasera”?
Grossman e Erenburg nel loro “libro nero” raccontano di come e quando i militari tedeschi passassero dal “Sie” al “du” in funzione dell’interlocutore (umano o Untermensch) che avevano di fronte.
A essere maliziosi, verrebbe da pensare che molti operatori di sportelli pubblici abbiano per i cittadini di origine straniera minore rispetto. Ma cosa vado a pensare…
contu-mail
Corriere della Sera – NAZIONALE -
sezione: Cronache – data: 2008-03-10 num: – pag: 25
categoria: REDAZIONALE
L’incontro Assemblea a Milano per gli autori italiani dell’enciclopedia virtuale
Il raduno dei wikipediani: «Sul web si impara tutto»
Un vertice nazionale per i redattori della biblioteca di Internet che in numero di contatti supera anche YouTube
MILANO — «Sono una vittima del sistema». Be’, scusi, con quel nomignolo lì che s’è scelto… Alzata di mano, voto unanime: è ufficiale, «Gatto Nero» l’han trombato. Il direttivo di Wikipedia ha deciso che il suo recente comportamento non s’addice allo spirito-guida della biblioteca su internet, che ieri ha tenuto a Milano il vertice nazionale. «Gatto Nero », in una discussione via chat se accettare o meno delle variazioni ad alcune voci «aveva preteso di volersi imporre» e aveva via via esagerato coi toni passando, inaudito, «agli insulti». E no. Wikipedia, che in Italia supera You Tube (a dicembre, ultima rilevazione, quasi 8 milioni di contatti contro 7) su una parola chiave insiste: il lavoro di squadra, la comunità, il villaggio globale. Dove tutti sono nessuno, e altrimenti non si chiamerebbero soltanto coi nickname, le identità virtuali. Nome e cognome non esistono. Il luogo di nascita, che importa. La nazionalità? Ma va là, provinciale: siam cittadini del mondo, anzi della rete.
Tre ore, è durato il vertice. La discussione s’è aggrovigliata sui temi del copyright e della ricerca di sponsor, e ha toccato l’apice di tensione nella quarantena imposta a «Gatto Nero», che l’ha presa agitandosi da tarantolato. Per il resto, c’è stato un certo autoelogio di quanto si faccia, e di come naturalmente lo si faccia bene. Frieda Brioschi, 31 anni, alias «Ubi», uno dei capi: «Abbiamo le nostre lacune. Tipo la storia. Ma sul resto, siamo in progressione». Compreso il sesso? «E certo. Li ha visti i disegnini sul kamasutra? ». No, dove sono? «Su Wikipedia Italia, s’intende».
Benvenuti su Wikipedia Italia. Oppure Ave, Benvegnui, Bemmenute. Dal latino al veneto fino al campano, la biblioteca (aperta a chiunque, uno si registra e può sparare dentro a piacimento il proprio bagaglio culturale) ha varato sezioni interamente in altre lingue, compresi i dialetti locali. Forte d’una spinta tremenda di affezionati che, «con una media di due ore al giorno attaccati al computer», infilano notizie e ne correggono altre.
Un ritmo da centrifuga — minacciato da hacker e vandali che «sporcano» i testi e inseriscono informazioni fasulle — che non si capisce sia divertimento o malattia. Vagano certi volti pallidi modello ragioniere al mare d’agosto, qui, certi lungagnoni magri, certi pensionati dagli occhi spiritati («È una droga, una droga!») che sembrano di ritorno da una guerra o dalla luna. Eppure, eppure il movimento cresce, s’estende, vuol conquistare il Sud («Prossimo incontro a Napoli, dobbiamo convincere il meridione a seguirci»), attira fedeli, seduce i professori, come quello che ha spinto la laureanda Elisabetta Gerola, 24 anni, a scrivere una tesi proprio su Wikipedia.
Che poi, Elisabetta, è una delle cinque figure femminili in sala. «Alla nostra biblioteca — lamenta con metamorfosi facciale tendente alla tristezza più cupa e con drammatico trasporto emozionale Giorgio «Chemical Bit» Fascilla, 34 anni, studente universitario — le donne sono il 10% appena». Motivo? «Purtroppo non amano l’informatica » suggerisce Carlo «Lusum» Sardi, 32 anni, che l’informatica la insegna in un liceo bresciano. È un problema, lo scarso interesse del gentil sesso? Per Gian Francesco «mizardellorsa » Esposito, 62 anni, no che non è un problema. Che gl’importa. È concentrato sul miglioramento del suo record: 14mila informazioni già piazzate su Wikipedia. Senta «mizardellorsa », mica se la ricorda la prima volta, ossia la prima voce? «No». Son tanto prolifici, i wikipediani, che il debutto è lontano, ed è cosa remota, superflua, vacua. Finanche per i novizi. Tipo «Pietro Dn» e «Ramac», 13 e 14 anni. «L’esordio? Boh. Deve sapere che spediamo un’infinità di informazioni tecniche che traduciamo dall’inglese ». Ah. E le vostre mamme lo sanno? «Sì. Non facciamo una brutta cosa, vero?».
Andrea Galli
Egregio direttore,
in merito all’articolo comparso a pagina 25 del Corriere della Sera di lunedì 10 marzo 2008, firmato da Andrea Galli, “Il raduno dei wikipediani: sul web si impara di tutto” le chiedo di effettuare le seguenti rettifiche:
* “Assemblea a Milano per gli autori italiani dell’enciclopedia virtuale” è scorretto. Si è trattato dell’assemblea di Wikimedia Italia e i partecipanti erano i soci. La maggior parte di essi scrive su Wikipedia ma non tutti. E non erano tutti italiani.
* “un vertice nazionale per i redattori della biblioteca di internet”, come sopra: non si è trattato del vertice nazionale dei redattori.. inoltre Wikipedia è un’enciclopedia non una biblioteca (ribadito almeno tre volte).
* i virgolettati attribuiti ai vari personaggi: mi chiedo come sia possibile che siano presenti dei virgolettati se il sig. Galli prendeva appunti su un taccuino segnando unicamente un paio di parole per riassumere intere frasi pronunciate dagli intervistati. Personalmente disconosco il virgolettato che mi viene attribuito.
* non ho mai detto “Wikipedia Italia”
* la vicenda Gatto Nero è completamente inventata, almeno nei termini in cui è stata scritta. Gatto Nero è stato radiato da Wikimedia Italia per denigrazione nei confronti dell’associazione e dei suoi soci, e per comportamento nocivo nei confronti del progetto Wikipedia
* “alzata di mano, voto unanime, Gatto Nero è trombato” 35 favorevoli, 15 astenuti e 11 contrari non è unanimità
* “Dove tutti sono nessuno, e altrimenti non si chiamerebbero soltanto coi nickname, le identità virtuali. Nome e cognome non esistono”, detto di persone che avevano tutte un cartellino con scritto in caratteri molto grandi il proprio nome e cognome e in caratteri decisamente più piccoli il proprio nickname.
* “nella quarantena imposta a Gatto Nero” a parte che si tratta di una persona e non di un appestato, è stata una radiazione
* “vagano certi volti pallidi modello ragioniere al mare d’agosto, qui, certi lungagnoni magri, certi pensionati dagli occhi spiritati che sembrano di ritorno da una guerra o dalla luna” su queste affermazioni esigo delle scuse, perché lede la dignità dei nostri associati e l’immagine di tutta la nostra associazione.
* “uno si registra e spara dentro a piacimento il proprio bagaglio culturale” è una affermazione che sminuisce il lavoro di centinaia di migliaia di persone e contiene un errore di fondo: non è necessario registrarsi
* “ha varato sezioni interamente in altre lingue” non è vero: Wikipedia esiste in oltre 250 lingue, dove le lingue sono riprese dalla la normativa ISO 693-3 sebbene alcune di esse vengano comunemente considerate dialetti in Italia
* “dobbiamo convincere il Meridione a seguirci” è una frase che non è mai stata pronunciata (abbiamo le riprese video dell’assemblea nel caso voleste verificare)
* “ha inviato a Wikipedia 14mila notizie” (ripetuto due volte) è sbagliato. Ha effettuato 14mila interventi di modifica (una modifica non corrisponde necessariamente ad una informazione).
* Wikipedia non ha un board mondiale. Io faccio parte del consiglio direttivo di Wikimedia Foundation
* non esiste alcuna assemblea direttiva
* Jacopo Celentano non era il più giovane presente (lo era Pietro invece, citato in coda all’articolo)
* Pietrodn non ha 13 anni e Ramac non ne ha 14.. sono stati entrambi ringiovaniti di un anno
* Pietrodn e Ramac non sono novizi, Pietrodn partecipa al progetto Wikipedia da diversi anniHo personalmente consegnato al sig.
Galli del materiale informativo, tra cui una copia cartacea di questo documento che non mi risulta sia stato consultato (a differenza del rapporto Nielsen sul traffico, citato ma senza attribuzione).
Sono assolutamente incredula e indignata di come il Corriere della Sera abbia potuto pubblicare un articolo così pieno di imprecisioni. Vi inoltre faccio presente che diversi blog e sulle pagine di coordinamento di Wikipedia stessa siano presenti accesi dibattiti su questo articolo.
Onde evitare (evitarci!) episodi simili in futuro vorrei avere la possibilità di leggere gli articoli che riguardano Wikimedia Italia prima che questi vengano pubblicati.Distinti saluti,
Frieda Brioschi
Wikimedia Italia
degradiamo
[...] Art. 2. (Usi liberi didattici e scientifici) - tratto dal disegno di legge S1861
1. Dopo il comma 1 dell’articolo 70 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, è inserito il seguente:
«1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma».
Impatto sui progetti Wikimedia: praticamente nessuno – il vincolo di utilizzo non a scopo di lucro è incompatibile con la facoltà di riutilizzo commerciale dei contenuti concessa dalle licenze con cui i contenuti dei progetti Wikimedia sono rilasciati.
In concreto probabilmente alcune di queste immagini degradate (penso a opere d’arte su cui abbiamo contenziosi) potrebbero rientrare nell’EDP.
In senso lato, il termine “degradazione” è troppo vago. Posso “degradare” un dipinto mettendogli una scritta sopra [1]? Posso “degradare” una fotografia sovrapponendovi una pecetta? Posso “degradare” Bach sovrapponendolo ad un fruscio, che fa tanto vinile vintage? (sì, Bach è pubblico dominio, ma ogni componente dell’orchestra che ne esegue un brano possiede il diritto d’autore sull’esecuzione)
Qual’è il confine tra “opera degradata” e “opera derivata”? Se la “degradazione” può essere fatta solo agendo sulla risoluzione della frequenza di campionamento audio o video, era meglio specificarlo.
E chi decide quando la mia “degradazione” è ragionevolmente sufficiente? Quando la mia immagine “degradata” non può più rappresentare una concorrenza indebita all’uso commerciale dell’immagine o della musica originale, mi si dice. Ma anche qui mi pare che si manchi di oggettività.
Questo comma 1bis è stato definito una “piccola – piccolissima, ma comunque importante – isola di libertà”. Concordo sul “piccolissima”, “insufficiente” ci sarebbe stato meglio.
Partendo da un dibattito su immagini e musiche degradate, chissà che non si finisca a discutere di immagini e musiche degradanti [2]…
ite, missa est
Per mia nonna, classe 1913, l’italiano era una lingua imparata a scuola. Una lingua straniera, usata solo da coloro che in qualche modo personificavano l’autorità statale e usata più spesso per comunicare cattive notizie che altro.
Una lingua da imparare e da usare solo in occasioni particolarmente formali, quando c’era necessità di rivolgersi a persone istruite, magari facendo precedere il proprio discorso da qualche formula di scusa per la poca padronanza della lingua nazionale.
La lingua madre usata in ogni momento della vita quotidiana era – come per la maggior parte dei cittadini italiani di allora – il dialetto.
Nonostante la radio e i tentativi di eradicazione delle parlate locali da parte del fascismo, i dialetti resistono ancora qualche decennio: saranno la televisione e l’abolizione della messa in latino a spianare la strada alla diffusione dell’italiano: il dialetto subirà un grande ridimensionamento – pur senza scomparire – col venir meno del mondo che questi descriveva, con il tramontare della cultura che attraverso di esso trovava le parole per definirsi. L’italiano troverà una propria dimensione parlata – uscendo dall’ampollosità delle forme della burocrazia statale – anche grazie al suo essere una lingua franca tra gli italiani del nord e gli italiani del sud, emigrati nel triangolo industriale.
Curioso come la lingua nazionale debba la sua diffusione ai due altari – quello della chiesa e quello dello schermo TV – su cui si avvicenda il passaggio del potere dal vecchio dio ecclesiastico al nuovo dio secolare del consumo e dell’abbondanza.
Chissà se l’idea di ripristinare la messa facoltativa in latino [1] è una sorta di vendetta storica più o meno inconscia contro l’Italia risorgimentale. Chissà se nelle chiese d’Italia i fedeli torneranno ad usare quel latino storpiato che serviva per memorizzare meglio le formule da pronunciare durante la funzione.
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