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il pubblico dominio è la regola, il copyright è l’eccezione

29 gennaio 2010 (14:23) | wikiverso | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Se anche voi siete d’accordo con il principio esposto nel titolo di questo post, c’è qualcosa che dovreste sottoscrivere.

http://www.publicdomainmanifesto.org/italian

Aggiornamento: se non vi fidate di me, fidatevi di lei.

bella gente 2 – il tazebao livoroso

2 dicembre 2008 (18:07) | luoghi, varie ed eventuali | :: G. :: | Un commento

Oltre alla neve, sul condominio si sta abbattendo anche un’ondata di grafomane coprolalia.

Stasera, appesa (come ormai di consueto) al cancello in una bella bustina protettiva trasparente, è comparsa una nuova lettera aperta da vicino/a anonimo/a incazzato/a a vicino/a anonimo/a spregevole avente per oggetto il trafugamento di una piantina (morta, peraltro, ci informa lo/la scrivente).

Curioso come in questi tempi di instant messaging e volatilizzazione delle comunicazioni il livore condominiale torni a scoprire la democratica e rivoluzionaria forma del tazebao.
Siamo però ancora ad un livello embrionale: il foglio di carta è in formato A4, stampato dal computer con un carattere piuttosto piccolo e scarsamente d’impatto.
Un tazebao come si deve è grande, scritto a mano e a prova della mia miopia.

Per non costringere nessuno a darsi ad affissioni autoprodotte e scritte con la pennellessa, penso che alla prossima riunione di condominio proporrò l’installazione a fianco del cancello di una bella lavagna magnetica king-size con le sue brave letterine dell’alfabeto.

In questo modo il regresso all’infanzia potrà anche rischiare di essere divertente.
Almeno finché non si fregheranno tutte le letterine.

il cortile

30 luglio 2008 (20:47) | luoghi, varie ed eventuali | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Mia madre non smise di lavorare dopo avermi messo al mondo. L’avrebbe fatto qualche anno dopo, con la nascita di mio fratello. Fino ad allora, venivo svegliato al mattino e portato dai miei nonni, dove avrei passato la giornata (all’asilo ci andai poco, ma questa è un’altra storia). E dai nonni avrei continuato ad andare anche negli anni successivi, anche pernottando da loro, durante le vacanze scolastiche.

Al mattino io e mio nonno andavamo a fare una passeggiata lungo la valle risalendo il corso del torrente, in qualche rara occasione fino alle sorgenti, nel pomeriggio si giocava tra bambini nel cortile, allora sterrato, che ospitava anche due abeti. I soliti giochi da cortile di allora: nascondino, magolibero, moscacieca, palla avvelenata…

Il cortile era il cortile di un condominio popolare di proprietà di una fabbrica tessile adiacente, in cui negli anni ’50 lavoravano tutti gli inquilini che avessero conseguito la licenza elementare. La fabbrica fece la fine di molte altre durante la deindustrializzazione degli anni ’80: chiusa e fatta a spezzatino, per ospitare nella volumetria improvvisamente lasciata libera tante piccole imprese, più o meno fortunate. Agli inquilini del condominio fu offerta l’opzione di comprare gli appartamenti in cui erano vissuti fino ad allora.

Anche il condominio mutò il suo aspetto: prima giallo, poi bianco, poi dalle scrostature del bianco apparirono chiazze sempre più ampie del giallo precedente. Gli orti vennero spianati per costruire nuove case, gli abeti vennero abbattuti, lo sterrato asfaltato, lo spazio del cortile dimezzato dalla realizzazione di tanti box auto. Cambiò anche la composizione sociale dei condòmini: credo che mia nonna sia stata la prima in famiglia a sperimentare la multietnicità quotidiana e l’ha fatto con uno spirito di tolleranza e apertura che ha dato un sacco di punti a tanta gente (soprattutto in queste zone).

Da quando mia nonna è scomparsa l’appartamento è rimasto vuoto. Le rare volte che passo da quelle parti mi fa uno strano effetto l’idea che non c’è più nessuno a legarmi a quel luogo. Anche se il mondo evocato dai miei ricordi è scomparso da molto tempo.

good times for a change

19 luglio 2008 (10:29) | tecnologie | :: G. :: | 7 commenti

Il blog appuntisuipolsini.blogspot.com trasloca qui.
La piattaforma è WordPress e il dominio è hostato da mani esperte e fidatissime.
A rileggerci.

la seconda che hai detto (cit.)

23 maggio 2008 (12:40) | luoghi | :: G. :: | 2 commenti

Passeggiando per il bosco che circonda l’edificio chiedevo ieri sera a F. se questo fosse un condominio sui generis o “una comune dove si praticava sesso libero e si fumava di tutto”.
Stamattina ho chiesto a uno dei Wikimediani olandesi ed è “la seconda che hai detto”.

Defunte le suore di clausura francesi che gestivano il convento ed il seminario, la struttura è stata occupata (“squattata”) da una comune negli anni ’70, di cui oggi restano ancora molti inquilini, oltre all’ostello collettivo-vegetariano-biologico che ci ospita. Ahimé, di cibo vegetariano ne ho mangiato di migliore… ormai sto tramando fughe serali in cerca di un baracchino che mi faccia un hot-dog…

P.S. delle 22:41: abbiamo mangiato (io, F. e I.) in un ristorante del centro di Nimega. Al rientro abbiamo raggiunto gli altri – e i wikip/mediani olandesi presenti per l’occasione – nel bar interno a questa struttura, ricavato – e qui sta il fantastico della cosa – in una navata laterale della chiesa.

90 gradi

1 aprile 2008 (18:38) | parole altrui | :: G. :: | 2 commenti

Ricevo da un amico una collezione di manifesti elettorali “satiricamente modificati”, in cui i messaggi originali sono stati sovvertiti, in maniera più o meno divertente, rispettando l’impostazione grafica originale.

Tra questi c’è l’affissione “La sinistra ha messo il paese in ginocchio – Noi vi metteremo a 90 gradi”. E immagino che non ci si riferisca ad un energico passaggio in lavatrice.

Di primo acchito un sorriso me lo strappa, perché vado ad interpretare quell’intenzione di “metterci a 90 gradi” nel suo senso metaforico, però a freddo mi viene da pensare che ci risiamo: la penetrazione anale come simbolo di mera prepotenza e di dominio rappresenta un filone praticamente inesauribile di facili battute e di frasi di scherno. Un po’ come se chiunque la subisca (uomo o donna che sia) vada a perdere ogni rispetto di sé e chiunque la pratichi lo faccia solo con volontà di sopraffazione dell’altrui corpo e spirito. Non è così.

Il problema non è rappresentato dalla penetrazione in sé. Ogni penetrazione non desiderata (non necessariamente anale, non necessariamente fisica) è un trauma, ed è una lezione che sia uomini che donne conoscono bene.

Insomma, molto meglio un’altra variante che incontro dopo: “La sinistra ha messo il paese in ginocchio – Noi vi metteremo i ceci sotto”. L’unica speranza è che per metterci i ceci sotto le ginocchia per un attimo – ancorché breve – dovremo rialzarci. Chissà che in quel momento ci si decida a non inginocchiarsi più.

degradiamo

9 gennaio 2008 (18:34) | notizie, wikiverso | :: G. :: | Un commento

[...] Art. 2. (Usi liberi didattici e scientifici) - tratto dal disegno di legge S1861

1. Dopo il comma 1 dell’articolo 70 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, è inserito il seguente:

«1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma».

Impatto sui progetti Wikimedia: praticamente nessuno – il vincolo di utilizzo non a scopo di lucro è incompatibile con la facoltà di riutilizzo commerciale dei contenuti concessa dalle licenze con cui i contenuti dei progetti Wikimedia sono rilasciati.
In concreto probabilmente alcune di queste immagini degradate (penso a opere d’arte su cui abbiamo contenziosi) potrebbero rientrare nell’EDP.

In senso lato, il termine “degradazione” è troppo vago. Posso “degradare” un dipinto mettendogli una scritta sopra [1]? Posso “degradare” una fotografia sovrapponendovi una pecetta? Posso “degradare” Bach sovrapponendolo ad un fruscio, che fa tanto vinile vintage? (sì, Bach è pubblico dominio, ma ogni componente dell’orchestra che ne esegue un brano possiede il diritto d’autore sull’esecuzione)

Qual’è il confine tra “opera degradata” e “opera derivata”? Se la “degradazione” può essere fatta solo agendo sulla risoluzione della frequenza di campionamento audio o video, era meglio specificarlo.
E chi decide quando la mia “degradazione” è ragionevolmente sufficiente? Quando la mia immagine “degradata” non può più rappresentare una concorrenza indebita all’uso commerciale dell’immagine o della musica originale, mi si dice. Ma anche qui mi pare che si manchi di oggettività.

Questo comma 1bis è stato definito una “piccola – piccolissima, ma comunque importante – isola di libertà”. Concordo sul “piccolissima”, “insufficiente” ci sarebbe stato meglio.

Partendo da un dibattito su immagini e musiche degradate, chissà che non si finisca a discutere di immagini e musiche degradanti [2]