Sono abbastanza convinto che nella vita di ognuno di noi ci sia un periodo-finestra per la musica leggera che va grossomodo dall’età di 15 anni all’età di 30 anni.
Tutta la musica leggera con cui entriamo in contatto nel periodo-finestra è “fondamentale”, “fantastica”, “mitica”, “geniale”, “eccelsa”, “inarrivabile”. Ogni generazione crede la musica del proprio periodo-finestra sia stata l’ultima fatta con passione e arte, prima di cedere al (orrore!) “commerciale”. E a cicli di vent’anni viene rivalutata, perché ora che sei sull’abbondante quarantina ed hai un potere d’acquisto un poco più solido, è cosa buona e giusta far leva sulla memoria per venderti versioni rimasterizzate, ristampe, rarities e cofanetti che a vent’anni erano fuori dalla portata del tuo budget.
Tutta la musica che è precedente al periodo-finestra è “vecchia”, “ingenua”, “seminale-ma-non-ancora-azzeccata”, “una barba”, “infantile”. Anch’essa viene rivalutata a cicli di vent’anni, e ogni volta che passa per radio pensi che ti fa sempre due marroni così oggi come allora e non ti darà scampo finché vivi.
Tutta la musica successiva al periodo-finestra è “una-patetica-imitazione”, “incomprensibile”, “senz’anima”, “poco originale”, “venduta”, “artificiale”. E ovviamente non sfugge al ciclo ventennale di celebrazioni più o meno postume, portate avanti a colpi di boy-band imbolsite e spice girls imborghesite.
E’ stato pubblicato sul Supplemento Ordinario n°142 alla Gazzetta Ufficiale n°180 del 05/08/2009 il Decreto legislativo 03/08/2009, n°106 recante “disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 09/04/2008, n°81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”.
Si tratta di un documento di 240 pagine [1] che elenca revisioni e integrazioni, e quindi non può essere disgiunto dal decreto precedente che va a correggere.
Dal momento che le leggi siamo tenuti a conoscerle e che quindi ci vorrebbe un minimo di impegno per garantirne la leggibilità e la comprensione, era davvero opera così ardua e poco sensata annullare il decreto precedente e pubblicarne una nuova versione che recepisca tutte le modifiche e le integrazioni?
Ministro, per quanto riguarda semplificazione, accessibilità e trasparenza le conisiglio questa fonte di ispirazione, tra un cavillo e l’altro [2]. È pure scritta in italiano.
Dunque da oggi l’immigrazione clandestina è reato con tutto ciò che ne consegue, che altri hanno descritto meglio di quanto possa fare io.
Ci saranno probabilmente più aborti clandestini e più morti di parto tra le donne immigrate e una maggiore diffusione di malattie infettive per tutti, dato che gli immigrati clandestini si terranno alla larga dagli ospedali per non essere denunciati. Vero che molti medici annunciano obiezione di coscienza (per fortuna), ma se l’infermiere/a in accettazione o l’impiegato/a dello sportello ticket (nemmeno vincolati dal giuramento di Ippocrate) sono delle teste di cazzo?
Ci saranno probabilmente più feriti e morti quando le ronde di turno – più o meno fasciste, più o meno civiche, più o meno fanatiche – si incontreranno col gruppo di latin kings di turno. A differenza di quanto avviene nella fisica delle particelle elementari, purtroppo non si annulleranno a vicenda.
Ci saranno più bambini per strada, dato che i loro genitori non vorranno correre rischi iscrivendoli alla scuola.
Eccetera eccetera eccetera.
A questo punto, se davvero è così necessario scoraggiare in questo modo l’immigrazione clandestina, allora è intelligente e utile rendere più facile l’immigrazione regolare.
Occorre stabilire quote di ingresso per paesi di provenienza e professioni, e sgombrare la strada da tutta la burocrazia del caso affinché le quote vengano rispettate e le persone possano arrivare in Italia senza rischiare la vita su una carretta in mezzo al Mediterraneo o in mezzo al Sahara.
Poi penso alla mezza odissea che dovettero fare i miei amici moscoviti per entrare qui con un visto turistico, invitati da me. E che un lunedì mattina trovarono l’ambasciata italiana di Mosca chiusa perché la domenica precedente la nazionale di calcio aveva perso una partita.
La quotidiana esposizione all’A4 mi provoca occasionali eruzioni di aggressività.
Soprattutto quando una giovane guidatrice di SUV nero carrofunebre pensa di fottersene del codice della strada (paragrafo: diritto di precedenza) e della coda in cui noialtri presumibilmente godiamo a stare.
Chissà se le farebbe più male il ritiro della patente o della carta di credito.
«Come forse sapete, la Cina ha bloccato l’accesso a molti siti durante la settimana precedente il 4 giugno [...] durante la giornata del 3 giugno si inseguivano su Twitter e su altri canali voci riguardanti l’aggiunta di Wikipedia al novero dei siti bloccati. Sono felice che siano rimaste solo voci, benché l’edizione in cinese avesse un richiamo all’evento di cui ricorre il ventennale nella sua pagina iniziale.
Anche se due dei nostri contributori sono stati contattati sul cellulare dalla polizia e diffidati per i loro interventi su Twitter e Wikipedia. [...] »
« [...] secondo uno dei nostri contributori [Wikipedia] ha ricevuto “attenzioni” dall’autorità di polizia. Siamo sempre una sorta di “sito ribelle d’oltremare” [...]»
Scommetto che anche in Cina si usa il pretesto della lotta alla pedopornografia.
Una voce da “lista della spesa” è la voce di qualcuno che – alle mie orecchie – riuscirebbe a rendere incantevole anche la lista della spesa al supermercato, semplicemente cantandola.
Tracey Thorn è una voce del genere e il disco d’esordio degli Everything but the Girl nella mia personale classifica sgomita con “Café Bleu” degli Style Council (dove peraltro Tracey e Ben fanno una comparsata nella languidissima “The Paris Match”) come miglior disco degli anni ’80.
Non c’è un ricordo particolare legato a questo disco, solo i colori di una stagione.
Il primo brano è tratto da “Eden”, il secondo – “Rollercoaster” – è più recente, qui rifatto in versione acustica.
…and your kind of love’s the kind
that soon disappears…
Allo scorso chapters meeting europeo di Nimega io e F. ci andammo con la mia auto. Non che non ci fossero treni o aerei in alternativa, ma avevo voglia di fare una “cavalcata autostradale” come non me ne capitavano da tempo.
Lanciammo dunque i cavalli-vapore dell’auto al galoppo e in una bella galleria della rete autostradale svizzera ebbi la netta sensazione che un autovelox elvetico ci avesse immortalato col suo flash.
Passarono i mesi e immaginai che la targa straniera mi ponesse in una felice condizione di immunità diplomatica.
Avevo un precedente confortante: quando anni fa parcheggiai una sera a Bonn in palese (e in malafede) divieto di sosta trovai sul parabrezza al posto della multa un gentile avviso (a forma di multa) del tipo “la tua targa è straniera, pensiamo che tu non abbia capito che qui era divieto di sosta, per favore non farlo più”.
Ma se la Germania (allora Ovest) fu comprensiva con l’incauto ausländer posteggiatore, la Svizzera non perdona l’ausländer colpevole di eccesso di velocità: dopo 8 mesi e 5 giorni mi viene recapitato un gentile avviso della polizia stradale del cantone di Basel-Landschaft che mi notifica la contravvenzione (9 km/h oltre la tolleranza consentita). 60 franchi.
Fossero organizzati come gli italiani, avrei dovuto probabilmente andare a pagarla oltre confine. Invece, molto gentilmente, la polizia stradale del cantone di Basel-Landschaft mi mette perfino a disposizione un conto corrente presso una banca di Sondrio su cui eseguire il bonifico.
A questo punto mi chiedo perché 8 mesi e passa di attesa. Probabilmente sono i tempi di risposta del PRA alla richiesta dei miei estremi anagrafici…
Eravamo più o meno a metà degli anni ’80. Si vendevano tonnellate di gel per capello “effetto bagnato”, la musica pop era esclusivamente british, il linguaggio (mistificato ad arte) del corpo si prendeva una schiacciante e duratura rivincita su tutte le parole spese nel decennio precedente, non era vietato trasmettere in tv pornografia in chiaro – anche perché i decoder digitali erano ancora di là da venire.
Non essendo comunque sbandierata sulle guide tv, la suddetta pornografia era fruibile a costo di un estenuante (per l’occhio e per la mano – quella del telecomando) zapping sui numeri più alti del tastierino dei canali, quelli assegnati alle emittenti più locali e ruspanti.
Mica come i ragazzini di adesso, che con internet hanno un supermarket di carne virtuale a disposizione 24 ore su 24 senza fatica e senza sbattimento.
C’erano anche leggende metropolitane che facevano da guida nella giungla dell’etere, più o meno come
«Aspetta la fine delle trasmissioni, quando scorre il rullo dei programmi del giorno dopo. Se al termine del rullo compare la scritta “*** vi augura la buona notte” allora niente. Se invece compare solo “***” allora devi solo avere pazienza, vuol dire che lo fanno».
Certo poteva capitare che la fruizione del film fosse bruscamente interrotta dai passi di un genitore assonnato (“che ci fai ancora sveglio a quest’ora?”), o dal rientro dei genitori da una serata fuori casa.
Per fortuna in quei casi c’era Deejay Television, su cui ci si sintonizzava di corsa al primo rumore sospetto.
Ed eccolo lì, il brit-pop in tutto il suo pompato splendore di look androgini e sassofoni ruffiani. E in mezzo a tanta paccottiglia musicale, ogni tanto, qualche perla come “S.O.S.” degli ABC . Del video(*) [1] si può anche fare a meno, ma la canzone resta una di quelle più azzeccate da Fry e soci.
(*) Avvertenza per chi cliccasse sul link al video: YouTube ha recentemente deciso di togliere l’audio a tutti i video coperti da copyright e caricati senza autorizzazione sul suo sito. Ciò significa che del videoclip degli ABC potrebbero essere rimaste solo le immagini.
Ho bussato alle porte del paradiso. Il portone non si apre.
O non c’è nessuno (difficile), o stanno sbriciando giù da dietro le tende della finestra soffocando le risate, chiedendosi quanto ci metterò a stancarmi di bussare.
“I live by the ocean and during the night I dive into it down to the bottom and underneath the currents I drop my anchor, and this is where I'm staying, this is my home.” Björk - The anchor song
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