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ancora, ancora, ancora!

25 gennaio 2010 (08:20) | luoghi, varie ed eventuali | :: G. :: | 3 commenti

Forse avete presente quell’esperimento dove c’è una cavia con un elettrodo collegato ai centri del piacere del cervello e ad un pulsante: ogni volta che la cavia lo preme viene gratificata da un’ondata di piacere che dura qualche minuto. La cavia impara in fretta il collegamento causa-effetto tra il premere il pulsante ed il piacere e comincia a premerlo compulsivamente ogni volta che l’effetto si esaurisce, fino allo sfinimento.

Disumano, vero?

Ecco, ora sapete in che condizioni ero sabato mattina nella vasca dell’idromassaggio caldo.

il caso e la necessità

21 dicembre 2007 (17:39) | parole altrui | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Un collega testimone di Geova, a seguito del lutto che mi ha colpito la scorsa settimana, mi ha fatto avere degli stampati della loro chiesa in cui si affrontano le solite questioni esistenziali. Benché la conversione dei non credenti sia parte dei suoi doveri di testimone, non credo che l’abbia fatto per un sorta di “sciacallaggio emotivo”; sono certo della sua sincera intenzione di volermi fornire una specie di “salvagente consolatorio”, tuttavia, dopo una rapida scorsa ai suddetti opuscoli, resto ben convinto che credere alla lettera di un testo (per loro sacro) è un mero e imprescindibile atto di fede, ed è una fede che io non ho e non voglio avere.
Continuo – forse pecco di superbia? – a trovare nei dogmi di fede una scorciatoia troppo facile, un invito ad accontentarsi e a consegnare il pensiero nelle mani del “maestro” di turno.

Uno degli stampati è un opuscolo che mette a contronto evoluzione e creazionismo, ponendoli su un piano di parità in copertina e frontespizio (“che ne pensate?”), e poi accanendosi sulla prima per esaltare il secondo nelle pagine interne. Niente di sorprendente, dato l’editore.

A differenza di altri creazionismi, la baggianata della creazione sita in un preciso istante di qualche millennio fa è archiviata. L’evidenza scientifica della vecchiaia delle rocce del nostro pianeta è – a quanto pare – accettata.
Se fossi un creazionista, nulla potrebbe impedirmi di sostenere che dio, nella sua onnipotenza, ha creato noi e tutto l’universo mondo esattamente 42 secondi fa, corredati di tutti i nostri ricordi, pensieri e “vissuti”, disseminando inoltre la Terra e lo spazio di falsi indizi che ci fanno credere alle illusioni dell’espansione dell’universo e dell’evoluzione delle specie. Un dio onnipotente e decisamente burlone. Chissà che risate si sta facendo.

Ciò che viene contestato è l’evoluzione delle specie ed il nostro essere frutto del caso e della selezione naturale.
Ovviamente ciò viene fatto sottolineando ogni pecca dell’evoluzionismo, che in quanto “teoria scientifica” è giustamente perfettibile e correggibile (a differenza degli intoccabili dogmi delle fedi religiose). Il fatto che esistano ombre e lacune nella teoria dell’evoluzione non sminuisce il lavoro fatto nei secoli dalla comunità scientifica per ricostruire la nostra storia naturale.

Al ruolo del caso viene imputato il suo essere, appunto, casuale e quindi potenzialmente distruttivo nella maggior parte delle occasioni; la probabilità che un mondo perfetto per noi sia nato dal caso è infinitesimamente bassa. Ma è proprio qui l’errore di prospettiva semplificatoria e sciovinista dei creazionisti: la Terra è il posto perfetto per noi non perché è stato creato per noi da un’entità superiore, ma perché noi ci siamo evoluti in questo ambiente adattandoci e interagendo con esso (e insieme a noi miliardi di altre specie, che non sono state create per servirci, ma fanno la loro vita come noi facciamo la nostra…).
Per ogni “esperimento riuscito” di adattamento come il nostro esistono “esperimenti non riusciti” di specie il cui ambiente è mutato troppo in fretta (i dinosauri) o le cui mutazioni non sono state sufficientemente utili per garantirne la sopravvivenza (i fossili della Burgess Shale).

E questa evoluzione ha richiesto miliardi di anni, un tempo incommensurabile sulla misera scala della vita di un essere umano.

Invito chiunque sia perplesso ad accettare l’idea di discendere da un antenato scimmiesco, da un pesce, da un batterio, da una molecola capace di autoreplicarsi a spese dell’ambiente esterno a leggersi “Il caso e la necessità” di Jacques Monod e i godibilissimi lavori di Stephen Jay Gould.

Fare a meno di una spiegazione mistica è possibile, e rimette il nostro destino di esseri umani nelle nostre goffe mani, senz’altri scopi e missioni che non quelli che noi stessi sapremo darci.

musici itineranti per doppini di rame

19 novembre 2007 (21:12) | notizie | :: G. :: | Lascia un tuo commento

“La figura del primitivo raccoglitore di cibo ricompare assurdamente come raccoglitore d’informazione. In questo ruolo l’uomo elettronico non è meno nomade dei suoi antenati paleolitici.”Marshall McLuhan

Che la rete riproponga in un ambiente virtuale (in un enorme provettone da esperimento?) modelli sociali e dinamiche comportamentali già presenti nel mondo reale non è una novità. L’interesse è più nell’osservare come queste dinamiche e questi modelli nascano e si sviluppino in un’ambiente accelerato e frammentato come l’infosfera dei media elettronici vecchi e nuovi.

È notizia dello scorso ottobre la distribuzione solo on-line e virtualmente gratuita del nuovo album dei Radiohead. L’operazione non è una novità tanto per il mezzo scelto (i Radiohead non sono i primi ad avvalersi di una distribuzione elettronica), quanto per la scelta di rinunciare in prima istanza ad una distribuzione tradizionale e – soprattutto – per invitare l’ascoltatore a stabilire egli stesso il prezzo che è disposto a versare per il disco, anche niente.

In un curioso cortocircuito temporale, questa idea dell’artista che si rimette alla generosità e alla gratitudine dell’ascoltatore mi ha richiamato alla mente i musici di molte culture (le prime a venirmi in mente sono quella indiana e quelle dell’Italia contadina), che in cambio della loro prestazione musicale ricevono dai padroni di casa offerte in natura, pasti e ospitalità. Uno scambio diretto e semplificato all’osso tra l’artista e il pubblico.

Chiaramente l’operazione dei Radiohead non è così ingenua: un lancio on-line del genere aiuta a capire quale accoglienza avrà l’opera quando verrà successivamente stampata su supporti più tradizionali e crea sufficiente aspettativa tra i fans per andare a scoprire ciò che on-line non è stato distribuito. Intanto il clamore attorno all’operazione ha fatto sì che a ottobre il sito sia stato visitato da oltre un milione di persone, con un 40% circa di “scaricatori” paganti una media di 6 dollari ciascuno [1] [2].

Mantova, FL07

9 settembre 2007 (21:06) | luoghi, wikiverso | :: G. :: | 4 commenti

http://www.wikiafrica.it/index.php/Wikiafrica:Mantova_2007

Incredibile. Sono “ospite” al Festivaletteratura di Mantova 2007.
Il “welcome bag” per gli ospiti del festival contiene
- il “pass” da ospite (fa sì che mi scambino per un volontario a cui chiedere informazioni, ma non importa)
- il moleskine su cui scrivo questi appunti (gentile omaggio dello sponsor)
- due biro
- una t-shirt del festival (taglia M, non ci entrerò mai, la regalerò)
- un vasetto da 100 cc di confettura di pesche alla curcuma (gentile omaggio dello sponsor)
- un paio di occhiali da sole (gentile omaggio dello sponsor che regalerò a mia volta, dato che non hanno le lenti correttive che mi servono)
- il volume degli autori
- la guida/calendario
- due buoni pasto nei ristoranti convenzionati (che non ho usato) e l’elenco dei suddetti ristoranti
- un invito per il venerdì sera all’incontro del sindaco con gli autori (non ho portato con me gli abiti adatti e comunque non sono autore)
- la liberatoria all’uso di riprese, fotografie e registrazioni, da riconsegnare alla segreteria
- un quaderno “moleskine” con il logo WikiAfrica Workshop (gentile omaggio dello sponsor – pensano proprio a ogni dettaglio…)

manca una mappa del centro cittadino, che sarebbe ciò che più mi serve ora, dato che non ricordo il centro storico a memoria.
Inoltre l’organizzazione mi paga due pernottamenti in un albergo del centro cittadino (fischio!) – cosa che apprezzo particolarmente, al ricordo del pendolarismo automobilistico dell’anno scorso.

Benché “ospite”, la sensazione di estraneità al contesto continua ad accompagnarmi, ancora più dell’anno scorso. A quarant’anni suonati, non me la levo di dosso nemmeno se ci provo.
Venerdì sera, prima di cena, un bicchierone di “aperitivo della casa alcolico” preso sulle rive del Mincio, la musica al volume giusto e lo sciabordio del fiume sono la carezza di cui ho bisogno.

Lettera 27 conosce le rotte di questo ambiente e ha i mezzi per poterle percorrere.
Si sono dati una scadenza e un budget che è 10 volte il nostro bilancio associativo annuale per “africanizzare” Wikipedia.

Wikipedia è ben felice di farsi “africanizzare”. Ma anche di farsi “asiatizzare”, “lapponizzare”, “americalatinizzare” e “qualsiasicosavivengainmentizzare”. L’essere inclusiva è nella sua natura, onnivora e mai sazia.
Non sono i kilobytes la scala su cui misurare la nostra collaborazione in WikiAfrica. WikiAfrica ci permette di mostrare Wiki(p|m)edia a persone potenzialmente in grado di offrire contenuti validi sull’Africa, siano essi africani, africanisti o semplici appassionati.

E accademici, di cui Wikipedia continua a raccogliere lo scetticismo (peraltro amplificato dal buon Marino Sinibaldi attraverso i microfoni di Radio3… che delusione, far questo ad un più-o-meno-fedele ascoltatore).
Lo scetticismo dell’accademia però non deve stupire. Wikipedia è, nel suo essere esperimento popolare e collettivo, uno scardinamento delle modalità con cui il sapere viene “somministrato” dall’accademia. È quindi logico attendersi che gli accademici entusiasti di Wikipedia siano pochi, ciò ne fa anche persone particolarmente apprezzabili: sono i pochi il cui ego e la cui preparazione reggono bene il confronto con il resto del mondo. Temo proprio che non sia tipico del loro ambiente regalare contenuto senza poterlo firmare.
Ma chissà che Wikipedia non riesca ancora a sedurre qualcuno.

Io e Frieda siamo un buon tandem. Lo eravamo l’anno scorso e continuiamo ad esserlo quest’anno. “A lei i contatti, a me i contratti” mi sembra una sintesi efficace.

Ah… sabato mattina ho firmato anch’io al banchetto mantovano del V-day obbedendo più ad un impulso del momento che alla voce della ragione. L’operazione è populista, è urlata, tutto quello che volete… ma la proposta di legge che avanza è più che degna di attenzione.