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lisbona da profano

29 ottobre 2009 (20:51) | notizie | :: G. :: | Un commento

Premessa: sono un profano che ha letto le pagine informative dell’UE senza alcuna specifica preparazione tecnica in merito.

Il Trattato di Lisbona [1] è la nuova carta costituzionale dell’Unione Europea, emendata dopo le bocciature referendarie di francesi e olandesi nel 2005. Alla sua definitiva approvazione manca ancora una firma, quella del presidente ceco Klaus, in attesa di un parere della sua corte costituzionale [2]. L’altra firma mancante, quella dell’Irlanda, è stata recuperata facendo fare un secondo referendum dopo che il primo aveva visto una risicata ma sufficiente maggioranza di irlandesi contrari – viene da chiedersi se in caso di seconda bocciatura si sarebbe mai indetto un terzo referendum, un grottesco omaggio a vecchie battute satiriche  in cui quando è il volere del popolo a non coincidere più con quello del governo, è ora di cambiare il popolo. Gli altri 25 paesi hanno scelto la meno “democratica” ma più liscia via dell’approvazione parlamentare; rimarchevole il voto in Italia, uno dei rarissimi casi di voto favorevole unanime (nessun contrario, nessuna astensione) in entrambe le camere.

Nella sintesi del Trattato [3] viene presentata anche una modifica procedurale molto importante: l’introduzione del voto a maggioranza qualificata su molti temi dove finora è richiesta l’unanimità, requisito messo alle corde dall’allargamento agli attuali 27 stati:

Un processo decisionale efficace ed efficiente: il voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio sarà esteso a nuovi ambiti politici per accelerare e rendere più efficiente il processo decisionale. A partire dal 2014, il calcolo della maggioranza qualificata si baserà sulla doppia maggioranza degli Stati membri e della popolazione, in modo da rappresentare la doppia legittimità dell’Unione. La doppia maggioranza è raggiunta quando una decisione è approvata da almeno il 55% degli Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Unione.

Questo significa che sarà sufficiente per uno stato o un gruppo di stati raccogliere attorno a sé una cordata di voti sufficiente per far passare normative valide per l’Unione intera.

Ed è qui che sono perplesso. La credibilità dell’Italia in Europa è ai suoi minimi storici e la sua politica estera guarda più alla Russia e alla Libia che non al resto del continente. Non ce la vedo, oggi, a tessere alleanze con gli altri paesi europei per promuovere politiche di ampio respiro. Ci sarà quasi certamente una corazzata franco-tedesca pigliatutto, nel bene e nel male.

Comunque il Trattato prevede anche l’uscita dall’Unione, finora non prevista. Chissà quale nazione se ne avvarrà per prima.

Se mai leggerete il testo [4] non fatevi mancare una chicca: la dichiarazione della Polonia a pagina 358. Farebbe la gioia anche di un Borghezio.

be careful what you wish for

14 settembre 2009 (16:29) | wikiverso | :: G. :: | 7 commenti

Ogni volta che leggo sulle varie mailing list wiki[p|m]ediane in giro per il mondo di contatti, collaborazioni, persino finanziamenti pubblici ai vari chapter nazionali di Wikimedia sparsi sul pianeta vorrei tanto che le istituzioni nazionali si interessassero di più a Wiki[p|m]edia.

Poi faccio mente locale sulle raccomandate di legali di parlamentari, europarlamentari, ministri, sindaci, personaggi assortiti che mi sono state recapitate durante il mio mandato da presidente e giungo alla conclusione che di attenzione ce ne dedicano più che a sufficienza. Senza ovviamente capire nulla né del mezzo, né di come funziona, né di come andrebbe usato.

Il culmine del parossismo è la causa per 20 milioni di euro di cui ci racconta Frieda, intentata nonostante – come scrive ToobyWikimedia Italia non c’entra niente con Wikipedia, si limita a promuovere il marchio e basta: è come se un giorno comprassi della Nutella avariata e invece di fare causa alla Ferrero facessi causa a Mediaset che ne ha trasmesso la pubblicità.

L’unico che pareva averci capito qualcosa è stato Fiorello Cortiana. Peccato che non sieda più parlamento.

Aggiornamento – un sacco di pareri:

Paul the Wine Guy qui, Ignis qui, Giacomo Dotta su Webnews, Leoman3000 qui e .mau..

Giacomo Dotta approfondisce ricollegandosi all’Internet Manifesto.

Si aggiungono anche Kiado, Punto Informatico, Tom’s Hardware, EdoM, Aubrey.

In diversi hanno ri-tumblrato PTWG, tra di loro The Hanged Man, Emmanuel Negro.

Alcuni stanno scrivendo ad Angelucci tramite il sito della Camera.

Ne parlano inoltre Mantellini, Civile.it, OneWeb2.0 Armando Leotta, Alessandro GilioliStefano Quintarelli, 0.2, Tiziano Caviglia, Nicola Mattina, Stefano Scardovi, Nick, SbisoloGiornalettismo, Aviatore sopra il mare, Zeus NewsVittorio Zambardino, Gigi CogoGiorgio Marandola, DracoSnowdog e LaPizia. E senz’altro ancora qualcuno che mi sono perso per strada (apologies).

Gianfranco interviene su en.wiki (anche nella talk di Jimbo).

spettri

8 giugno 2009 (08:22) | notizie | :: G. :: | 3 commenti

Una ronda di spettri s’aggira per l’Europa.

private idaho

15 maggio 2009 (23:56) | notizie | :: G. :: | Un commento

Il 17 maggio 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità toglieva l’omosessualità dal novero delle malattie mentali. Meglio tardi che mai.
Occorrerà farlo presente a tutti i sacerdoti psichiatri improvvisati [1] e ai loro clienti.

Dal 2005 il 17 maggio è l’International Day Against Homophobia, riconosciuto dal 2007 anche dall’Unione Europea.

Dal sito dell’Unione Europea, il testo della risoluzione del Parlamento europeo sull’omofobia in Europa [2] e le relative dichiarazioni di voto [3].
Le dichiarazioni contrarie dei due eurodeputati italiani meritano di essere lette (hanno quasi del comico-grottesco), giusto per far mente locale quando si andrà a votare a giugno.

subappalti

2 febbraio 2009 (16:20) | luoghi, notizie | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Un documentario che spiega come la Libia sorveglia il cortile di casa della “fortezza Europa”.

http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/

Grazie a F.F. per la segnalazione.

http://it.wikipedia.org/wiki/Rotte_dei_migranti_africani_nel_Sahara
http://it.wikipedia.org/wiki/Cufra

fatemi capire…

28 settembre 2008 (16:04) | notizie | :: G. :: | 5 commenti

Sono digiuno di economia. Fatemi capire che succede, per favore.

Le banche degli Stati Uniti hanno prestato troppo denaro senza chiedere adeguate garanzie a tanti cittadini statunitensi desiderosi di comprare casa (o altro). Le stesse banche “vendono” questo credito futuro ad altre banche e fondi d’investimento, che investono su di loro, ovvero sulla loro capacità di scegliersi i clienti.

I clienti risultano per la maggior parte insolventi (non per cattiveria, magari hanno perso il lavoro, cose così), le banche non vedono rientrare i loro soldi e vanno vicine al fallimento anche perché il mercato immobiliare si sgonfia, facendo calare sensibilmente di valore gli immobili pignorati ai debitori insolventi. Il credito venduto ad altre banche e fondi risulta non più esigibile.

Le banche che si sono esposte devono recuperare liquidità, fanno circolare il loro denaro a prezzo più caro, ovvero in Europa aumenta il tasso EURIBOR, quello a cui sono agganciati moltissimi mutui a tasso variabile [1].

In concreto: un cittadino degli Stati Uniti non può pagare la rata del mutuo, per cui aumentiamo le rate del mutuo a un sacco di cittadini di altri paesi, pur di garantire un’adeguato rendimento di prodotti finanaziari immessi incautamente sul mercato?

il limone spremuto

16 luglio 2008 (20:39) | notizie | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Che il prezzo del petrolio di oggi sia dettato solo dalla domanda reale o sia anche gonfiato da speculazioni ad hoc, non fa molta differenza. L’elevato prezzo del petrolio e degli altri idrocarburi favorisce chi lo estrae e chi lo commercializza, ovvero le multinazionali del petrolio (che esprimono l’attuale governo degli Stati Uniti) e le élites politiche dei paesi produttori.

Le multinazionali del petrolio investono in ricerche per il “dopo” ma nel contempo hanno tutto l’interesse a spremere il più possibile il modello economico attuale, a prezzo di surriscaldare irreversibilmente il pianeta e innescare meccanismi di recessione in tutte le economie.
Non sarei sorpreso se fossero Cina, India, Brasile o Sudafrica a venirsene fuori con qualche idea dirompente; sono loro infatti i paesi che hanno la maggiore urgenza di emanciparsi dal petrolio.

Anche l’Italia ha urgenza di emanciparsi dal petrolio e dal gas naturale, ma purtroppo non riesce ad andare oltre un presunto rilancio dell’energia nucleare, i cui tempi attuativi sono ben poco adatti ad una situazione di urgenza. Inoltre a me l’energia nucleare fa paura. Mi fa paura l’intrallazzo nel costruire le centrali, l’incuria nel gestirle, la condiscendenza nel controllarle, la criminale leggerezza nello smaltire le scorie.
Decenni fa, in nome di un’impossibile autarchia, abbiamo riempito le Alpi di costellazioni di dighe e centrali idroelettriche, molte delle quali fuori servizio. Investire nella loro riattivazione è davvero così antieconomico?
Abbiamo aree in cui vento e sole sono risorse tutt’altro che trascurabili. Se riescono a sfruttarle in mezza Europa, perché noi non ci proviamo nemmeno?

happy new fear

2 novembre 2007 (11:44) | notizie | :: G. :: | 4 commenti

http://news.google.it/?ncl=1103648269&hl=it&topic=n

Dire che il 75% degli arresti dello scorso anno a Roma ha riguardato cittadini romeni [1] significa che i romeni effettivamente commettono il 75% dei crimini scoperti o che i romeni raccolgono il 75% dell’attenzione e del lavoro delle forze dell’ordine?
E “romeni”, sui giornali di questi giorni, è solo un eufemismo per “rom con passaporto romeno”?

Il problema è il fatto che una donna sia stata picchiata, violentata e uccisa, non la nazionalità dell’assassino.

Il presunto assassino ha 24 anni, classe 1983, aveva 6 anni quando Ceauşescu è stato giustiziato.
Dopo quasi vent’anni di post-comunismo ci sono cittadini romeni che continuano a emigrare e a vivere in baracche alle periferie delle città degli altri stati d’Europa.
L’avvento dell’economia di mercato non doveva portare benessere?

nobiltà

23 settembre 2007 (18:42) | luoghi | :: G. :: | 2 commenti

C. ha saputo che la Villa Reale di Monza viene aperta al pubblico oggi e per altre tre domeniche, con visite guidate di circa un’ora, alla modica cifra di tre euri.
Ha prenotato (e ha fatto bene, vista la coda che c’era) e stamattina ci siamo andati.

Paragonandole ad altre magioni reali o nobiliari viste in giro per l’Europa, la prima cosa che mi viene in mente è una certa uniformità: allora come ora, i ricchi tendono ad essere noiosamente impegnati ad urlare al mondo il loro potere, e per far sì che il messaggio giunga ai destinatari voluti (gli altri ricchi), devono usare un linguaggio che questi possano capire – ed ecco quindi la competizione sulla grandezza e sulla magnificenza di parchi, giardini, laghi, stanze, decori e arredamenti.
La fruibilità delle strutture e la loro abitabilità sono un fattore secondario. L’importante è che siano adeguatamente di rappresentanza e doverosamente marcate dai segni della potenza e della ricchezza della famiglia padrona del maniero in quel momento.

Per fortuna è arrivato Le Corbusier a spiegarci come da un singolo locale di 10 metri per 10 metri per 6 metri di altezza (nella Villa Reale ci dicono che ci sono 700 stanze del genere, forse quelle al piano superiore a 6 metri di altezza non ci arrivano) si può ricavare un intero appartamento, e nemmeno tanto scomodo, secondo gli standard di oggi.

Lo so, lo so… sono il solito giacobino communardo che manca di poesia e non apprezza come si deve i servizi di Limoges. Ma è più forte di me: non posso non inneggiare alla Rivoluzione Francese con le sue liberté, egalité e fraternité quando penso a come il prezzo della lussuosa (per l’epoca) vita di pochi e dei loro cortigiani veniva fatto pagare ad altri.

Nota a margine: comunque la pensiate sulla nobiltà, l’apertura della Villa Reale dovrebbe essere regola e non eccezione.

Svizzera

23 agosto 2007 (10:56) | lavoro, luoghi | :: G. :: | 2 commenti

L. ha trovato lavoro a Basilea, I. lavora a Lugano. P., nonostante la sua laurea in biologia da 110 e lode, non è riuscita a trovare lavoro in Italia. Ma in Svizzera ha già fatto un paio di colloqui. Una generazione fa erano i muratori che dalla mia provincia andavano in Svizzera a lavorare. Ora ci vanno anche gli specialisti laureati.
L’altro ieri ero a Lugano pure io, per presentare il mio curriculum ad una agenzia di selezione del personale. Non credo che fioccheranno occasioni, ma è comunque un canale aperto in più e non è escluso che salti fuori qualcosa di interessante.
Come il resto dell’Europa occidentale, anche l’Italia sta de-industrializzando. L’impianto chimico in dismissione in cui lavorerò fino a fine settembre è per certi versi un “dinosauro” che nessuno ha più interesse economico a tenere in vita (1).
Ma a differenza del resto dell’Europa occidentale l’Italia de-industrializza lasciando solo il posto alla speculazione edilizia e finanziaria, e produce solo siti che, dopo bonifica, ospiteranno l’ennesimo centro commerciale. Le eccezioni sono poche.
Il futuro economico dell’Italia è diventare un paese di veline, calciatori e operatori di call-center (massimo rispetto per questi ultimi). Il fatto che il numero di laureati in discipline scientifiche in Italia scenda inesorabilmente anno dopo anno è causa o effetto di ciò?

(1) il paragone è con la Cina e le nazioni del Far East, ovviamente. Però una società nostra concorrente produce un additivo di quelli che noi abbiamo dismesso in un impianto nei Grigioni. E non credo che l’operaio elvetico costi meno dell’italiano.