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4 novembre 2009 (10:36) | notizie | :: G. :: | 7 commenti
Non ha senso parlare delle croci sulle pareti delle aule scolastiche mentre l’intonaco si stacca.
Non ha senso parlare dell’intonaco che si stacca mentre il governo taglia i fondi alla pubblica istruzione.
Non ha senso parlare del taglio dei fondi alla pubblica istruzione mentre il gettito fiscale diminuisce per via della crisi.
Non ha senso parlare di gettito fiscale mentre le aziende licenziano.
Non ha senso parlare dei licenziamenti mentre c’è la crisi economica.
Non ha senso parlare della crisi economica mentre i gas serra alterano il clima.
Non ha senso parlare dei gas serra mentre il sistema pensionistico è alle corde.
Non ha senso parlare del sistema pensionistico mentre siamo invasi dagli immigrati.
Non ha senso parlare di immigrati mentre siamo in emergenza democratica.
Non ha senso parlare di emergenza democratica mentre siamo in pieno conflitto d’interessi.
Non ha senso parlare di conflitto di interessi mentre il premier pensa solo ai suoi festini.
Non ha senso parlare dei festini del premier mentre l’opposizione va a trans.
Non ha senso parlare dei trans mentre i diritti civili non sono garantiti a tutti.
Non ha senso parlare di diritti civili mentre la chiesa ingerisce su vita e morte.
Non ha senso parlare di ingerenza della chiesa su vita e morte mentre ci sono ancora le croci sulle pareti delle aule scolastiche.
(ricomincia dall’inizio)
Insomma, qualsiasi tema venga rilanciato dai massmedia, a torto o a ragione c’è sempre qualcuno – statene certi – che vi dirà che non ha senso parlarne e che occorre cominciare da altro. Salvo che poi non si comincia mai.
E alla fine non ha senso parlare. A prescindere dall’argomento.
tags: chiesa, crisi, emergenza, festini, fine, fondi, gara, gas serra, governo, immigrati, intonaco, morte, niente, qualcuno, senso, sistema, sistema pensionistico
14 settembre 2009 (16:29) | wikiverso | :: G. :: | 7 commenti
Ogni volta che leggo sulle varie mailing list wiki[p|m]ediane in giro per il mondo di contatti, collaborazioni, persino finanziamenti pubblici ai vari chapter nazionali di Wikimedia sparsi sul pianeta vorrei tanto che le istituzioni nazionali si interessassero di più a Wiki[p|m]edia.
Poi faccio mente locale sulle raccomandate di legali di parlamentari, europarlamentari, ministri, sindaci, personaggi assortiti che mi sono state recapitate durante il mio mandato da presidente e giungo alla conclusione che di attenzione ce ne dedicano più che a sufficienza. Senza ovviamente capire nulla né del mezzo, né di come funziona, né di come andrebbe usato.
Il culmine del parossismo è la causa per 20 milioni di euro di cui ci racconta Frieda, intentata nonostante – come scrive Tooby – Wikimedia Italia non c’entra niente con Wikipedia, si limita a promuovere il marchio e basta: è come se un giorno comprassi della Nutella avariata e invece di fare causa alla Ferrero facessi causa a Mediaset che ne ha trasmesso la pubblicità.
L’unico che pareva averci capito qualcosa è stato Fiorello Cortiana. Peccato che non sieda più parlamento.
Aggiornamento – un sacco di pareri:
Paul the Wine Guy qui, Ignis qui, Giacomo Dotta su Webnews, Leoman3000 qui e .mau..
Giacomo Dotta approfondisce ricollegandosi all’Internet Manifesto.
Si aggiungono anche Kiado, Punto Informatico, Tom’s Hardware, EdoM, Aubrey.
In diversi hanno ri-tumblrato PTWG, tra di loro The Hanged Man, Emmanuel Negro.
Alcuni stanno scrivendo ad Angelucci tramite il sito della Camera.
Ne parlano inoltre Mantellini, Civile.it, OneWeb2.0, Armando Leotta, Alessandro Gilioli, Stefano Quintarelli, 0.2, Tiziano Caviglia, Nicola Mattina, Stefano Scardovi, Nick, Sbisolo, Giornalettismo, Aviatore sopra il mare, Zeus News, Vittorio Zambardino, Gigi Cogo, Giorgio Marandola, Draco, Snowdog e LaPizia. E senz’altro ancora qualcuno che mi sono perso per strada (apologies).
Gianfranco interviene su en.wiki (anche nella talk di Jimbo).
tags: apologies, attenzione, bisogno, blog, chapter, comandamenti, conoscenza, cultura, enciclopedia, euro, Europa, fiore, fondi, Frieda, Google, hardware, Italia, lavoro, liberazione, mail, manifesto, marchio, mattina, milioni, mondo, niente, ogni volta, pianeta, presidente, pubblicità, punto, qualcuno, repubblica, Roma, scuola, sogno, varie, Wikimedia, zeri
13 ottobre 2008 (18:19) | parole altrui | :: G. :: | 4 commenti
Un amico mi segnala questo link definendolo “interessante”: http://www.genitoricattolici.org/lobby%20gay.htm
Delirio. Incazzatura e tristezza.
L’autore scrive
[...] C’è un paradosso che molti ignorano: il primo passo per aiutare gli omosessuali è riconoscere serenamente che in quella condizione essi vivono male. Anche quando sia apparentemente accettata con serenità, l’omosessualità non sarà mai compatibile con i livelli più profondi della persona. [...]
Che l’omosessualità non sia una malattia non lo dico io, lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ovviamente prima vittima della Potentissima Lobby Gay™ che governa il mondo.
Che un omosessuale viva male la propria condizione è un postulato dell’autore, privo di fondamento.
Certo, se fin da quando sei un ragazzino la tua comunità continua – ogni fottuto giorno – ad emarginarti e a dirti che non sei normale e non sarai mai felice, può darsi che alla lunga te ne convinci pure tu [1].
Nei casi più felici si manda l’amorevole comunità a farsi fottere e ci si costruisce una vita finalmente liberi e sereni, debitamente lontani da tutti quei bigotti che t’hanno avvelenato l’esistenza. I casi meno felici finiscono documentati nel link citato in chiusura al paragrafo precedente.
È proprio quel presentare il gay nella cultura contemporanea in una luce normale, che l’autore tanto depreca, che aiuta milioni di persone nel mondo a star meglio con sé stesse e con gli altri, soprattutto durante gli anni critici dell’adolescenza.
[...] Sappiamo, ad esempio, che nel vissuto di moltissimi omosessuali maschi adulti c’è un padre evanescente; e spessissimo c’è una famiglia sfasciata, un divorzio. Non a caso, anche qui il miglior modo per prevenire è difendere la famiglia, recuperando in particolare la figura di un padre affettuoso ma autorevole, capace di dettare delle regole e dei divieti. In questo senso, i movimenti di liberazione omosessuale sono degli acerrimi nemici della famiglia. [...]
Che tradotto in buon italiano, significa “dove stanno quei padri che raddrizzavano i figli debosciati con una giusta dose di scapaccioni?”
Io conosco esempi di figli “raddrizzati” a dovere che scoprono poi la loro inclinazione magari dopo un matrimonio, o persino dopo essere diventati genitori.
Queste tesi sono una ribollita di quelle propugnate dal movimento dei cosiddetti “ex-gay”; Wikipedia ha un’interessante pagina in proposito: http://it.wikipedia.org/wiki/Ex-gay
Va detto che la pagina linkatami è piuttosto datata, risulta pubblicata dal giugno 2003.
Viene da sperare che questi cinque anni non siano passati invano.
tags: caso, cinque, comunità, condizione, cultura, eden, esempio, euro, famiglia, fine, fondi, incazzatura, Italia, liberazione, matrimonio, miglia, milioni, mondo, omosessualità, padre, ribollita, ricatto, senso, serenità, tempo, tristezza
28 settembre 2008 (16:04) | notizie | :: G. :: | 5 commenti
Sono digiuno di economia. Fatemi capire che succede, per favore.
Le banche degli Stati Uniti hanno prestato troppo denaro senza chiedere adeguate garanzie a tanti cittadini statunitensi desiderosi di comprare casa (o altro). Le stesse banche “vendono” questo credito futuro ad altre banche e fondi d’investimento, che investono su di loro, ovvero sulla loro capacità di scegliersi i clienti.
I clienti risultano per la maggior parte insolventi (non per cattiveria, magari hanno perso il lavoro, cose così), le banche non vedono rientrare i loro soldi e vanno vicine al fallimento anche perché il mercato immobiliare si sgonfia, facendo calare sensibilmente di valore gli immobili pignorati ai debitori insolventi. Il credito venduto ad altre banche e fondi risulta non più esigibile.
Le banche che si sono esposte devono recuperare liquidità, fanno circolare il loro denaro a prezzo più caro, ovvero in Europa aumenta il tasso EURIBOR, quello a cui sono agganciati moltissimi mutui a tasso variabile [1].
In concreto: un cittadino degli Stati Uniti non può pagare la rata del mutuo, per cui aumentiamo le rate del mutuo a un sacco di cittadini di altri paesi, pur di garantire un’adeguato rendimento di prodotti finanaziari immessi incautamente sul mercato?
tags: banche, capacità, casa, circolare, cittadini, denaro, economia, euro, Europa, fallimento, fondi, futuro, gara, lavoro, mutuo, pagare, per favore, prezzo, record, Stati Uniti, tasso euribor, tasso variabile, troppo
11 giugno 2008 (21:56) | wikiverso | :: G. :: | Lascia un tuo commento
L’incontro dei chapters europei di Wikimedia tenutosi a Nimega qualche settimana fa è servito anche per mettere a confronto le diverse esperienze locali.
Dal confronto tra le varie esperienze nazionali, risulta che il chapter più ricco e più organizzato, quello tedesco, deve molto del suo successo al fatto di aver avuto sostanzialmente mano libera nel poter collaborare con altre realtà, commerciali e non, del mondo di lingua tedesca.
Altri chapters, come quello italiano, hanno avuto meno libertà, ma ciò nonostante hanno saputo concretizzare qualche operazione. Anche noi, per esempio, abbiamo concesso a terzi l’uso commerciale di marchio e logo ma, a differenza dei tedeschi, abbiamo dovuto produrre degli accordi ad hoc, limitati alle singole operazioni.
Altri ancora hanno puntato più su sovvenzioni pubbliche o comunque governative (che in Italia non abbiamo visto manco di striscio) per realizzare le loro iniziative.
Mi è sembrato abbastanza evidente che il successo dei chapters nell’autosostenersi, nel raccogliere fondi e nel realizzare iniziative risulta proporzionale alla libertà di cui hanno goduto – compresa quella di stipulare accordi commerciali.
Sarebbe stato logico estendere agli altri chapter le medesime libertà operative in cui si è mossa l’associazione tedesca. Perlomeno fissando dei limiti al di sotto dei quali il coinvolgimento di Wikimedia Foundation non è necessario. E invece no.
Wikimedia Foundation ha deciso di accentrare presso di sé tutte le decisioni inerenti gli accordi commerciali (anche quelle dei tedeschi). Vuoi per valorizzare meglio il marchio, vuoi per paura che i chapter locali possano farle ombra e sottrarle fondi. Ciò purtroppo crea un collo di bottiglia organizzativo abbastanza stretto, anche in previsione della nascita di nuovi chapters nazionali.
Insomma, avrei preferito un approccio “wiki” anche in questo caso. Una Foundation che stabilisce delle cornici entro cui le associazioni nazionali sono libere di muoversi a loro discrezione e che entra in campo solo quando questi limiti (di soldi in gioco o di visibilità transnazionale) sono superati.
Perplesso…
tags: accordi, associazione, bottiglia, campo, caso, chapter, confronto, differenza, esempio, euro, fondi, Foundation, incontro, Italia, libertà, logo, marchio, mondo, Nimega, ossa, paura, settimana, successo, troppo, varie, visione, Wikimedia
7 maggio 2008 (19:53) | notizie | :: G. :: | Lascia un tuo commento
Si suol dire che “Google is your friend”, ma nemmeno lui riesce a rispondere alla domanda: “quante leggi sono in vigore in Italia?”.
La domanda sembra eludere ogni tentativo di risposta esatta, ci si deve accontentare di qualche stima [1] [2] che riesce a sbalordire, soprattutto se confrontata ad analoghe stime fatte sui corpus legislativi di altre nazioni a noi simili.
In effetti le rare volte in cui mi sono messo a guardare le leggi che regolano una qualsiasi attività o un qualsiasi argomento mi sono sempre invischiato in un ginepraio di norme che, partendo da enunciati di principio abbastanza semplici – cioè alla portata del mio buon senso di lettore inesperto – venivano quindi modificate, ritagliate e ingarbugliate, in alcuni casi stravolgendo quanto il buon senso iniziale andava a suggerire.
Sembra che questo grande numero (che non terrebbe comunque conto delle leggi locali) sia frutto di una stratificazione i cui livelli più profondi attingono persino al regno sabaudo.
Tale stratificazione crea un paesaggio confuso in cui spesso il legislatore ha ritagliato (in buona o in malafede) isole di privilegio ad hoc, nonché fessure in cui inserire lo scalpello dell’interpretazione personale di chi è chiamato di volta in volta a giudicare.
L’interpretazione personale di un giudice non è in sé cosa disprezzabile – soprattutto quando la realtà incalza il legislatore su temi che questi deve ancora affrontare – ma ha un valore concreto in quei sistemi in cui un precedente fa giurisprudenza (come negli Stati Uniti, per questo nei film americani i giovani avvocati si fanno il mazzo tanto studiando i casi precedenti passati in giudicato), cosa che in Italia non avviene.
Mi piace quindi l’idea che presto esisterà un organismo – addirittura un ministero – che si faccia carico di entrare in questa giungla armato di machete con l’intenzione di sfoltirla. Si tratta di un obiettivo concreto e abbastanza misurabile.
La bontà del lavoro di tale ministero sarà ragionevolmente facile da valutare: se le leggi verranno semplificate per ridurre le isole di privilegio, chiudere le fessure interpretative, ridurre il lavoro burocratico che ogni normativa porta con sé, semplificando la vita al cittadino e soprattutto al magistrato, che magari riuscirà a chiudere i processi in tempi che non facciano perdere senso al concetto di giustizia, allora il ministero avrà adempiuto alla sua missione.
Se invece le leggi che verranno semplificate serviranno solo a liberare le mani di faccendieri ed affaristi poco illuminati, allora saremo davanti all’ennesima presa in giro.
Il toto-ministri assegna questo ministero ad un mio conterraneo. Spero di essere smentito nel mio pessimismo.
tags: americani, bontà, buon senso, cittadini, eden, faccia, film, fondi, giustizia, Google, isole, Italia, lavoro, lettore, ministero, personale, risposta, ritagli, senso, Stati Uniti, tentare
29 marzo 2008 (11:01) | notizie | :: G. :: | Lascia un tuo commento
Uno dei punti che la destra propone come rimedio al carovita è la detassazione del lavoro straordinario, attraverso la quale i lavoratori dipendenti potranno avere qualche (pochi, secondo me) euro in più a fine mese in busta, comunque ottenuti svendendo il loro tempo.
A mio modesto parere (di “lavoratore ristrutturato”, non di economista), credo che sia una soluzione miope, che costa poco alle imprese, disincentiva nuove assunzioni e approfondisce ancora di più il fossato tra chi un lavoro più o meno stabile ce l’ha e chi non ce l’ha del tutto o si arrangia tra un lavoro precario e l’altro.
Una politica del lavoro più lungimirante dovrebbe rendere più conveniente per le aziende l’assumere nuovi lavoratori invece che ricorrere sistematicamente e regolarmente al lavoro straordinario. Credo che sul medio-lungo termine pagherebbe di più, creando un ambiente economicamente più virtuoso anche per le imprese.
tags: busta, busta paga, carovita, correre, destra, detassazione, economia, euro, fine, fondi, lavoratore, lavoro, niente, operai, ordinario, ossa, rimedio, ristrutturazione, sistema, straordinari, tempo
21 dicembre 2007 (17:39) | parole altrui | :: G. :: | Lascia un tuo commento
Un collega testimone di Geova, a seguito del lutto che mi ha colpito la scorsa settimana, mi ha fatto avere degli stampati della loro chiesa in cui si affrontano le solite questioni esistenziali. Benché la conversione dei non credenti sia parte dei suoi doveri di testimone, non credo che l’abbia fatto per un sorta di “sciacallaggio emotivo”; sono certo della sua sincera intenzione di volermi fornire una specie di “salvagente consolatorio”, tuttavia, dopo una rapida scorsa ai suddetti opuscoli, resto ben convinto che credere alla lettera di un testo (per loro sacro) è un mero e imprescindibile atto di fede, ed è una fede che io non ho e non voglio avere.
Continuo – forse pecco di superbia? – a trovare nei dogmi di fede una scorciatoia troppo facile, un invito ad accontentarsi e a consegnare il pensiero nelle mani del “maestro” di turno.
Uno degli stampati è un opuscolo che mette a contronto evoluzione e creazionismo, ponendoli su un piano di parità in copertina e frontespizio (“che ne pensate?”), e poi accanendosi sulla prima per esaltare il secondo nelle pagine interne. Niente di sorprendente, dato l’editore.
A differenza di altri creazionismi, la baggianata della creazione sita in un preciso istante di qualche millennio fa è archiviata. L’evidenza scientifica della vecchiaia delle rocce del nostro pianeta è – a quanto pare – accettata.
Se fossi un creazionista, nulla potrebbe impedirmi di sostenere che dio, nella sua onnipotenza, ha creato noi e tutto l’universo mondo esattamente 42 secondi fa, corredati di tutti i nostri ricordi, pensieri e “vissuti”, disseminando inoltre la Terra e lo spazio di falsi indizi che ci fanno credere alle illusioni dell’espansione dell’universo e dell’evoluzione delle specie. Un dio onnipotente e decisamente burlone. Chissà che risate si sta facendo.
Ciò che viene contestato è l’evoluzione delle specie ed il nostro essere frutto del caso e della selezione naturale.
Ovviamente ciò viene fatto sottolineando ogni pecca dell’evoluzionismo, che in quanto “teoria scientifica” è giustamente perfettibile e correggibile (a differenza degli intoccabili dogmi delle fedi religiose). Il fatto che esistano ombre e lacune nella teoria dell’evoluzione non sminuisce il lavoro fatto nei secoli dalla comunità scientifica per ricostruire la nostra storia naturale.
Al ruolo del caso viene imputato il suo essere, appunto, casuale e quindi potenzialmente distruttivo nella maggior parte delle occasioni; la probabilità che un mondo perfetto per noi sia nato dal caso è infinitesimamente bassa. Ma è proprio qui l’errore di prospettiva semplificatoria e sciovinista dei creazionisti: la Terra è il posto perfetto per noi non perché è stato creato per noi da un’entità superiore, ma perché noi ci siamo evoluti in questo ambiente adattandoci e interagendo con esso (e insieme a noi miliardi di altre specie, che non sono state create per servirci, ma fanno la loro vita come noi facciamo la nostra…).
Per ogni “esperimento riuscito” di adattamento come il nostro esistono “esperimenti non riusciti” di specie il cui ambiente è mutato troppo in fretta (i dinosauri) o le cui mutazioni non sono state sufficientemente utili per garantirne la sopravvivenza (i fossili della Burgess Shale).
E questa evoluzione ha richiesto miliardi di anni, un tempo incommensurabile sulla misera scala della vita di un essere umano.
Invito chiunque sia perplesso ad accettare l’idea di discendere da un antenato scimmiesco, da un pesce, da un batterio, da una molecola capace di autoreplicarsi a spese dell’ambiente esterno a leggersi “Il caso e la necessità” di Jacques Monod e i godibilissimi lavori di Stephen Jay Gould.
Fare a meno di una spiegazione mistica è possibile, e rimette il nostro destino di esseri umani nelle nostre goffe mani, senz’altri scopi e missioni che non quelli che noi stessi sapremo darci.
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3 dicembre 2007 (23:28) | lavoro | :: G. :: | Lascia un tuo commento
Stasera ho fatto un salto presso il mio precedente posto di lavoro, per ritirare l’ultimo cedolino paga, quello del TFR scampato allo scippo dei fondi (ironia della sorte, quando si dovette decidere eravamo una fabbrica con ben più di 50 dipendenti e quindi l’opzione di lasciarlo presso il datore di lavoro non era contemplata).
Ho anche fatto una breve chiacchierata con il direttore, facendomi ragguagliare sulle prospettive future che attendono i miei ex colleghi e sentendomi dire che non ci sono novità di sorta, a parte un’ulteriore riduzione del budget previsto. Sull’unica linea produttiva superstite nel prossimo anno si prevede di produrre ciò che fino ad un anno fa producevamo in meno di tre mesi. Un’autentica agonia industriale.
È stato un bel posto di lavoro, finché è durato. E ancora non capisco se questo definitivo spreco di risorse umane, tecniche e strutturali è frutto di un disegno strategico o di mera ignoranza del business e delle ricadute concrete di certe decisioni. Nemmeno il direttore mi ha sciolto questo dubbio, che pare essere anche il suo, considerato che poteva esservi modo di razionalizzare le produzioni sparse in giro per il globo senza necessariamente farci chiudere.
Notare il “-ci”… quando parlo dei miei ex colleghi continuo a scordare il prefisso “ex”.
Prima o poi ce la farò a riuscire di nuovo a guardare avanti.
tags: agonia, cedolino, chiacchierata, colleghi, datore di lavoro, dubbio, eden, fabbrica, fondi, lavoro, nuovo, opzione, posto di lavoro, risorse, risorse umane, scippo, sera, uscire
19 ottobre 2007 (18:11) | notizie, wikiverso | :: G. :: | 3 commenti
La gerontocrazia che ci governa, incapace di capire come funziona internet (o, chissà, forse invece ben consapevole delle conseguenze) sta per dare un’altra bastonata liberticida alla rete in Italia e nello specifico proprio a me e a voi che scrivete un blog come questo.
Leggetevi questo articolo di Punto Informatico e rendetevi conto che – per come è arrangiato l’attuale disegno di legge – sembra, pare (eccetera, il solito spazio lasciato all’interpretazione, funzionale ad inserire privilegi per gli amici e bastonate per chi va bastonato) che anche i nostri blog amatoriali possano configurarsi come prodotto editoriale e vadano quindi registrati al Registro degli operatori di Comunicazione.
Se volete approfondire oltre, date una lettura anche a questa pagina, dove vengono illustrate le conseguenze dell’applicazione della formulazione attuale.
E poi passate a siglare la petizione che trovate qui.
Sono anche preoccupato delle ricadute di questo disegno di legge su Wikipedia e sugli altri progetti Wikimedia.
Individuare un responsabile che sigli la registrazione al ROC – per come i progetti sono creati e struttrati – è impossibile. Se sciaguratamente questo disegno diventa legge, si rischia seriamente l’oscuramento sul suolo italiano di tutti i progetti in lingua italiana della Wikimedia Foundation.
tags: attuale, blog, comunicazione, diritto, fondi, Foundation, gerontocrazia, Italia, legge, ossa, petizione, punto, spazio, Wikimedia
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