:: Archivio per il tag: memoria :::::::
30 luglio 2010 (22:16) | dischi, varie ed eventuali | :: G. :: | Lascia un tuo commento
Sono abbastanza convinto che nella vita di ognuno di noi ci sia un periodo-finestra per la musica leggera che va grossomodo dall’età di 15 anni all’età di 30 anni.
Tutta la musica leggera con cui entriamo in contatto nel periodo-finestra è “fondamentale”, “fantastica”, “mitica”, “geniale”, “eccelsa”, “inarrivabile”. Ogni generazione crede la musica del proprio periodo-finestra sia stata l’ultima fatta con passione e arte, prima di cedere al (orrore!) “commerciale”. E a cicli di vent’anni viene rivalutata, perché ora che sei sull’abbondante quarantina ed hai un potere d’acquisto un poco più solido, è cosa buona e giusta far leva sulla memoria per venderti versioni rimasterizzate, ristampe, rarities e cofanetti che a vent’anni erano fuori dalla portata del tuo budget.
Tutta la musica che è precedente al periodo-finestra è “vecchia”, “ingenua”, “seminale-ma-non-ancora-azzeccata”, “una barba”, “infantile”. Anch’essa viene rivalutata a cicli di vent’anni, e ogni volta che passa per radio pensi che ti fa sempre due marroni così oggi come allora e non ti darà scampo finché vivi.
Tutta la musica successiva al periodo-finestra è “una-patetica-imitazione”, “incomprensibile”, “senz’anima”, “poco originale”, “venduta”, “artificiale”. E ovviamente non sfugge al ciclo ventennale di celebrazioni più o meno postume, portate avanti a colpi di boy-band imbolsite e spice girls imborghesite.
tags: artificiale, barba, campo, celebrazioni, eden, fine, finestra, fondamentale, generazione, legge, memoria, musica, ogni volta, potere, radio, rosso, sempre, teoria, vita
19 luglio 2010 (09:12) | parole altrui | :: G. :: | Lascia un tuo commento

“So che forma ha il cuore, che forma ha il cervello, che forma hanno gli occhi.”
“Ma qual è la forma della memoria?”
“Secondo la mamma, la memoria ha la forma della giustizia.”
La striscia è “Macanudo”, di Liniers. [1]
tags: blog, cervello, giustizia, memoria, striscia
7 maggio 2010 (12:01) | café, parole altrui | :: G. :: | 5 commenti
“Sto intraprendendo un nuovo settore che è quello dell’imprenditoria che io adoro molto”. [1]
Visto quanto le viene difficile mandare a memoria le battute, è giusto che si cerchi una professione alternativa a quella dell’attrice.
È in momenti come questi che mi spiace che i miei genitori mi abbiano insegnato ad essere educato. Avrei felicemente condensato il mio pensiero in tre sole parole.
tags: imprenditoria, memoria, taci
27 gennaio 2010 (16:07) | notizie, t.d.s. | :: G. :: | Un commento
Le autorità di Milano hanno posato la prima pietra del costruendo Memoriale alla Shoah. [1]
“Per non dimenticare”. Di sgomberare i campi rom.
tags: autorità, memoria, Milano, sgomberi, Shoah
27 gennaio 2009 (00:01) | parole altrui | :: G. :: | Lascia un tuo commento
Ho memoria di leggi razziali
di italiani mandati al macello
sangue del nostro sangue
nervi dei nostri nervi
o partigiano portami via
che mi sento di morire
C.S.I. – Guardali negli occhi
tags: Italia, italiani, macello, memoria, sangue
16 novembre 2008 (17:37) | dischi, playlist | :: G. :: | Un commento
Future Sound of London – the Lifeforms EP
[en:wp]
Come scrive Snowdog, a cui ho copiato (con permesso) l’idea, non si tratta di scrivere recensioni – non ne sarei all’altezza – ma di pescare dallo scaffale un disco e vedere quali scampoli di memoria si porta dietro.
I Future Sound of London hanno prodotto nel 1994 due dischi col titolo “Lifeforms”: un doppio cd ed un EP da 35 minuti che espande la traccia omonima in sette brani. Ho voluto iniziare da quest’ultimo perché vi collabora Elizabeth Fraser, cantante di cui amo molto la voce, soprattutto quando si cimenta in sperimentazioni del genere.
Prima per caso e poi per intenzione, tenni questo disco come sottofondo mentre leggevo “Rendez-vous with Rama” di Arthur C. Clarke. L’esplorazione del mondo artificiale cavo e alieno s’accompagnava benissimo con i rumori, gli echi, gli effetti disseminati nel disco.
Echi, rumori ed effetti che propinai anche alla compagnia semi-addormentata che stavo scarrozzando in auto una notte d’estate tornando da Siviglia al campeggio ben fuori città dove avevamo piantato le tende (c’era anche Snow, chissà se se ne ricorda). Ebbene sì, m’ero fatto una copia su cassetta di “quella roba lì” e me l’ero portata dietro in ferie (come necessaria alternativa a “la postina della Valgardena/bacia solo con la luna piena…”).
E non posso non ricordare R. (compagno di ventura nell’esperienza di RCB) che mi ha fatto scoprire questo disco e numerosi altri.
tags: alternativa, Arthur C. Clarke, artificiale, blog, campeggio, campo, caso, cassetta, città, compagnia, Elizabeth Fraser, esperienza, ferie, Future Sound of London, legge, Lifeforms, memoria, mondo, musica, scrivere, Siviglia, universo, voce
26 settembre 2008 (21:49) | notizie | :: G. :: | Lascia un tuo commento
“Italiani brava gente” è un meme altamente resistente. Da decenni rimbalza di mente in mente, senza dare segni di usura e di stanchezza. Siamo un popolo che ama perdonarsi, rimuovendo dalla memoria collettiva gli episodi che smentiscono questa idea [1]. Rimozione che trova una definitiva legittimazione politica nella cosiddetta “seconda repubblica”, in cui al potere vediamo giungere per la prima volta due partiti non nati dalla lotta antifascista ed uno erede storico degli sconfitti di quella lotta.
Non sorprendono quindi le operazioni di minimizzazione e rimozione dei crimini del passato (anche rimozione fisica, come nel caso della tentata asportazione della lapide che ricorda la strage di Sant’Anna di Stazzema [2]), il rilancio di parole d’ordine ispirate al culto dell’uomo della provvidenza con tutto lo strascico di razzismo, intolleranza, paura e soppressione della solidarietà che hanno trasformato il tessuto sociale italiano in (definizione Censis [3]) “poltiglia di massa”. La lotta di classe è finita, i grandi padroni hanno vinto (ho letto un articolo sulla redistribuzione della ricchezza in Italia negli ultimi trent’anni, ma non ricordo dove) e la lotta è diventata una guerra tra ultimi e penultimi – gli ultimi senza voce (diritto di voto) e i penultimi che votano a destra perché trovano in essa il megafono del loro livore sperando in un’elemosina.
Ma sono già i partiti della prima repubblica (i “vincitori” della guerra antifascista) i responsabili di questo esaurimento della memoria collettiva: i comunisti trasformando la vittoria antifascista in un intoccabile e indiscutibile dogma di fede, nascondendo sotto il tappeto i loro errori; i democristiani e i socialisti svilendo il valore della conquista della democrazia, trasformando l’esericizio del potere in gestione clientelare dello stato e delle sue risorse.
Come ho letto su un altro blog, non è quello del CERN il “buco nero” di cui preoccuparsi. Almeno in Italia.
tags: 112, blog, buco, buco nero, caso, conquista, democrazia, destra, diritto, fisica, guerra, Italia, italiani, lapide, massa, meme, memoria, ordine, parole, paura, potere, repubblica, risorse, stanchezza, tolleranza, voce
25 settembre 2008 (22:47) | tecnologie | :: G. :: | Lascia un tuo commento
Le macchine non sbagliano mai. Le amiamo e le odiamo per questo. Le macchine si relazionano col mondo in maniera oggettiva e indifferente, al contrario di noi che sul mondo proiettiamo sempre la luce emotiva del nostro sguardo. Le macchine sono intrinsecamente sincere, ma di una sincerità stupida, automatica, inevitabile. Insopportabile.
All’età di sei anni rimasi affascinato davanti alla prima calcolatrice elettronica che i miei zii portarono in casa: un mattone di plastica nera grande grossomodo come due pacchetti di sigarette affiancati per il lato lungo, tasti enormi neri – più, meno, per, diviso, M+, MC, MR, C, AC (quest’ultimo rosso acceso)… – e il display a otto cifre a fosfori verdi. Ovviamente uno dei primi esperimenti fu verificare cosa succedeva premendo più tasti (anche tutti) contemporaneamente.
Ricordo che negli anni successivi si discusse a lungo sull’impatto che le calcolatrici avrebbero avuto sulla capacità di noi ragazzini di fare calcoli. C’erano insegnanti che vietavano esplicitamente il loro uso in classe. In effetti, all’epoca avevo imparato a calcolare una radice quadrata sulla carta – cosa che ho provato invano a rifare in tempi recenti, non ricordando più tutti i dettagli del procedimento (qui ci pensa .mau. a rinfrescare la memoria a chi fosse curioso).
Analogo è l’impatto del cellulare sul memorizzare i numeri telefonici. L’altro giorno mi sono scordato il celllulare a casa e mi sono reso conto di non ricordare praticamente nessuno dei numeri telefonici memorizzati nella sua rubrica, fatta eccezione per alcuni numeri di telefono fisso, che sono quelli che chiamo abitualmente dal fisso di casa.
Negli anni ’70 molta fantascienza descriveva una futura umanità definitivamente impigrita e instupidita dalle macchine, che l’avrebbero spodestata nel controllo del mondo. A giudicare dalla pervasività delle tecnologie in ogni attività umana, direi che ci siamo. Ma non farei comunque cambio con Robinson Crusoe.
tags: calcolatrice, cambio, capacità, casa, cellulare, dettagli, eccezione, elettroni, impatto, logo, macchine, memoria, mondo, nessuno, prova, radice quadrata, robinson crusoe, rosso, scienza, telefoni, tempo, umanità
4 settembre 2008 (12:55) | varie ed eventuali | :: G. :: | 2 commenti
Secondo una diffusa credenza popolare, la comparsa in sogno di persone care defunte dovrebbe suggerire al sognatore una serie di numeri vincenti da giocare al lotto. Per i sognatori meno esperti di cabala, la persona cara spesso arriva a recitare i numeri, o a mostrarli, o a comparire insieme ad essi nell’azione del sogno.
L’altra notte ho sognato mio padre, inquadrato a figura intera. Regge tra le mani un cartello grossomodo di formato A3, tenuto orizzontalmente su cui è disegnato un simbolo di infinito (∞) tracciato con un tratto composto da tre colori tenui affiancati. Lungo il tracciato del simbolo, sono scritti dei numeri in grassetto nero. Ma nel sogno li vedo sfuocati e non riesco a distinguerli.
Papà, abbi pazienza. Lo sai bene che sono miope…
Nel frattempo, qualcuno ha notizia di una qualche cyber-interfaccia non invasiva che possa estrarre l’immagine dalla mia memoria per poterla ingrandire? Prometto un’equa spartizione della vincita.
tags: cartello, colori, comparsa, eden, faccia, giocare, immagine, infinito, memoria, numeri vincenti, ossa, padre, pazienza, qualcuno, rosso, sogno, tempo
21 aprile 2008 (22:05) | varie ed eventuali | :: G. :: | 4 commenti
L’ufficio anagrafe del mio comune di residenza mi manda un promemoria con cui mi informa che la mia carta d’identità sta per scadere. Per il rinnovo è sufficiente presentarsi con tre fotografie formato tessera identiche e recenti (segue tabellina con gli orari di apertura dell’ufficio anagrafe).
Non viene ricordato di portare con sé anche 5,42€ (diritti di segreteria).
Essendo il mio comune sprovvisto di stazioni (l’autobus di linea fa un paio di fermate nel tratto in cui la statale ne attraversa il territorio) non vi sono nemmeno le famose macchinette automatiche per fototessera mirabilmente descritte da Giorgio Gaber [1]: “… flash, flash, flash… trecento lire, in un minuto, un depravato.”
Sabato mattina vado dunque dal fotografo, che mi fa accomodare, aggiusta la luce e mi fa tre scatti con l’intenzione di scegliere quello meglio riuscito. Scegliamo l’ultimo – quello con gli occhi meno sbarrati – ed ecco che il fotografo, probabilmente inorridito da quanto su quella fotografia risaltassero le mie occhiaie, con tre colpetti di mouse fa sparire i segnacci, migliorando in maniera discreta ma percettibile i connotati del sottoscritto.
Il fotografo stampa il tutto, pago, esco e mi ritrovo a pensare che
1) credevo che queste cose capitassero solo a chi si fa fotografare e filmare di mestiere (a vario titolo)
2) dato che quelle foto – dove sono perfettamente riconoscibile – finiranno sulla mia carta d’identità, si può parlare di falso ideologico?
3) verrebbe quasi da parafrasare Gaber: “… click, click, click… quasi gratis, in due secondi, un redento.”
tags: anagrafe, comune, Creta, eden, film, fotografia, fotografie, Giorgio Gaber, identità, macchine, mattina, memoria, promemoria, residenza, rinnovo, segreteria, sera, tabellina, territorio, tessera, top model
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