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otto marzo

8 marzo 2010 (08:16) | varie ed eventuali | :: G. :: | 6 commenti

Alcune di voi faranno spallucce, dicendo che è diventato un rito svuotato di ogni significato. Si smarcheranno dal femminismo, roba vecchia, buona solo per comuniste nostalgiche prive di ogni fascino, ormai non più necessaria. Diranno che oggi in Italia le donne non sono più sfruttate, che c’è persino troppa libertà e che forse è meglio tornare ad un ruolo più tradizionale di mogli e madri, possibilmente in un contesto familiare uscito dritto dritto da una pubblicità televisiva.

Alcune di voi sorrideranno ricevendo un mazzetto striminzito di mimosa. O rimprovereranno a ogni uomo a portata di voce il non aver pensato a regalarla.

Alcune di voi sono andate a rifarsi i capelli e poi in un qualche locale che ha organizzato spogliarelli maschili, libere per una volta di urlare e fare cazzate normalmente impossibili, lontane per una sera da quei mariti e da quei figli maschi serviti e riveriti per i restanti 364 giorni.

Una di voi mi telefonerà dalla Russia (là è un giorno festivo a pieno titolo), chiedendomi di fare gli auguri a mia madre e alle altre donne della famiglia che ha conosciuto. Передам, ладно.

Pare [1] che la scelta della data non sia legata ad una strage di operaie morte in una camiceria durante un incendio, come mi fu raccontato. Oggi potrebbe accadere ancora, ma le operaie sarebbero più probabilmente cinesi. O magari belle ragazze vestite di nero, con un filo di trucco leggero.

Auguri, sorelle. Che ve ne importi o meno.

be careful what you wish for

14 settembre 2009 (16:29) | wikiverso | :: G. :: | 7 commenti

Ogni volta che leggo sulle varie mailing list wiki[p|m]ediane in giro per il mondo di contatti, collaborazioni, persino finanziamenti pubblici ai vari chapter nazionali di Wikimedia sparsi sul pianeta vorrei tanto che le istituzioni nazionali si interessassero di più a Wiki[p|m]edia.

Poi faccio mente locale sulle raccomandate di legali di parlamentari, europarlamentari, ministri, sindaci, personaggi assortiti che mi sono state recapitate durante il mio mandato da presidente e giungo alla conclusione che di attenzione ce ne dedicano più che a sufficienza. Senza ovviamente capire nulla né del mezzo, né di come funziona, né di come andrebbe usato.

Il culmine del parossismo è la causa per 20 milioni di euro di cui ci racconta Frieda, intentata nonostante – come scrive ToobyWikimedia Italia non c’entra niente con Wikipedia, si limita a promuovere il marchio e basta: è come se un giorno comprassi della Nutella avariata e invece di fare causa alla Ferrero facessi causa a Mediaset che ne ha trasmesso la pubblicità.

L’unico che pareva averci capito qualcosa è stato Fiorello Cortiana. Peccato che non sieda più parlamento.

Aggiornamento – un sacco di pareri:

Paul the Wine Guy qui, Ignis qui, Giacomo Dotta su Webnews, Leoman3000 qui e .mau..

Giacomo Dotta approfondisce ricollegandosi all’Internet Manifesto.

Si aggiungono anche Kiado, Punto Informatico, Tom’s Hardware, EdoM, Aubrey.

In diversi hanno ri-tumblrato PTWG, tra di loro The Hanged Man, Emmanuel Negro.

Alcuni stanno scrivendo ad Angelucci tramite il sito della Camera.

Ne parlano inoltre Mantellini, Civile.it, OneWeb2.0 Armando Leotta, Alessandro GilioliStefano Quintarelli, 0.2, Tiziano Caviglia, Nicola Mattina, Stefano Scardovi, Nick, SbisoloGiornalettismo, Aviatore sopra il mare, Zeus NewsVittorio Zambardino, Gigi CogoGiorgio Marandola, DracoSnowdog e LaPizia. E senz’altro ancora qualcuno che mi sono perso per strada (apologies).

Gianfranco interviene su en.wiki (anche nella talk di Jimbo).

impari opportunità

31 marzo 2009 (23:11) | notizie | :: G. :: | 4 commenti

Quanto alle pari opportunita’ ”va ribaltata la visione sessantottina. Per noi le pari opportunita’ non sono ne’ rivendicazioni femministe ne’ matrimonio gay, ma uguaglianza da garantire sui punti partenza”. [1]

Sono stufo di sentire ministre e parlamentari disprezzare la “visione sessantottina” e le “rivendicazioni femministe” senza rendersi conto che senza quella visione e quelle rivendicazioni il loro posto nel mondo sarebbe stato confinato alla cucina di casa – mute e rassegnate – e non certo la politica.
A posteriori, visti i risultati, vien quasi da pensare che avevano ragione i maschi sciovinisti…

Ma, a parte ciò, vorrei tanto capire cosa intendeva l’onorevole Farcagna con quella frase.
Vuole forse dare a me le stesse opportunità che ha avuto lei di diventare ministro della repubblica?

Dato che certe affermazioni rendono palese che l’uguaglianza di una consistente minoranza di italiani all’onorevole non interessa, perché mai ha accettato di diventare il ministro alle pari opportunità? Non si poteva crearle un ministero ad hoc, più consono con la sua forma mentis?

È evidente che nel pensiero di questa signora, le “pari opportunità” (qualunque cosa ella intenda con questa locuzione, a dispetto di quanto suggerisce ogni dizionario di lingua italiana) vanno estese solo ai gruppi di individui a lei – e al suo Re e al suo Papa – graditi.
Gli altri – siano essi schifosi pervertiti o semplici perdenti assortiti – stiano zitti, e già che ci sono ringrazino che non passa qualche ronda a lisciar loro le ossa.

a un beato cazzo

26 marzo 2009 (12:03) | notizie | :: G. :: | 5 commenti

Dat [1] is the question.

Già è discutibile che le mie volontà, con cui indico con quale e quanta dignità voglio lasciare questo mondo, qualora non fossi più in grado di esprimermi autonomamente in merito, trasmesse – a voce, per scritto, con un piccione viaggiatore, come diavolo mi pare – ai miei cari non contino nulla. 

“Potrebbe essere un falso”. 
Ok, facciamo un regalo ai notai e facciamo loro registrare un testo che contenga questa mia volontà. 

“Potresti aver cambiato idea”.
Quindi? Devo aggiornare il testo registrato presso il notaio ogni tot mesi? Facciamo che se cambio idea lo ritiro o lo cambio, no?

“E comunque non è vincolante per il medico”.
E allora a cosa diavolo serve?

igiene

15 febbraio 2009 (15:03) | parole altrui, varie ed eventuali | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

Nous voulons glorifier la guerre - seule hygiène du monde -, le militarisme, le patriotisme, le geste destructeur des anarchistes, les belles idées pour lesquelles on meurt et le mépris de la femme.

dal “manifesto del futurismo” di F. T. Marinetti, 1909 [1][2]

L’ossessione dell’igiene che tracima dalla persona e dai suoi spazi fino a riempire il mondo e la società porta a sognare quel mondo perfetto, codificato e prevedibile dove anche la “trasgressione” e l’”avanguardia” sono solo simulacri accettabili - perché conformi agli scopi del potere - dell’idea di trasgredire e progredire.
Glorificare la guerra come sola igiene del mondo è facile, quando gli scarafaggi sono gli altri e la bomboletta di insetticida l’hai in mano tu.

Curioso come negli undici giorni che separano la pubblicazione della versione italiana da quella francese i “liberatori” diventano gli “anarchici”.
Il gesto distruttore dei liberatori l’abbiamo già glorificato, nel 1945. E si può dire che non l’abbiamo pagato poco.
Glorificare il gesto distruttore degli anarchici – dal graffito in su – non mi pare proprio una priorità delle varie amministrazioni comunali che si apprestano a celebrare il centenario del manifesto futurista. Anzi, il gesto distruttore degli anarchici va prevenuto, imbrigliato o cancellato. 
E nemmeno è necessario essere anarchici: oggi si chiede a chi lavora di scioperare educatamente, senza creare disturbo al prossimo. Ma uno sciopero che non crea disagio – un disagio comunque ragionato e previsto – a che serve?

Glorificare le belle idee per cui si muore è tutt’altro che originale. È la solita zuppa da “dulce et decoro est pro patria mori” in poi, per convincere chiunque abbia voglia di vivere ad andare a morire per servire l’interesse altrui.
Un gesto distruttore che mi piacerebbe glorificare è proprio tirare una sonora pernacchia alle belle idee per cui si muore. E andare nei campi a fottere, non a combattere.

Glorificare il disprezzo della donna – immagino in quanto essere inferiore, lamentoso e pietoso nella visione di questi signori – diventa una mossa inevitabile dopo aver enunciato quanto sopra. E dire che nel 1909 nessuna donna avrebbe mai potuto dire all’esaltato futurista “smetti di dire cazzate e aiutami a pulire casa”, a proposito di igiene della storia.
A meno che questo disprezzo della donna avesse tutt’altra origine, meno confessabile in tutta questa atmosfera di nascente machismo tecnologico. Chissà con chi sognavano di scopare, i futuristi…

Per me il futurismo è una stagione di belle, moderne e potenti innovazioni del linguaggio grafico.
Ma riprenderne oggi il messaggio politico puzza di vecchio da lontano.

è quasi andata… (auguri!)

25 dicembre 2008 (18:31) | varie ed eventuali | :: G. :: | 5 commenti

Forza. Anche questo natale è passato e potete finalmente smettere di desiderare di diventare più buoni.
;)

Ed è vero che anche il capodanno è una convenzione, ma pare che in molti abbiamo bisogno della sensazione – ancorché effimera – di cambiare pagina, di vedere scattare tutti quegli zeri insieme sul contachilometri, di chiuderci alle spalle una porta per davvero o per finta.

E dato che, da bravi esseri umani, non riusciamo a guardare al mondo senza proiettarvi un po’ di ciò che abbiamo dentro, vi (e mi) auguro uno sguardo sul mondo nuovamente meravigliato, limpido e sereno.
Sperando che la cinica quotidianità in cui siamo immersi non ce lo rovini troppo presto.

Grazie a tutti.
A rileggerci, arrivederci.

censure e querele, aggiornamenti su “guarire dall’omosessualità”

12 dicembre 2008 (21:42) | parole altrui | :: G. :: | 3 commenti

Ricevo e volentieri pubblico la seguente mail:

Buongiorno a tutti/e!

Mi permetto di inviarvi un breve aggiornamento circa l’inchiesta Guarire si deve: chiesa e omosessualità, a nome mio e di Ornella De Zordo, con la quale, esattamente a metà, portiamo avanti il progetto “l’altrainchiesta / 10 brutte storie italiane”.

Questa prima inchiesta, lo ricorderete, si basa sulla denuncia pubblica di alcuni corsi di “guarigione per omosessuali” portati avanti con l’aiuto di preti esorcisti.
Dopo un ottimo risalto sulla stampa nazionale e un’interrogazione parlamentare (grazie Arcigay), Youtube ha oscurato il video adducendo generali motivazioni riguardanti una presunta “violazione dei termini e delle condizioni”, rifiutando fino a questo momento qualsiasi spiegazione.

Nel frattempo Luca Di Tolve, docente del corso, mi ha spedito una ingiunzione di rimozione del video anche dal mio sito entro la giornata, in caso contrario sarebbe partita querela.
I diritti vengono prima delle “cause legali” e abbiamo deciso di continuare a diffondere il video, decidendo anzi di rilanciarne la diffusione che calcoliamo ormai in un totale di visualizzazioni che sfiora le 20.000.
Questo nostro impegno è possibile grazie anche all’appoggio generosissimo di Arcigay Firenze e Azione gay e lesbica, che ringraziamo di cuore.

Abbiamo linkato il video dall’amica Arcoiris.tv, ora più che mai potete contribuire anche voi a questa battaglia di civiltà e diritti diffondendo i relativi link.
Grazie per l’impegno.

http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=10999

http://www.unaltracittaunaltromondo.it

http://www.saveriotommasi.it/video/inchieste/guarire-si-deve/

Buona diffusione e un abbraccio di pace, a presto risentirci,

Saverio Tommasi e Ornella De Zordo

non c’è più acetonitrile!

9 dicembre 2008 (18:21) | lavoro, notizie | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Tempi duri per tutti quelli che devono fare analisi in HPLC: pare che l’acetonitrile scarseggi in tutto il mondo.

Noi ce ne siamo accorti perché è stato piuttosto difficile trovare gli ultimi quattro bottiglioni da due litri e mezzo con i quali stiamo lavorando in questi giorni, ma che termineranno senz’altro prima della chiusura natalizia.
La stragrande maggioranza delle analisi HPLC delle specialità farmaceutiche fa largo uso di acetonitrile, puro o in miscela con soluzioni tampone.

Le ipotesi su questa scarsità viaggiano su internet e si incarnano in diverse voci, tra cui danni consistenti ad un impianto di produzione in Texas e ad un fermo della produzione in Cina per via delle Olimpiadi(!).

Direi che una motivazione un po’ più seria si può trovare nel comunicato di uno dei principali rivenditori [1]

Acetonitrile is mainly manufactured as a by-product in acrylonitrile production and represents only around 3% of the output from most acrylonitrile manufacturing plants. During 2008 there have been considerable problems with several of the major acrylonitrile production plants and this has been followed by a dramatic downturn in global demand for this product. Acrylonitrile is used in the manufacture of many consumer goods such as clothing, carpets and many different plastic products. The latest forecast is that the demand for acrylonitrile will continue to be affected by the global recession and the availability of acetonitrile is unlikely to recover during 2009.

Ovvero: l’acetonitrile è un sottoprodotto della sintesi dell’acrilonitrile, il quale è la materia prima necessaria per produrre numerosi materiali, tra cui i tessuti in fibra acrilica.
Col diminuire della domanda di prodotti in fibra acrilica innescato dalla recessione globale, cala la domanda di acrilonitrile e quindi anche la produzione di acetonitrile [2].

Il rivenditore invita i clienti a ridurre o eliminare il consumo di acetonitrile, dato che le prospettive a breve termine non sono delle migliori. E per noi, che l’acetonitrile dobbiamo usarlo ogni giorno, non è un’ottima notizia.

sovrintendenzaaaaa, guarda e impara

27 novembre 2008 (14:28) | notizie, wikiverso | :: G. :: | Lascia un tuo commento

“Wikipedia loves art” http://www.flickr.com/groups/wikipedia_loves_art/ è un’iniziativa promossa da musei statunitensi e britannici, che sponsorizzano un concorso in cui fotografare le loro opere e licenziare le foto con licenza libera.

In Italia le sovrintendenze si appellano ogni tre per due alla legge Urbani per ostacolare la diffusione su Wikipedia delle immagini che riproducono le opere d’arte da loro custodite.

Meno male che il resto il mondo la pensa diversamente.
Noi invece il nostro partimonio artistico facciamo di tutto per non valorizzarlo.

Grazie al Cruccone per la segnalazione.

un mondo artificiale, cavo e alieno

16 novembre 2008 (17:37) | dischi, playlist | :: G. :: | Un commento

Future Sound of London – the Lifeforms EP
[en:wp]

Come scrive Snowdog, a cui ho copiato (con permesso) l’idea, non si tratta di scrivere recensioni – non ne sarei all’altezza – ma di pescare dallo scaffale un disco e vedere quali scampoli di memoria si porta dietro.

I Future Sound of London hanno prodotto nel 1994 due dischi col titolo “Lifeforms”: un doppio cd ed un EP da 35 minuti che espande la traccia omonima in sette brani. Ho voluto iniziare da quest’ultimo perché vi collabora Elizabeth Fraser, cantante di cui amo molto la voce, soprattutto quando si cimenta in sperimentazioni del genere.

Prima per caso e poi per intenzione, tenni questo disco come sottofondo mentre leggevo “Rendez-vous with Rama” di Arthur C. Clarke. L’esplorazione del mondo artificiale cavo e alieno s’accompagnava benissimo con i rumori, gli echi, gli effetti disseminati nel disco.
Echi, rumori ed effetti che propinai anche alla compagnia semi-addormentata che stavo scarrozzando in auto una notte d’estate tornando da Siviglia al campeggio ben fuori città dove avevamo piantato le tende (c’era anche Snow, chissà se se ne ricorda). Ebbene sì, m’ero fatto una copia su cassetta di “quella roba lì” e me l’ero portata dietro in ferie (come necessaria alternativa a “la postina della Valgardena/bacia solo con la luna piena…”).

E non posso non ricordare R. (compagno di ventura nell’esperienza di RCB) che mi ha fatto scoprire questo disco e numerosi altri.