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placebo

6 settembre 2010 (09:14) | varie ed eventuali | :: G. :: | 2 commenti

Dopo due notti in cui sono stato svegliato dal bruciore di stomaco, mi sono procurato una confezione di compresse antiacido e l’ho messa sul comodino.

È ancora intatta. Ma sembra fare effetto comunque.

sfotti?

4 febbraio 2010 (07:37) | café, parole altrui | :: G. :: | 2 commenti

Stamattina la radiosveglia ha fatto il suo mestiere, come di consueto.
Verso le sei e cinque alla radio c’era un tizio che cantava di volere una vita “di quelle che non dormi mai”.
A occhi ancora chiusi, cordialmente, l’ho mandato a cagare.

tutto bene

3 marzo 2009 (14:44) | varie ed eventuali | :: G. :: | 7 commenti

Giovedì scorso ho smesso di tremare solo nel primo pomeriggio.
Venerdì sono rimasto stordito tutto il giorno.
Sabato m’ha svegliato il mal di testa, alle cinque di mattina. Stronzo.
Domenica una gentilissima ex-collega mi ha segnalato un’azienda della zona che sta cercando. CV spedito al volo.
Lunedì sono stato al collocamento e all’agenzia di lavoro.
Oggi doppio giro di bucato, la gatta ha lasciato una zampata di fango sul piumone… 

Se la banca che custodisce i miei risparmi non fallisce, posso stare tranquillo per un po’.
Intanto navigo a vista. Come da quarant’anni a questa parte, sembra.

una terapia semplice e antica (2)

16 dicembre 2008 (18:09) | f.r.p.c., tecnologie | :: G. :: | 2 commenti

E venne il giorno in cui la caldaia si stancò di prendere “una botta o due nel punto giusto dello chassis data con la giusta energia” [1].
Molto perfidamente, la caldaia non ha smesso di funzionare tout court, anzi, in apparenza sembra andare tutto bene; i falsi contatti non si verificano più e non è quindi più necessario dare le suddette botte allo chassis per farla ripartire.
Ma l’acqua che scende gagliarda dai rubinetti di bagno e cucina e – soprattutto – dalla doccia assume una temperatura che può essere regolata, a piacere, tra il “freddo-e-basta” e il “tiepido-quasi-freddo-appena-sopportabile”.

Devo dire che il “tiepido-quasi-freddo-appena-sopportabile” è la temperatura ideale per una doccia.
A patto che fuori sia un torrido e afoso pomeriggio padano di luglio o agosto.
A dicembre l’effetto è un po’ meno gradevole (eufemismo).

Stasera, dopo aver verificato che non si tratta di un calo di efficienza dovuto ad incrostrazioni di calcare, il giovin-tecnico-delle-caldaie ha diagnosticato il guasto e sostituito la malefica scheda.
“Verrà riparata o ricondizionata?”
“No, non ne vale la pena, un pezzo nuovo costa meno delle ore che un tecnico specializzato deve buttarci dentro per cercare il guasto e ripararlo, anche se probabilmente s’è guastato un componente del valore di pochi centesimi.” 
Come quasi sempre avviene, si fa prima a buttare. 

Finalmente in questa casa tornerà la pigra mollezza delle interminabili docce calde, dopo questa forzata parentesi salutista di stampo prussiano. Ancora un po’ e avrei finito col programmare le Valchirie di Wagner sulla radiosveglia…

una terapia semplice e antica

11 novembre 2008 (12:36) | f.r.p.c., tecnologie | :: G. :: | Lascia un tuo commento

La prima senza sensazione è appena percettibile, ma ormai ho imparato a riconoscerla come sintomo inequivocabile di ciò che sta per accadere. E non mi piace.

L’acqua si fa via via più tiepida. Da dentro il box doccia tendo l’orecchio per sentire se il bruciatore ricomincerà a funzionare con un il suo tipico botto soffocato, ma niente.
Impreco in maniera più o meno accesa. È successo di nuovo.

L’acqua ora è appena appena tiepida e qui si aprono due strade, proporzionali alla quantità di schiuma che ancora ho addosso: se è poca opto per il coraggio e finisco di sciacquarmi con l’acqua fredda gelata. È indubbiamente un qualcosa che mi sveglia, ma non giova all’umore con cui generalmente affronto la mattina.

Se invece la schiuma è ancora abbondantemente presente, soprattutto in testa, allora subentra la rassegnazione. Chiudo l’acqua, ricaccio le imprecazioni nel pensiero subcosciente, mi lascio sgocciolare un momento e m’avvio in cucina, dove c’è la malefica caldaia traditrice, lasciando impronte e gocce d’acqua lungo il percorso.
Un led rosso mi annuncia il problema di temperatura dei fumi o pressione dell’acqua, ma è solo un problema apparente – così mi disse il tecnico in occasione dell’ultimo controllo. “Si tratta di un falso contatto della scheda” che procura un finto segnale d’allarme e blocca tutto, fuorché lo scorrere dell’acqua.

La terapia è molto semplice e antica: una botta o due nel punto giusto dello chassis data con la giusta energia interrompe il falso contatto, fa ridiventare verde il led e riaccendere immediatamente il bruciatore. 

 ”Ora non l’ho con me, ma se dovesse capitare troppo spesso, la sostituiamo”. Queste parole del tecnico deve averle sentite anche la scheda. Infatti questo scherzo non me lo fa spesso. Solo quando mi dimentico di lei.

ma a voi quanto dura la roba dell’ik*ea?

22 settembre 2008 (16:11) | f.r.p.c. | :: G. :: | 6 commenti

Ho in casa alcuni oggetti provenienti dall’ik*ea: una poltrona, una lampada a stelo, una sveglia, una coperta, quattro cuscini, uno scolapasta.

Solo coperta, cuscini e scolapasta sono ancora integri e funzionanti.

povera biancaneve…

1 agosto 2008 (15:05) | varie ed eventuali | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Povera Biancaneve, da mesi giace abbandonata nel prato accanto alla piattaforma ecologica. Non c’è traccia di principi che la possano risvegliare, né di ranocchi aspiranti principi, né di nanetti.

Viene quasi da pensare che una bara d’oro e cristallo sia fondamentale per un lieto fine.

il cortile

30 luglio 2008 (20:47) | luoghi, varie ed eventuali | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Mia madre non smise di lavorare dopo avermi messo al mondo. L’avrebbe fatto qualche anno dopo, con la nascita di mio fratello. Fino ad allora, venivo svegliato al mattino e portato dai miei nonni, dove avrei passato la giornata (all’asilo ci andai poco, ma questa è un’altra storia). E dai nonni avrei continuato ad andare anche negli anni successivi, anche pernottando da loro, durante le vacanze scolastiche.

Al mattino io e mio nonno andavamo a fare una passeggiata lungo la valle risalendo il corso del torrente, in qualche rara occasione fino alle sorgenti, nel pomeriggio si giocava tra bambini nel cortile, allora sterrato, che ospitava anche due abeti. I soliti giochi da cortile di allora: nascondino, magolibero, moscacieca, palla avvelenata…

Il cortile era il cortile di un condominio popolare di proprietà di una fabbrica tessile adiacente, in cui negli anni ’50 lavoravano tutti gli inquilini che avessero conseguito la licenza elementare. La fabbrica fece la fine di molte altre durante la deindustrializzazione degli anni ’80: chiusa e fatta a spezzatino, per ospitare nella volumetria improvvisamente lasciata libera tante piccole imprese, più o meno fortunate. Agli inquilini del condominio fu offerta l’opzione di comprare gli appartamenti in cui erano vissuti fino ad allora.

Anche il condominio mutò il suo aspetto: prima giallo, poi bianco, poi dalle scrostature del bianco apparirono chiazze sempre più ampie del giallo precedente. Gli orti vennero spianati per costruire nuove case, gli abeti vennero abbattuti, lo sterrato asfaltato, lo spazio del cortile dimezzato dalla realizzazione di tanti box auto. Cambiò anche la composizione sociale dei condòmini: credo che mia nonna sia stata la prima in famiglia a sperimentare la multietnicità quotidiana e l’ha fatto con uno spirito di tolleranza e apertura che ha dato un sacco di punti a tanta gente (soprattutto in queste zone).

Da quando mia nonna è scomparsa l’appartamento è rimasto vuoto. Le rare volte che passo da quelle parti mi fa uno strano effetto l’idea che non c’è più nessuno a legarmi a quel luogo. Anche se il mondo evocato dai miei ricordi è scomparso da molto tempo.

no, la catena no!

22 marzo 2008 (15:26) | varie ed eventuali | :: G. :: | 4 commenti

Quel disgraziato di Giovanni ha coinvolto Stoney in questa catena il quale, disgraziato a sua volta, ha ben pensato di ottemperare e passare la palla a me. Si tratta, mi viene detto, di rispondere a dieci domande di matrice marzulliana e di coinvolgere altri tre malcapitati blogger ancora immuni.

Premetto che in cose del genere sono una frana (generalmente dopo mezz’ora mi dissocio da quanto scritto) ma ho promesso che ci avrei provato.

Se fossi un film?
“Il dormiglione” di Woody Allen. Perché sono un dormiglione, perché ho un’auto tedesca, perché vorrei svegliarmi tra qualche secolo solo per il piacere di dare una sbirciata al mondo che sarà. Chissà se più o meno inconsciamente desidero anche essere un orgasmatic…

Se fossi un flacone spray?
Ma chi diamine può riuscire ad immedesimarsi in un flacone spray? Tutte le volte ti schiacciano la testa e tu vomiti fuori tutto fino allo sfinimento… e in più buchi l’ozono. Copio Stoney, una bomboletta nelle mani di un graffitaro che abbia testa e cuore. Se proprio devo vomitare fino allo sfinimento, che sia almeno arte.

Se fossi un organo?
Organo del corpo umano? Organo di un corpo alieno? Organo di stampa? Organo nel senso di strumento musicale? Organo meccanico di trasmissione del movimento?
>> Dati insufficienti per risposta significativa
Sorry. Definire il contesto di “organo”.

Se fossi una cosa prestata?
Vorrei la libertà di decidere se tornare o no dal proprietario originale… ma mi pare che con le cose prestate già succeda così.

Se fossi un elettrodomestico?
Ho appena finito di schiacciare e impastare patate lesse (per i gnocchi di domani). Chiamatemi Moulinex.

Se fossi un oggetto del tuo bagno?
Grama vita. Sarei coperto di polvere per la maggior parte del tempo…

Se fossi un recipiente o un portaoggetti?
Ad esempio un portapenne pieno di matite, pastelli, pastelli a cera, pennarelli, clip, gomme, elastici, eccetera, eccetera. O una disordinata cassetta di attrezzi. Qualcosa di poco organizzato, ma utile.

Se fossi parte dell’arredo urbano?
Un vecchio grande albero in un parco. Piccioni inclusi.

Se fossi un elemento naturale?
Legno.

Se fossi una droga?
Il “soma” descritto da Aldous Huxley nel “Mondo Nuovo”. Farei star bene tutti senza effetti collaterali sgradevoli.

A questo punto dovrei coinvolgere tre bloggers passando loro la palla. Ci sono volontari?

piccola gita familiare

28 dicembre 2007 (22:31) | luoghi | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Oggi piccola gita sul Bernina Express e sull’onda dei ricordi familiari.

È stato il mio regalo per mia madre, mio fratello e la nipotina (che ancora non aveva visto tanta neve tutta in una volta).

Dopo tanta cagnara festaiola fin troppo chiassosa, una giornata (lunga… sveglia alle 5 e mezza per arrivare in tempo a Tirano) tutta nostra.