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6 novembre 2009 (09:58) | a4ventures | :: G. :: | 6 commenti

Che dite, in cinque mesi di quotidiano avant-indré sulla A4 ci può stare un occasionale incontro ravvicinato del tipo sbagliato con un camion?

Niente di serio, la carrozzeria s’è ammaccata molto meno del mio orgoglio.

be careful what you wish for

14 settembre 2009 (16:29) | wikiverso | :: G. :: | 7 commenti

Ogni volta che leggo sulle varie mailing list wiki[p|m]ediane in giro per il mondo di contatti, collaborazioni, persino finanziamenti pubblici ai vari chapter nazionali di Wikimedia sparsi sul pianeta vorrei tanto che le istituzioni nazionali si interessassero di più a Wiki[p|m]edia.

Poi faccio mente locale sulle raccomandate di legali di parlamentari, europarlamentari, ministri, sindaci, personaggi assortiti che mi sono state recapitate durante il mio mandato da presidente e giungo alla conclusione che di attenzione ce ne dedicano più che a sufficienza. Senza ovviamente capire nulla né del mezzo, né di come funziona, né di come andrebbe usato.

Il culmine del parossismo è la causa per 20 milioni di euro di cui ci racconta Frieda, intentata nonostante – come scrive ToobyWikimedia Italia non c’entra niente con Wikipedia, si limita a promuovere il marchio e basta: è come se un giorno comprassi della Nutella avariata e invece di fare causa alla Ferrero facessi causa a Mediaset che ne ha trasmesso la pubblicità.

L’unico che pareva averci capito qualcosa è stato Fiorello Cortiana. Peccato che non sieda più parlamento.

Aggiornamento – un sacco di pareri:

Paul the Wine Guy qui, Ignis qui, Giacomo Dotta su Webnews, Leoman3000 qui e .mau..

Giacomo Dotta approfondisce ricollegandosi all’Internet Manifesto.

Si aggiungono anche Kiado, Punto Informatico, Tom’s Hardware, EdoM, Aubrey.

In diversi hanno ri-tumblrato PTWG, tra di loro The Hanged Man, Emmanuel Negro.

Alcuni stanno scrivendo ad Angelucci tramite il sito della Camera.

Ne parlano inoltre Mantellini, Civile.it, OneWeb2.0 Armando Leotta, Alessandro GilioliStefano Quintarelli, 0.2, Tiziano Caviglia, Nicola Mattina, Stefano Scardovi, Nick, SbisoloGiornalettismo, Aviatore sopra il mare, Zeus NewsVittorio Zambardino, Gigi CogoGiorgio Marandola, DracoSnowdog e LaPizia. E senz’altro ancora qualcuno che mi sono perso per strada (apologies).

Gianfranco interviene su en.wiki (anche nella talk di Jimbo).

dev’essere così

17 aprile 2009 (21:49) | lavoro, varie ed eventuali | :: G. :: | 6 commenti

Più ci penso e più me ne convinco: dev’esserci un filtro sul mio server di posta in uscita che ferma tutta la posta elettronica che contiene le parole “curriculum” o “vitæ” diretta a reti italiane.

Quando mando messaggi del genere a indirizzi svizzeri ottengo sempre una cortese risposta nell’arco di tre giorni lavorativi al massimo. Invece nessuno dei destinatari italiani risponde. 

Chissà, forse è la “æ” di “vitæ” che impalla tutto…

è quasi andata… (auguri!)

25 dicembre 2008 (18:31) | varie ed eventuali | :: G. :: | 5 commenti

Forza. Anche questo natale è passato e potete finalmente smettere di desiderare di diventare più buoni.
;)

Ed è vero che anche il capodanno è una convenzione, ma pare che in molti abbiamo bisogno della sensazione – ancorché effimera – di cambiare pagina, di vedere scattare tutti quegli zeri insieme sul contachilometri, di chiuderci alle spalle una porta per davvero o per finta.

E dato che, da bravi esseri umani, non riusciamo a guardare al mondo senza proiettarvi un po’ di ciò che abbiamo dentro, vi (e mi) auguro uno sguardo sul mondo nuovamente meravigliato, limpido e sereno.
Sperando che la cinica quotidianità in cui siamo immersi non ce lo rovini troppo presto.

Grazie a tutti.
A rileggerci, arrivederci.

bella gente

21 novembre 2008 (16:54) | luoghi, varie ed eventuali | :: G. :: | 2 commenti

Rientrando a casa stasera ho trovato appesa sul cancello una lettera aperta.
Una condòmina trasferitasi qui di recente si lamenta di aver trovato la carrozzeria dell’auto rigata profondamente da mano anonima.
La sua colpa pare essere stata l’aver parcheggiato l’auto in una delle poche piazzole scoperte comuni, soffiandola a qualcun altro che evidentemente vuole appropriarsene per usucapione.

Fa il paio con la lettera aperta di insulti tra condòmini che trovai appesa nei garage mesi fa rientrando a tarda notte e che -istintivamente, contravvenendo alla saggia usanza di farsi i cazzi propri- strappai dal muro, pensando che di merda all’epoca ne stava già girando abbastanza (tant’è che uno dei due litiganti finì con l’andarsene).

Trovo infine nella cassetta della posta un avviso dell’ammisitratore, che ricorda che cani e gatti devono essere tenuti al guinzaglio e che i proprietari devono farsi carico di rimuovere le loro deiezioni e assicurarsi che non disturbino gli altri condòmini.

Cari vicini, per le deiezioni sono d’accordo. Dove la gatta sporcherà, avvertitemi e sarò felice di pulire.
Per il disturbo, la cosa più semplice che dovete fare è farla scappare: a differenza di molti altri esseri umani i gatti sono animali intelligenti, imparano a stare alla larga dai guai.
Il guinzaglio ve lo potete scordare. 

E temo che prima o poi a qualcuno salterà di nuovo in mente di spargere esche avvelenate come è successo cinque anni fa, quando nell’arco di pochi giorni morirono tre gatti (tra cui il mio) e un cane.

mi ricordo

25 febbraio 2008 (01:55) | playlist, varie ed eventuali | :: G. :: | 9 commenti

Questo post è un esercizio ispirato dall’omonimo libro di Matteo B. Bianchi (Fernandel, 2004).

  • l’automobile a pedali, rossa, col numero 33
  • mia nonna che prepara il croccante con le nocciole che abbiamo raccolto nel bosco
  • del balcone di casa di B., al piano sotto il nostro
  • l’Automat di Praga, prima che venisse riconvertito in un McDonald’s e il McDonald’s di piazza Pontida, che oggi è una libreria
  • di una volta che tremavo, e il bicchiere che avevo in mano lo rendeva molto evidente
  • una lunga notte in treno tra Barcellona e Cadice, accampato nel corridoio del vagone
  • mio padre in strada sulla soglia di casa ad aspettarmi, quando rientro dopo le 22.30
  • i “mercoledì letterari” a casa di R., che finivano puntualmente a Risiko e panna cotta
  • di quando la 126 ha preso l’iniziativa ed è partita da sola lungo la discesa
  • del mio ciclomotore Ciao di seconda mano e di quando l’ho ridipinto di 5 colori (rosso, arancione, giallo, verde chiaro e verde scuro)
  • la motonave Atlantis: Siros – Paros – Mikonos – Tinos – Siros, e meno male che C. aveva portato i chewing-gum per il mal di mare
  • del lavoro temporaneo nel negozio di giocattoli sotto Natale
  • la prima e ultima cena dei coscritti a cui ho partecipato
  • del mare di Elafonissi
  • un viaggio in Fiat 500 lungo la costa dalmata fino a Dubrovnik, e ritorno
  • di T. che dopo aver sparecchiato getta le briciole nel prato urlando “uccello! uccello!” senza rendersi conto (non è italiana) del perché tutti quanti stiamo ridendo
  • la prima volta che ho ascoltato “New Gold Dream” dei Simple Minds
  • della pozza d’acqua calda di Landmannalaugar
  • tanta neve, che arrivava a ottobre con l’inizio della scuola e se ne andava a marzo
  • del concerto di Sakamoto all’Alcatraz e dell’esposizione di Laurie Anderson al PAC
  • il mucchio di sabbia in cortile, che tutti i gatti del vicinato usavano come toilette
  • A. e la sua macchina per scrivere in Braille
  • un flash di una notte di un lungo viaggio in una rumorosa Fiat 500 verso la Puglia
  • il mucchio di trucioli su cui pisciavo, con legittima incazzatura del nonno
  • di quando trovammo il cadavere del gatto
  • il Pinot Noir alsaziano e la tarte flambée
  • di quando andavamo a correre sui colli e di una memorabile grandinata sotto la quale riuscii per l’unica volta a fare tutta d’un fiato di corsa la salita di San Vigilio
  • del giorno in cui è nata mia nipote
  • la stufa di casa
  • di quanto faceva freddo in Alto Adige durante naja e della costellazione di Orione, visibile la sera, bella stampata nel cielo di fronte allo spaccio-pizzeria della caserma
  • di una notte mezzi sbronzi a guardare la cometa Yakutake da una roccia sopra il lago di Como
  • di una giornata a cavallo tra i boschi innevati sotto un cielo di una limpidezza mai vista
  • l’alluvione del ’72, e C. che mi canta “la canzone di Marinella” durante il nubifragio
  • il pullman delle 6.50 e il treno delle 7.55
  • di Sergej, che allora c’era e che oggi non c’è più
  • mio padre che entra alle 7.45 di ogni domenica mattina con l’aspirapolvere nella mia camera, urtando il letto (probabilmente di proposito)
  • della musica di “Blue Lines” che mi riaccompagnava a casa
  • un’adesivo del sole che ride, rosso su fondo giallo, contro l’apertura della miniera di uranio
  • la cunetta dalla cui sommità lasciavamo andare il passeggino con dentro P.
  • di molte belle serate passate a giocare a briscola chiamata mangiando, bevendo, ridendo e parlando
  • il mio primo raduno di Wikipediani, a novembre a Bolzano e la “torpedonata” a Viterbo
  • di quando ho conosciuto D., rivolgendogli la parola con assoluta disinvoltura, avendolo scambiato per un’altra persona che conoscevo già
  • mio fratello che fa l’inventario di tutte le cose che deve portarsi nel letto con sé prima di andare a dormire
  • di quando ho mostrato ad un ultracinquantenne statunitense come va usato il bidet
  • di una mattinata passata a fare sci di fondo senza alcun allenamento e della mattinata successiva: mi facevano male muscoli di cui fino ad allora ignoravo l’esistenza
  • una bottiglia di Martini bianco, confiscata ai miei alunni durante la gita a Strasburgo, dopo aver ripulito la camera di tre di loro che – era evidente – avevano bevuto abbastanza e la sera in cui ci scolammo quella bottiglia di Martini bianco giocando a Monopoli
  • di quando l’auto di G. ne affiancò un’altra – da quell’incontro nasceranno due famiglie
  • della Gasthof Bad Verdins
  • un’antenna rotonda per TV portatile usata come aureola da santo
  • una colossale sbronza durante un capodanno moscovita in cui il nastro della mia memoria presenta un buco di diverse ore, al termine del quale mi sveglio sotto le coperte del mio letto con un impacco freddo in fronte e tre ragazze che mi schiaffeggiano
  • i cubi con le lettere, le lettere magnetiche, il Lego e i chiodini
  • di una notte mezzi fumati a guardare il mare dalle colline sopra La Spezia
  • di quando ho aggiornato il mio curriculum l’ultima volta
  • le fragole dell’orto, che poi mio nonno strappò via, senza mai dirci perché
  • di aver fatto lo scout, e di essermi sempre sentito fuori squadra
  • il primo giorno in prima elementare, la mia maestra, il banco separato accanto alla lavagna
  • il giorno in cui misi piede per la prima volta in quella che sarebbe diventata casa mia
  • della prima volta che ho visto il mare dalle mura di Saint-Malo e della marea che saliva a vista d’occhio
  • la prima puntata di Goldrake in TV, vista a colori a casa di un compagno di scuola
  • la falegnameria di famiglia, che occupava tutto il primo piano
  • il negozio di scarpe, e quanto lo detestavo
  • la mia ex e il mio ex che si cacciano la lingua in bocca l’un l’altra
  • tanta neve, che prendevamo la slitta e si andava nei prati dietro la tribulina
  • il giorno in cui misi il piede nell’intercapedine tra il marciapiede ed il vagone della metropolitana
  • dell’unico esame che ho ripetuto tre volte prima di passarlo

quattro milioni (ma di yen)

10 dicembre 2007 (19:26) | notizie | :: G. :: | Lascia un tuo commento

Nel locale dove pranzo c’è una serie di televisori accesi e sintonizzati su una rete Mediaset che all’ora in cui mi ci trovo abitualmente manda un notiziario sportivo.

Oggi c’era un servizio di colore dedicato agli effetti collaterali di un incontro di calcio che il Milan disputerà in Giappone; il giornalista racconta quanto la quadra sia amata dal pubblico giapponese e ci racconta che finora sono stati venduti ogni giorno gadgets per quattro milioni di yen.

Non ricordando il cambio esatto dello yen mi aspetto che il giornalista completi l’informazione dicendo grossomodo a quanti euri la cifra corrisponde, e invece no, passa ad altro e il servizio si conclude poco dopo.
Eppure ricordo bene che nelle tabelle di conversione delle valute l’euro viene paragonato ad una base di cento yen, quindi vuol dire che almeno due dei sei zeri di quei quattro altisonanti milioni sono puramente cosmetici.

“Quattro milioni” è una bella cifra tonda, che con tutti i suoi zeri fa effetto e viene ricordata.
Dire che corrisponde a circa 24.000 euro [1] (cifra in ogni caso non disprezzabile a casa mia, ma probabilmente briciole per una società calcistica di serie A) avrebbe senz’altro rovinato l’effetto e dato una misura un pochino più realistica e tiepida dell’amore del pubblico nipponico verso la squadra di calcio dell’editore…

Brisbane – Sydney

5 novembre 2001 (01:01) | luoghi | :: G. :: | Lascia un tuo commento

05.XI.2001 14:30
Alle 9.30 io e M. arriviamo a Brisbane, finalmente. B. è abbronzatissima e fa un bel caldone.

Brisbane sembra una bella città, pulita, oggi assolata. Gli australiani sembrano abbastanza pronti alla battuta ed adottano un certa informalità che ancora non sa di ipocrisia. Ora la lotta è contro la differenza di fuso orario, non devo dormire fino a stasera!

Istigati da B., puntiamo qualche dollaro sulla 7a corsa della Melbourne Cup. 5 dollari vincente e 5 dollari piazzato ciascuno per Give The Slip, Prophet’s Kiss e Mr. Prudent.

06.XI.2001 09:30
HO SONNO ! È vero, è mattina, ma il mio corpo giustamente pensa che sia mezzanotte…

07.XI.2001 10:00
Macchina giapponese, guida inglese, cambio automatico. 600 chilometri a guidare “strano”, dal lato sbagliato.

Siamo a Yeppoon a fare colazione, poi ci imbarcheremo per la Great Keppel Island. Il jet-lag si va aggiustando, chissà che ridere il ritorno a casa.

Lungo la strada ci siamo fermati a mangiare proprio mentre la TV mandava la 7a corsa. Da brava strega qual è, B. ha azzeccato un piazzamento: Give The Slip, dopo aver dominato la maggior parte della corsa, si lascia superare e arriva secondo. 13:1. Vinciamo 65 dollari…

07.XI.2001 17:00
Great Keppel Island. Tropico del Capricorno, o giù di lì. Onde evitare le consuete scottature da abbuffata di spiaggia, mi sto facendo un tè. Il fatto che siano le 5 poi, rende tutto ciò molto British. Infatti il tè è con il latte.

Sui tavoli svolazzano pappagallini dalla livrea verde, arancione e blu, nel prato vedo un grosso lucertolone, credo sia un varano.

C’è un bel vento teso ed è incredibile pensare che è novembre. Ho chiamato casa, è buffo pensare che là è mattina e sta iniziando il giorno che qui volge al termine.

Gran bel posto.
Davvero.

09.XI.2001 19:30
Dingo, Queensland. Siamo passati da un posto da cartolina ad uno da telefilm. Anzi, da uno scenario alla “Charlie’s Angels” ad uno alla “Hazzard”. Siamo sistemati in un tipico motel da autostrada, probabilmente, a parte l’insegna della birra, anche in America sono così.

Dopo cena girovaghiamo per il paese nell’aria calda della sera, senza una meta. Cercando una birra finiamo al campo da tennis, dove vediamo una certa animazione. Ci viene attaccato un bottone enorme e passiamo la sera chiacchierando con le persone che si trovano lì. Presto la conversazione è monopolizzata da Bob, chiaramente affascinato da B.. Tiriamo mezzanotte. Pensavo di capire un po’ di inglese, ma tra l’accento del posto e la birra, devo ammettere di fare abbastanza fatica…

Arriva la pioggia. “Money in your hands”, dice Steve, allevatore. Pare che da queste parti la stessero aspettando da molto tempo.

11.XI.2001 06:30
Il Queensland si sveglia sotto la pioggia e noi con lui. Siamo sdraiati sui tavoli da picnic coperti di un autogrill, tentando di dormire un po’ dopo aver provato invano di farlo in macchina. Abbiamo lasciato ieri sera la Blackmore Highland e guidato tutta notte. Abbiamo fatto un piccolo percorso guidato, le cascate invece le abbiamo ciccate clamorosamente sbagliando sentiero e suscitando un misto di curiosità e ilarità in una famiglia australiana con cui ci siamo incrociati al parcheggio delle auto…

11.XI.2001 07:00
Sono davanti ad un caffè caldo, ne avevo bisogno, stordito dal poco sonno. M. e B. sono ancora sul tavolo.

È difficile dare corpo alle sensazioni, considerato anche quanto in fretta questi giorni sono scappati via. È vero che 15 giorni “lordi” in Australia non sono niente.

Credo che ci tornerò.

Ieri ho compiuto 35 anni. Tempus fugit. È ora di fare qualcosa della mia vita nell’unico settore che ho trascurato per tutti questi anni nella paura di non confrontarmi con la realtà delle cose.

Questo breve viaggio agli antipodi del pianeta sta diventando un breve viaggio agli antipodi di me stesso.

12.XI.2001 10:30
Rientrati a Brisbane, abbiamo preso il greyhound fino a Byron Bay. Il posto si chiama Belongil Beach ed è una bella struttura in legno vicinissima alla spiaggia. Finalmente il sole splende.

13.XI.2001 20:30
Passata la giornata in spiaggia, ci siamo imbarcati sul bus notturno per Sydney. Ora siamo a Sydney, dopo aver fatto due passi in centro. Il tempo è instabile.

Sydney è grande, pulita, moderna. Ma forse credo che preferirei vivere a Brisbane, dovessi scegliere tra le due.

Abbiamo davanti a noi gli ultimi tre giorni e pochi programmi. Spero che il tempo regga.

14.XI.2001 14:00
Stamattina ognuno è andato per la propria strada, nel senso che non ci siamo trovati, per quanto buffo possa sembrare. Non so quanta volontarietà ci fosse in ciò, ma ho girellato tranquillo per la città. Ho visitato il museo delle galere di Hyde Park. Come in 150 anni gli australiani hanno gestito, o tentato di gestire, i problemi comuni ad ogni società umana: crimine, follia, immigrazione, giustizia. Ancora una volta “memorie e passi d’altri ch’io calpesto”.

Sono su una panchina dalle parti di King’s Cross, definito su una guida “quartiere depravato”. Una sequenza di porno booths e casinò. Se questo è l’”adult world”, come recita un’insegna, allora credo di avere ancora sei anni.

Da qualche parte, agli antipodi.

15.XI.2001 11:00
Dopo colazione. Watching the wildlife. Sydney Central. Città cosmopolita, ma dove sono gli aborigeni ?

I visi orientali qui sono la maggioranza. B. mi ha attaccato un po’ di ingiustificata diffidenza verso di loro. È vero che è solo un pregiudizio, ma dietro il nostro osservare un volto e vederlo amichevole o ostile si agitano meccaniche inconsce che chissà fin dove affondano le loro radici nel tempo e negli spazi.

Quante volte un bel sorriso, un bel paio di occhi, sa disarmarti ?

Forse Sydney è un esempio della città che verrà. Inglese come lingua franca, collante di culture che si sfiorano entrando in contatto solo nel dialetto del mondiale consumo planetario globale. Ieri pizzerie e scritte in greco, oggi insegne coreane, cinesi, thai.